La Caduta dell'Uomo

Abbiamo tutti una mente originale che ci spinge a rifiutare il male e cercare il bene. Tuttavia, anche senza esserne consapevoli, siamo indotti da forze malvagie a rinunciare alla bontà desiderata dalla nostra mente originale per compiere cattive azioni che, nel profondo del cuore, non vogliamo fare. Finché saremo esposti a queste forze malvagie, la storia del peccato continuerà ad affliggere l’umanità.

Nel Cristianesimo, il signore di queste forze malvagie è conosciuto come Satana. Non siamo stati mai in grado di debellare le forze di Satana perché non abbiamo compreso l’identità di Satana, né come questi sia venuto ad esistere. Per estirpare totalmente il male, e così mettere fine alla storia del peccato e inaugurare una nuova era di bontà, dobbiamo prima svelare la motivazione e l’origine di Satana e riconoscere la distruzione che ha causato nella vita dell’uomo. La spiegazione della Caduta dell’uomo chiarirà questi temi.

Sezione 1 – La Radice del Peccato

Nessuno ha mai conosciuto la radice del peccato, che agisce in profondità nell’uomo e lo porta sulla strada del male. Basandosi sulla Bibbia, i Cristiani hanno una vaga credenza, secondo cui la radice del peccato fu l’atto di Adamo ed Eva, che mangiarono il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Alcuni Cristiani credono che il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male sia il frutto di un albero reale, mentre altri, considerando che ampie parti della Bibbia si esprimono in linguaggio metaforico, credono che si tratti d’un simbolo. Esaminiamo quindi il racconto biblico della Caduta dell’uomo per arrivare a una spiegazione completa.

1.1 L’Albero della Vita e l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male

Adamo ed Eva caddero quando mangiarono il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Molti Cristiani finora hanno pensato che si tratti del frutto d’un albero reale. Ma è mai possibile che Dio, l’amorevole Genitore dell’umanità, faccia apparire così attraente un frutto capace di causare la Caduta (Gn. 3:6) e lo metta così facilmente alla portata dei Suoi figli? D’altra parte, Gesù disse:

Non è quel che entra nella bocca che contamina l’uomo; ma quel che esce dalla bocca, ecco quel che contamina l’uomo – Mt. 15:11

Come può allora un alimento corrompere chi lo mangia?

L’umanità è afflitta dal peccato originale, ereditato dai primi antenati. Ma può qualcosa che si mangia causare un peccato che si trasmette ai posteri? L’eredità si trasmette soltanto tramite la discendenza. La temporanea malattia che può derivare dall’aver mangiato un cibo nocivo non può perpetuarsi attraverso il lungo corso della discendenza.

Alcuni credono che Dio creò il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, e comandò ad Adamo ed Eva di non mangiarne, per mettere alla prova la loro obbedienza. Potremmo chiederci se il Dio d’amore sottoporrebbe l’uomo – così spietatamente – a una prova suscettibile di causarne la morte. Adamo ed Eva mangiarono il frutto anche se sapevano, perché Dio li aveva avvertiti, che sarebbero morti nel momento che l’avessero mangiato. Adamo ed Eva non mancavano di cibo. Non avrebbero rischiato la vita, disobbedendo a Dio, solo per soddisfare la loro ghiottoneria. Perciò, possiamo dedurre che il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, invece che un normale frutto, era qualcosa di così straordinariamente stimolante, che neanche la paura della morte dissuase Adamo ed Eva dal coglierlo.

Se il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non era un frutto materiale, doveva simboleggiare qualcos’altro. Perché dovremmo caparbiamente aderire a un’interpretazione letterale del frutto, quando così ampie parti della Bibbia fa uso di simboli e metafore? Sarà meglio evitare un atteggiamento di fede così ristretto e antiquato.

Per sapere cosa rappresenta il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, analizziamo prima l’albero della vita, che si trovava nel Giardino di Eden, accanto all’albero della conoscenza del bene e del male (Gn. 2:9). Comprendendo il significato dell’albero della vita, potremo poi anche cogliere il significato dell’albero della conoscenza del bene e del male.

1.1.1 L’Albero della Vita

Secondo la Bibbia, la speranza dell’uomo caduto è quella di raggiungere

l’albero della vita:

La speranza differita fa languire il cuore, ma il desiderio adempiuto è un albero di vita – Pr. 13:12

Così, gli Israeliti dell’Era dell’Antico Testamento guardavano all’albero della vita come la loro speranza. Allo stesso modo, la speranza di tutti i Cristiani dal tempo di Gesù fino ad oggi è stata quella di avvicinarsi e avere parte all’albero della vita:

Beati coloro che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte nella città – Ap. 22:14

Dal momento che l’ultima speranza dell’umanità è l’albero della vita, possiamo capire che quell’albero era anche la speranza di Adamo ed Eva.

È scritto che quando Adamo cadde, Dio bloccò la strada all’albero della vita, ponendovi a guardia un cherubino dalla spada fiammeggiante (Gn. 3:24). Da questo possiamo anche dedurre che l’albero della vita era la speranza di Adamo prima della Caduta. Adamo fu cacciato dal Giardino di Eden senza aver realizzato la sua speranza, l’albero della vita. E da allora in poi, per l’uomo caduto, quell’albero è rimasto una speranza irrealizzata.

Qual era la speranza di Adamo durante il periodo in cui era immaturo e cresceva verso la perfezione? Adamo sperava di diventare un uomo capace di realizzare l’ideale di creazione di Dio, crescendo fino alla perfezione, senza cadere. L’albero della vita, in effetti, è il simbolo di un uomo che ha pienamente realizzato l’ideale di creazione. Adamo perfetto doveva essere quest’uomo ideale, e perciò l’albero della vita è il simbolo di Adamo perfetto.

Se Adamo, invece di cadere, avesse raggiunto l’albero della vita, anche i suoi discendenti avrebbero tutti realizzato l’albero della vita, e avrebbero costruito il Regno dei Cieli in terra. Ma Adamo cadde, e Dio bloccò la strada per l’albero col cherubino dalla spada fiammeggiante. D’allora in poi, nonostante tutti gli sforzi dell’uomo caduto, tesi a restaurare l’ideale di creazione, l’albero della vita è rimasto un sogno irraggiungibile. Oppresso dal peccato originale, l’uomo caduto non può completare l’ideale di creazione e diventare l’albero della vita con le sue sole forze. Per realizzare quell’ideale, deve venire sulla terra un uomo che, dopo aver completato l’ideale di creazione, deve unire a sé e innestare di sé tutta l’umanità, come albero della vita (Rm. 11:17)[1]. Gesù fu quell’uomo. L’albero della vita atteso dai fedeli dell’Era dell’Antico Testamento (Pr. 13:12) non era altri che Gesù.

Da quando Dio bloccò la strada all’albero della vita, ponendovi a guardia un cherubino dalla spada fiammeggiante, non è stato più possibile avvicinarsi all’albero senza prima aprire la strada. Il giorno di Pentecoste, lingue di fuoco discesero sui santi, ed essi furono ripieni dello Spirito Santo (At. 2:3-4). Quest’avvenimento segnò l’apertura della strada, e la rimozione della spada fiammeggiante, che apparve sotto forma di lingue di fuoco, prima della discesa dello Spirito Santo. Fu aperta così la strada, attraverso la quale tutti gli uomini, possono accostarsi a Gesù, l’albero della vita, ed essere innestati di lui.

Tuttavia, i Cristiani sono innestati di Gesù solo spiritualmente. Per questo motivo, anche i figli dei Cristiani più devoti ereditano il peccato, che deve essere ancora redento. Neanche i santi di più grande fede hanno potuto liberarsi dal peccato originale ed evitare di trasmetterlo ai loro figli.[2] Per questo motivo, Cristo deve tornare sulla terra come albero della vita e, innestando ancora una volta di sé tutti gli uomini, redimerli dal peccato originale. Così, i Cristiani aspettano impazientemente l’albero della vita che, nel libro dell’Apocalisse, simboleggia Cristo al Secondo Avvento (Ap. 22:14).

Lo scopo della provvidenza di salvezza di Dio è quello di restaurare il mancato raggiungimento dell’albero della vita nel Giardino di Eden, realizzando l’albero della vita descritto nel libro dell’Apocalisse. A causa della Caduta, Adamo non poté completare l’ideale del primo albero della vita (Gn. 2:9) e perciò Gesù, “l’ultimo Adamo” (1 Cor. 15:45), deve ritornare negli Ultimi Giorni come albero della vita, per completare la salvezza degli uomini caduti.

1.1.2 L’Albero della Conoscenza del Bene e del Male

Dio non voleva che Adamo fosse solo, perciò creò Eva come sua moglie. Nel Giardino di Eden, così come c’era un albero che simboleggiava l’uomo perfetto, doveva essercene un altro che rappresentava la donna che ha pienamente realizzato l’ideale di creazione.

L’albero della conoscenza del bene e del male, che stava accanto all’albero della vita (Gn. 2:9), rappresentava la donna che, realizzando il suo scopo di bontà, sarebbe divenuta la donna ideale, Eva perfetta.

La Bibbia si riferisce a Gesù usando le metafore della vite (Gv. 15:5) e del ramo (Is. 11:1; Ger. 23:5). Analogamente, per darci un’indicazione sul segreto della Caduta dell’uomo, Dio ha utilizzato il simbolismo dei due alberi, che rappresentavano Adamo ed Eva perfetti.

1.2 L’Identità del Serpente

Nella Bibbia leggiamo che un serpente indusse Eva a commettere peccato (Gn. 3:4-5). Cosa simboleggia il serpente? Analizziamo la vera identità del serpente, basandoci sul racconto del libro di Genesi.

Il serpente descritto nella Bibbia era in grado di conversare con l’uomo, che è un essere spirituale, e causarne la caduta. Inoltre, il serpente sapeva che Dio aveva severamente proibito agli esseri umani di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Si tratta di prove evidenti che il serpente simboleggiava un essere spirituale.

È scritto:

E il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra e con lui furon gettati gli angeli suoi – Ap. 12:9

L’antico serpente è proprio quello che tentò Eva nel Giardino di Eden. Avendo vissuto in cielo, prima d’essere gettato giù, il Diavolo o Satana era un essere spirituale. In effetti, dal tempo della Caduta dell’uomo in poi, Satana ha continuamente indirizzato il cuore degli uomini verso il male.

Poiché Satana è un essere spirituale, tale dev’essere anche il serpente che ne è il simbolo. Questi elementi di prova, tratti dalla Bibbia, confermano che il serpente che tentò Eva non era un animale ma invece simboleggiava un essere spirituale.

Viene da domandarsi se l’essere spirituale simboleggiato dal serpente sia esistito prima della creazione dell’universo o sia stato creato come parte di esso. Se quest’essere fosse esistito prima della creazione, e avesse avuto uno scopo contrario a quello di Dio, il conflitto tra bene e male nell’universo sarebbe inevitabile e perpetuo e la provvidenza di restaurazione di Dio sarebbe inutile. Inoltre, il monoteismo, che afferma che tutto l’universo è stato creato da un unico Dio, sarebbe infondato. Dobbiamo quindi concludere che l’essere spirituale rappresentato dal serpente fu creato originalmente con uno scopo buono, ma più tardi cadde e divenne Satana.

Che tipo di essere spirituale creato da Dio avrebbe potuto conversare con l’uomo, conoscere la volontà di Dio e vivere in cielo? Che tipo di essere, anche dopo essere caduto e divenuto malvagio, avrebbe potuto trascendere tempo e spazio e dominare l’anima dell’uomo? Non ci sono esseri dotati di queste caratteristiche al di fuori degli angeli. Possiamo concludere che il serpente, che tentò l’uomo e peccò, era un angelo, come ci conferma il versetto:

Perché se Dio non risparmiò gli angeli che aveano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi – 2 Pt. 2:4

Il serpente ha la lingua biforcuta: è qualcuno che, con una stessa lingua, esprime concetti contraddittori e, con uno stesso cuore, conduce una doppia vita. Il serpente si attorciglia intorno alla sua preda prima di divorarla: è la metafora di qualcuno che approfitta degli altri per il proprio tornaconto. Per questi motivi, la Bibbia paragona l’angelo che tentò l’uomo a un serpente.

1.3 La Caduta dell’Angelo e la Caduta dell’Uomo

Come abbiamo chiarito, il serpente che portò l’uomo a cadere era un angelo che, quando peccò e cadde, divenne Satana. Esaminiamo ora che tipo di peccato l’angelo e l’uomo commisero.

1.3.1 Il Crimine dell’Angelo

E che Egli ha serbato in catene eterne, nelle tenebre, per il giudicio del gran giorno, gli angeli che non serbarono la loro dignità primiera, ma lasciarono la loro propria dimora. Nello stesso modo Sodoma e Gomorra e le città circonvicine, essendosi abbandonate alla fornicazione nella stessa maniera di costoro ed essendo andate dietro a vizi contro natura, sono poste come un esempio, portando la pena d’un fuoco eterno – Giuda 6-7

Da questo passo possiamo dedurre che l’angelo cadde a causa di un’indebita relazione sessuale.

La fornicazione è un peccato che non si può commettere da soli. Con chi, nel Giardino di Eden, l’angelo commise il suo atto sessuale illecito? Per svelare questo mistero, esaminiamo che tipo di peccato commise l’uomo.

1.3.2 Il Crimine dell’Uomo

Leggiamo che Adamo ed Eva, prima di cadere, erano entrambi nudi e non provavano vergogna (Gn. 2:25). Dopo la Caduta, invece, si vergognarono della loro nudità e fecero delle vesti di foglie di fico per coprirsi le parti basse (Gn. 3:7). Se il loro crimine fosse consistito nel mangiare un frutto reale, cresciuto su un albero chiamato albero della conoscenza del bene e del male, avrebbero certamente coperto le mani o la bocca. È nella natura dell’uomo celare i propri difetti. Così, l’atto di coprire le parti basse dimostrò che quelle parti, e non la bocca, erano la fonte della loro vergogna. In Giobbe 31:33 è scritto: “se, come fan gli uomini, ho coperto i miei falli celando nel petto la mia iniquità”. Adamo, dopo la Caduta, nascose le parti basse, ad indicare che lì stava il suo difetto. Gli organi sessuali di Adamo ed Eva furono la fonte della loro vergogna perché erano stati gli strumenti del loro atto peccaminoso.

Nella situazione precedente alla Caduta, qual è l’atto che l’uomo sarebbe stato disposto a compiere anche mettendo a repentaglio la propria vita? Nient’altro che l’atto d’amore. Lo scopo di creazione di Dio, descritto nella benedizione “moltiplicate e riempite la terra” (Gn. 1:28), può essere realizzato solo attraverso l’amore. Di conseguenza, dal punto di vista dello scopo di creazione di Dio, l’amore doveva essere l’azione più preziosa e sacra, ma, poiché proprio l’atto sessuale fu la causa della Caduta, le persone lo considerano spesso con vergogna se non addirittura con disprezzo. In conclusione, l’uomo cadde attraverso la consumazione d’un rapporto sessuale illecito.

1.3.3 L’Indebito Atto Sessuale tra l’Angelo e l’Uomo

Fin qui abbiamo spiegato che un angelo sedusse gli esseri umani e li fece cadere, e l’amore sessuale illecito fu la causa della Caduta sia dell’angelo che dell’uomo. Nell’intero universo, l’uomo e l’angelo sono gli unici esseri spirituali, capaci di avere relazioni d’amore. Possiamo dedurne che l’indebita relazione sessuale deve aver coinvolto l’angelo e l’uomo.

Gesù disse:

Voi siete progenie del diavolo, ch’è vostro padre, e fate i desideri del padre vostro – Gv. 8:44

Poiché il Diavolo s’identifica con Satana (Ap. 12:9), possiamo affermare che gli uomini sono discendenti di Satana, il “serpente antico” che tentò l’uomo. In che modo l’umanità divenne la discendenza dell’angelo caduto, Satana? Ci fu un’indebita relazione sessuale tra l’angelo e i primi antenati. Tutta l’umanità appartiene alla discendenza di Satana come frutto di quella relazione. San Paolo riconobbe come gli uomini caduti provengano dalla discendenza di Satana e non da quella di Dio, scrivendo:

Anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, anche noi stessi gemiamo in noi medesimi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo – Rm. 8:23

Giovanni Battista vituperò il popolo chiamandolo “razza di vipere” (Mt. 3:7), cioè figli di Satana. Gesù disse agli Scribi e ai Farisei:

Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna? – Mt. 23:33

Questi versi affermano che noi siamo figli di un’indebita relazione sessuale, che coinvolse l’angelo e i nostri primi antenati. Questa, in effetti, è l’essenza della Caduta dell’uomo.

1.4 Il Frutto dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male

Abbiamo mostrato poco fa che l’albero della conoscenza del bene e del male simboleggiava Eva. Cos’era allora il frutto di quest’albero? L’amore di Eva. Come un albero si moltiplica attraverso i frutti, così Eva avrebbe dovuto generare buoni figli, attraverso il Vero Amore, ma, al contrario, generò figli cattivi, attraverso l’amore satanico. Eva, che era stata creata in uno stadio acerbo, avrebbe dovuto raggiungere la completa maturità solo dopo aver attraversato un periodo di crescita. Così, c’era la possibilità che il suo amore portasse buon frutto o cattivo frutto. Questo è il motivo per cui l’amore di Eva è simboleggiato dal frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, ed Eva è simboleggiata da quell’albero.

Cosa significò mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male? Quando mangiamo qualcosa, ne facciamo parte di noi stessi. Eva doveva mangiare il frutto della bontà, consumando l’amore centrato su Dio; avrebbe così ricevuto l’essenza della divinità e moltiplicato una discendenza di bene. Al contrario, Eva mangiò il frutto del male, consumando l’amore centrato su Satana, e così ricevette l’essenza della sua natura malvagia e iniziò la discendenza di male, dalla quale ebbe origine la nostra società di peccato. Di conseguenza, il fatto che Eva mangiò il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male vuol dire che consumò una relazione d’amore satanico con l’angelo, col quale strinse un legame di sangue.

Dio maledisse l’angelo caduto, dicendo:

Camminerai sul tuo ventre, e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita – Gn. 3:14

L’espressione “camminerai sul tuo ventre” significa che l’angelo sarebbe divenuto un essere miserabile, incapace di condursi appropriatamente o di realizzare la sua funzione originale, e “mangerai polvere” vuol dire che, da quando è stato gettato giù dal cielo (Is. 14:12; Ap. 12:9), l’angelo non ha più ricevuto elementi di vita da Dio ed ha dovuto invece nutrirsi degli elementi di male racimolati nel mondo del peccato.

1.5 La Radice del Peccato

Da questa spiegazione della Bibbia abbiamo appreso che la radice del peccato non sta nella circostanza che i primi antenati mangiarono un frutto, quanto invece nel fatto che ebbero un’indebita relazione sessuale con un angelo (simboleggiato da un serpente) e di conseguenza moltiplicarono la cattiva discendenza di Satana invece della buona discendenza di Dio.

Numerose prove ci confermano che la radice del peccato dell’uomo proviene dall’immoralità nella sfera sessuale. Il peccato originale si è perpetuato da una generazione all’altra attraverso la linea genealogica, perché la radice del peccato si è consolidata in una relazione sessuale, che ha stabilito un legame di sangue. Inoltre le religioni, nel sottolineare la necessità di emendare il peccato, considerano la fornicazione un peccato cardinale e, nel contrastarla, insegnano le virtù della purezza e dell’astinenza sessuale, dimostrandoci così che la radice del peccato sta nei desideri lussuriosi. Gli Israeliti praticarono come condizione di santificazione il rito della circoncisione, e si qualificarono come popolo scelto di Dio versando il sangue, perché la radice del peccato consiste proprio nell’aver ricevuto il sangue malvagio, di cui siamo permeati, attraverso un atto impuro.

La promiscuità sessuale è una causa fondamentale della rovina di tanti eroi e patrioti, come pure d’intere nazioni. La radice del peccato – il desiderio sessuale illecito – è costantemente attiva anche nell’anima nelle persone migliori, molte volte senza neppure una loro diretta consapevolezza. Potremmo essere capaci di sradicare ogni altro male, stabilendo codici morali attraverso la religione, mettendo in atto rigorosi programmi educativi, e riformando i sistemi socioeconomici che producono il crimine, ma senza riuscire a debellare la piaga della promiscuità sessuale, che si è estesa proprio dove il progresso della civiltà ha reso le abitudini di vita più comode e indolenti. Perciò, la speranza d’un mondo ideale sarà un sogno vuoto, finché la radice di tutti i mali non sarà stata strappata all’origine. Cristo al Secondo Avvento dovrà riuscire a risolvere questo problema una volta per tutte.

Sezione 2 – La Motivazione e il Processo della Caduta

L’uomo fu motivato a cadere dall’angelo, simboleggiato, come abbiamo visto, dal serpente che tentò Eva. Perciò, prima di discutere della motivazione e del processo della Caduta, dobbiamo prima conoscere meglio l’angelo.

2.1 Gli Angeli, la loro Missione e la loro Relazione con l’Uomo

Come ogni altro essere, anche gli angeli furono creati da Dio. Dio li creò proprio all’inizio. Nel racconto biblico della creazione del cielo e della terra, troviamo che Dio disse:

Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza – Gn. 1:26

Dio non parlava al plurale, come hanno interpretato molti teologi, perché si riferiva a sé stesso come la Santa Trinità, ma invece perché parlava agli angeli, che aveva creato prima degli uomini.

Dio creò gli angeli perché fossero suoi servitori, e lo assistessero nel creare e amministrare l’universo. Nella Bibbia troviamo molti esempi di angeli che lavorano per la Volontà di Dio. Gli angeli portarono ad Abramo l’importante messaggio della benedizione di Dio (Gn. 18:10); un angelo annunciò il concepimento di Cristo (Mt. 1:20; Lc. 1:31); un angelo liberò Pietro dalle catene e lo condusse fuori della prigione, fino in città (At. 12:7-10); l’angelo che accompagnava Giovanni nel libro dell’Apocalisse si definì “un servo” (Ap. 22:9), e, nell’epistola agli Ebrei, gli angeli sono descritti come “spiriti ministratori” (Eb. 1:14). La Bibbia spesso raffigura gli angeli che rendono onore e lode a Dio (Ap. 5:11-12, 7:11-12).

Esaminiamo la relazione tra gli uomini e gli angeli dal punto di vista del Principio di Creazione. Poiché Dio ci creò come Suoi figli e ci diede il dominio su tutta la creazione (Gn. 1:28), noi dovremmo governare anche gli angeli. È scritto nella Bibbia che noi abbiamo l’autorità di giudicare gli angeli (1 Cor. 6:3). Molti di coloro che comunicano col mondo spirituale hanno veduto schiere di angeli accompagnare i santi in Paradiso. Queste osservazioni evidenziano il fatto che gli angeli hanno la missione di servire l’uomo.

2.2 La Caduta Spirituale e la Caduta Fisica

Dio creò l’uomo con le due componenti di spirito e fisico, e anche la Caduta dell’uomo si compì nelle due dimensioni spirituale e fisica. Quella consistita nella relazione sessuale tra l’angelo ed Eva fu la caduta spirituale, mentre l’altra, consistita nella relazione sessuale tra Eva e Adamo, fu la caduta fisica.

Come si può consumare un atto d’amore appassionato tra un angelo e un essere umano? Tutte le emozioni e le sensazioni del rapporto tra una persona e uno spirito sono esattamente le stesse che si provano nel contatto tra due persone terrene. L’unione sessuale tra un angelo e una persona è sicuramente possibile.

Possiamo comprendere questo punto più chiaramente considerando le prove seguenti. Si sono constatati casi di relazioni coniugali tra persone terrene e spiriti. La Bibbia racconta di un angelo che lottò con Giacobbe e gli slogò un’anca (Gn. 32:25). Tre angeli visitarono la famiglia di Abramo e consumarono un pasto a base di vitello, latte e burro (Gn. 18:8). Inoltre, due angeli visitarono la casa di Lot e mangiarono il pane azzimo che fu loro servito; quando la gente della città li vide, fu presa da desideri lussuriosi e si radunò intorno alla casa di Lot, gridando:

Dove sono quegli uomini che son venuti da te stanotte? Menaceli fuori, affinché noi li conosciamo – Gn. 19:5

2.2.3 La Caduta Spirituale

Dio creò il mondo angelico e investì Lucifero (Is. 14:12) della posizione di arcangelo. Lucifero era il canale dell’amore di Dio per il mondo angelico, proprio come Abramo era il canale della benedizione di Dio per gli Israeliti. In quella posizione, Lucifero praticamente monopolizzava l’amore di Dio. Tuttavia, dopo aver creato gli esseri umani come Suoi figli, Dio li amò molto di più di quanto non avesse mai amato Lucifero, creato come Suo servitore. In realtà, l’amore di Dio per Lucifero non era cambiato: era lo stesso sia prima che dopo la creazione dell’uomo.

Ma Lucifero, quando vide che Dio amava Adamo ed Eva più di lui, ebbe la sensazione di ricevere da Dio meno amore. È una situazione simile a quella descritta nella parabola biblica dei lavoratori della vigna (Mt. 20:1-15). Gli operai che avevano lavorato fin dalla mattina, pur ricevendo il giusto salario, sentirono di essere trattati ingiustamente quando videro che gli altri, che erano arrivati più tardi e avevano lavorato di meno, ottennero la stessa retribuzione. Lucifero, pensando che stava ricevendo meno di quanto meritasse, volle prendere nella società umana la stessa posizione centrale, come canale dell’amore di Dio, di cui aveva goduto nel mondo angelico. Per questo motivo sedusse Eva, e questa fu la motivazione della caduta spirituale.

Nell’universo, ogni cosa è creata per essere governata da Dio attraverso l’amore. Così, l’amore è la fonte della vita, la chiave della felicità e l’essenza dell’ideale, cui tutti gli esseri aspirano. Chi riceve più amore, appare agli altri più bello. Quando l’angelo, creato come servitore, guardò Eva, è ovvio che la figlia di Dio gli apparve bellissima. Inoltre, quando vide che lei rispondeva alla sua tentazione, Lucifero sentì che lo stimolo dell’amore di Eva era deliziosamente allettante e, a quel punto, la sedusse, deciso a possederla a qualsiasi costo. Lucifero, che lasciò la sua posizione spinto dall’eccessivo desiderio, ed Eva, che volle aprirsi gli occhi e diventare come Dio (Gn. 3:5-6) senza aspettare il momento opportuno, formarono una base comune e iniziarono un’azione di dare e ricevere. La forza dell’amore al di fuori del Principio, generata dal loro dare e ricevere, li condusse a consumare un’indebita relazione sessuale a livello spirituale.

Tutti gli esseri sono creati sulla base di un comune principio: attraverso l’unione in amore, avviene uno scambio di elementi. Di conseguenza Eva, unendosi in amore a Lucifero, ricevette da lui determinati elementi. Primo, ricevette un senso di panico, generato dal rimorso della sua coscienza, per il crimine di aver violato lo scopo della creazione. Secondo, Eva ricevette da Lucifero il senno, e poté discernere che il suo coniuge, originalmente, avrebbe dovuto essere Adamo e non l’angelo. Eva era nella posizione di ricevere il senno dall’arcangelo perché era immatura e non aveva un’esperienza ampia come Lucifero, che era già in uno stadio di maturità angelica.

2.2.2 La Caduta Fisica

Adamo ed Eva perfetti dovevano diventare marito e moglie per l’eternità nell’amore di Dio. Ma Eva si unì con Adamo in un rapporto coniugale dopo aver stabilito in età prematura un’indebita relazione con l’arcangelo. Così, anche Adamo cadde in età prematura, e la loro intempestiva relazione di marito e moglie, fondata sull’amore satanico, costituì la caduta fisica.

Come abbiamo già detto, attraverso la caduta spirituale con l’arcangelo Eva ricevette un senso di panico, generato dal rimorso della sua coscienza, e il senno che il suo coniuge non doveva essere l’arcangelo ma Adamo. Perciò, Eva sedusse Adamo con la speranza che, unendosi a colui che era destinato ad essere suo marito, si sarebbe liberata dal panico e sarebbe ritornata a Dio. Questa fu la motivazione che portò Eva alla caduta fisica.

Dopo essersi unita a Lucifero nell’indebita relazione sessuale, Eva si trovò nella posizione dell’arcangelo nei confronti di Adamo, e quest’ultimo, che ancora riceveva l’amore di Dio, le apparve molto attraente. Vedendolo come la sua unica speranza di ritornare a Dio, Eva lo tentò nello stesso modo in cui era lei stata tentata dall’arcangelo. Adamo rispose alla tentazione di Eva e formò con lei una base comune. Insieme iniziarono un’azione di dare e ricevere, e la forza dell’amore al di fuori del Principio, generata da quella relazione, indusse Adamo a lasciare la sua posizione originale, ed a consumare con Eva un’indebita relazione fisica d’amore sessuale.

Unendosi a Eva, Adamo ereditò tutti gli elementi che lei aveva ricevuto dall’arcangelo, e tutte le generazioni successive, senza interruzione, hanno a loro volta ereditato gli stessi elementi. Cosa sarebbe successo se Adamo avesse raggiunto la perfezione senza cedere alla tentazione di Eva caduta? La provvidenza per restaurare Eva sarebbe stata relativamente semplice perché, nonostante la caduta della donna, Adamo sarebbe rimasto integro come suo soggetto perfetto. Disgraziatamente, anche Adamo cadde, e l’umanità si moltiplicò nel peccato, perpetuando la discendenza di Satana fino ad oggi.

Sezione 3 – La Forza dell’Amore, la Forza del Principio e il Comandamento di Dio

3.1 Le Forze dell’Amore e del Principio nella Caduta dell’Uomo

L’uomo è stato creato tramite il Principio, per vivere secondo le sue leggi. Perciò, è impossibile che la forza immanente nel Principio possa indurre l’uomo a deviare dal Principio stesso e cadere. Un treno non può deragliare dal suo binario a meno che, a parte un guasto alla locomotiva o un difetto del binario, non intervenga una sollecitazione esterna, più forte dell’abbrivo del treno, che entri in urto con esso e lo spinga in un’altra direzione. Analogamente, la forza immanente nel Principio guida la crescita dell’uomo nella giusta direzione, purché questi non venga colpito – e fatto inesorabilmente cadere – da una forza più grande, proveniente da una direzione diversa e con uno scopo contrario al Principio stesso. L’unica forza più grande di quella del Principio è quella dell’amore. Perciò, c’è la possibilità che, quando l’uomo è ancora nello stadio dell’immaturità, la forza dell’amore al di fuori del Principio lo induca a cadere.

Perché la forza dell’amore è più grande di quella del Principio, e perché Dio l’ha fatta tale, rendendo possibile che la forza dell’amore deviato condizioni un uomo immaturo e lo faccia cadere?

Secondo il Principio di Creazione, l’amore di Dio è il soggetto di tutte le relazioni d’amore, che fluiscono nella base delle quattro posizioni stabilita quando ciascuno dei partecipanti ha completato lo scopo dei tre oggetti attraverso l’amore reciproco e dinamico. Senza l’amore di Dio, non possiamo stabilire la vera base delle quattro posizioni né realizzare lo scopo per cui siamo stati creati. L’amore è davvero l’origine e la fonte della nostra vita e della nostra felicità.

Dio ha creato l’uomo sulla base del Principio, ma ci governa attraverso l’amore. Di conseguenza, perché l’amore possa realizzare il suo ruolo, la sua forza dev’essere più grande di quella del Principio. Se non fosse così, Dio non potrebbe governarci attraverso l’amore, perché cercheremmo più il Principio che l’amore di Dio. Per questo motivo, Gesù si sforzò di educare i suoi discepoli con la verità, ma li salvò col suo amore.

3.2 Perché Dio Stabilì il Comandamento come Oggetto di Fede

Perché Dio educò alla fede Adamo ed Eva, dando loro il comandamento “Non mangiate del frutto”? Nel loro periodo d’immaturità, Adamo ed Eva non potevano essere direttamente governati dall’amore di Dio. Poiché la forza dell’amore è più grande di quella del Principio, Dio previde la possibilità che Adamo ed Eva potessero, formando una base comune con l’arcangelo, soccombere al potere dell’amore deviato, al di fuori del Principio, e cadere. Per prevenire ciò, Dio diede ad Adamo ed Eva il Comandamento, che proibiva loro di avere quel genere di relazioni con l’arcangelo. Se Adamo ed Eva si fossero attenuti al Comandamento di Dio, formando una base comune con Dio e stabilendo un dare e ricevere con Dio e nessun altro, l’amore al di fuori del Principio proposto dall’arcangelo, per quanto potente, non li avrebbe coinvolti né li avrebbe fatti cadere. Tragicamente, Adamo ed Eva non obbedirono al Comandamento, ma formarono invece una base comune con l’arcangelo e stabilirono un dare e ricevere con lui: così, la forza dell’amore illecito li spinse fuori dal binario.

Non fu solo per prevenire la Caduta che Dio diede all’uomo immaturo il Comandamento. Dio voleva anche che l’uomo ottenesse il dominio sulla creazione – compresi gli angeli – ereditando la Sua natura creativa. Per ereditare la posizione di creatore, l’uomo doveva perfezionare il suo carattere, attraverso la fede nella Parola, come sua parte di responsabilità.[3]

Dio non diede il Comandamento all’arcangelo, ma solo all’uomo. Dio intendeva esaltare la dignità, che era riservata all’uomo nel Principio di Creazione e che lo qualificava a stabilirsi come figlio di Dio e governare anche gli angeli.

3.3 Il Periodo durante il quale il Comandamento era necessario

Il comandamento di Dio di non mangiare il frutto doveva essere osservato in eterno? La seconda benedizione di Dio doveva realizzarsi, quando Adamo ed Eva fossero entrati nel dominio diretto dell’amore di Dio e si fossero uniti come veri marito e moglie, per procreare figli ed educarli nell’amore di Dio (Gn. 1:28). In questo senso, il Principio stesso vuole che l’uomo mangi del frutto, dopo che abbia raggiunto la piena maturità di carattere.

La forza dell’amore è più grande di quella del Principio. Se Adamo ed Eva avessero raggiunto la perfezione, fossero diventati marito e moglie divini e avessero sperimentato il governo diretto di Dio tramite il potere assoluto del Suo amore, anche il loro amore coniugale sarebbe diventato assoluto. Nessuna persona, nessun potere nell’universo avrebbe mai potuto spezzare quel legame d’amore. A quel punto, Adamo ed Eva non sarebbero mai caduti. In nessun modo l’amore dell’arcangelo, che è inferiore all’uomo, avrebbe potuto infiltrare l’amore coniugale di Adamo ed Eva, una volta che questo fosse fermamente radicato in Dio. Di conseguenza, il comandamento di Dio “Non mangiate del frutto” doveva essere osservato da Adamo ed Eva solo nel tempo della loro immaturità.

Sezione 4 – Le Conseguenze della Caduta dell’Uomo

Quali furono le conseguenze della caduta spirituale e fisica di Adamo ed Eva per l’intero universo, compresa l’umanità e gli angeli? Discutiamo alcune delle conseguenze più serie.

4.1 Satana e l’Umanità Caduta

Satana è il nome dato all’arcangelo Lucifero dopo la Caduta. I primi antenati, cadendo, stabilirono legami di sangue con Lucifero e formarono una base delle quattro posizioni assoggettata a Satana, così che tutti gli uomini divennero figli di Satana. Questo è il motivo per cui Gesù disse alla gente “voi siete progenie del diavolo”, e li chiamò “razza di vipere” (Gv. 8:44; Mt. 12:34, 23:33; cfr. Mt. 3:7).

Non solo la creazione, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, anche noi stessi gemiamo in noi medesimi, aspettando l’adozione – Rm. 8:23

Dalle parole di San Paolo comprendiamo che nessuno appartiene alla discendenza di Dio. Al contrario, a causa della Caduta dei primi antenati, gli uomini appartengono alla discendenza di Satana.

Se Adamo ed Eva avessero raggiunto la piena maturità e costruito una base delle quattro posizioni centrata su Dio, il mondo della sovranità di Dio sarebbe stato stabilito in quel tempo. Invece, Adamo ed Eva caddero, quando ancora erano immaturi, e formarono una base delle quattro posizioni centrata su Satana. Di conseguenza, questo mondo è finito sotto la sovranità di Satana e perciò la Bibbia chiama Satana “il principe di questo mondo” e “l’iddio di questo secolo” (Gv. 12:31; 2 Cor. 4:4).

Una volta giunto a dominare l’uomo, che era destinato ad essere il signore della creazione, Satana ottenne anche il dominio su tutto l’universo. Perciò, è scritto:

La creazione con brama intensa aspetta la manifestazione dei figliuoli di Dio … sappiamo che fino ad ora tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio – Rm. 8:19-22

Questi versi descrivono l’agonia della creazione, sottoposta al dominio di Satana, che attende l’apparizione dell’uomo non caduto, che ha perfezionato la sua natura originale, e anela al giorno in cui quest’ultimo, dopo aver debellato Satana, la governerà con l’amore.

4.2 L’Attività di Satana nella Società Umana

Satana accusa continuamente tutti gli uomini davanti a Dio, come accusò Giobbe, per trascinarli nell’inferno (Giobbe 1:9-11). Tuttavia, Satana non può perpetrare le sue attività malvagie, senza prima aver trovato un oggetto con cui formare una base comune e stabilire un’azione di dare e ricevere. Gli oggetti di

Satana sono gli spiriti malvagi nel mondo spirituale, gli oggetti di questi ultimi sono gli spiriti delle persone malvagie che vivono sulla terra, e i veicoli attraverso cui questi spiriti malvagi agiscono sono i rispettivi corpi fisici. Così, il potere di Satana si trasmette attraverso gli spiriti malvagi e si manifesta nelle azioni degli uomini terreni. Ad esempio, Satana entrò in Giuda Iscariota (Lc. 22:3), e Gesù una volta chiamò Pietro “Satana” (Mt. 16:23). Nella Bibbia, gli spiriti degli uomini terreni malvagi sono chiamati “angeli” del diavolo (Mt. 25:41).

Il Regno dei Cieli in terra[4] è un mondo restaurato in cui Satana non può più istigare alcuna azione. Per realizzare questo mondo, è necessario che tutta l’umanità elimini la sua base comune con Satana, restauri la base comune con Dio e stabilisca un’azione di dare e ricevere con Lui. La profezia che negli Ultimi Giorni Dio confinerà Satana in un pozzo senza fondo (Ap. 20:1-3) sta a significare che Satana sarà completamente incapace di qualsiasi attività, perché non avrà più nessuna controparte con cui avere rapporto. Per eliminare la nostra base comune con Satana ed essere in grado di giudicarlo (1 Cor. 6:3), dobbiamo comprendere l’identità e il crimine di Satana e accusarlo davanti a Dio.

Tuttavia, Dio ha dato agli uomini e agli angeli la libertà e, perciò, non può restaurarli con la forza. Spontaneamente motivato, l’uomo dovrà ottenere la sottomissione volontaria di Satana, osservando la parola di Dio e realizzando la propria responsabilità. Solo in questo modo potremo essere restaurati all’ideale originale, voluto da Dio all’atto della creazione. Poiché Dio conduce la Sua provvidenza sulla base di questo principio, la storia della provvidenza di restaurazione si è ripetutamente prolungata.[5]

4.3 Bene e Male considerati dal Punto di Vista dello Scopo

Avendo già definito bene e male,[6] esaminiamo ancora la natura del bene e del male dal punto di vista dello scopo. Amandosi come Dio voleva e formando una base delle quattro posizioni centrata su Dio, Adamo ed Eva avrebbero stabilito un mondo di bene. Al contrario, amandosi con uno scopo contrario alle intenzioni di Dio e formando una base delle quattro posizioni centrata su Satana, finirono per formare un mondo di male. Ciò dimostra che, anche se gli elementi o i comportamenti buoni o cattivi possono avere la stessa forma, la loro vera natura si riconosce dai frutti. Bene e male producono i loro frutti secondo gli scopi divergenti che rispettivamente perseguono.

Troviamo molti casi in cui un aspetto della natura umana generalmente considerato cattivo è, in realtà, buono, se il suo scopo è diretto a compiere la Volontà di Dio. Prendiamo l’esempio del desiderio. Il desiderio, che spesso le persone considerano peccaminoso, è in effetti un dono di Dio. La gioia è lo scopo della creazione, e la gioia può essere ottenuta solo quando il desiderio è appagato. Se non avessimo desiderio, non potremmo mai provare gioia. Se non avessimo desiderio, non avremmo alcuna aspirazione a ricevere l’amore di Dio, a vivere, a compiere buone azioni, a migliorare noi stessi. Senza desiderio, perciò, non si può realizzare lo scopo di creazione di Dio né completare la provvidenza di salvezza. Una società umana ordinata, armoniosa e fiorente sarebbe impossibile.

I desideri, che fanno parte della natura dataci da Dio, sono buoni quando portano frutto per lo scopo della Volontà di Dio, mentre sono cattivi quando portano frutto per lo scopo della volontà di Satana. Su questa base, possiamo capire come anche questo mondo malvagio sarà restaurato al bene e diventerà il Regno dei Cieli in terra, se cambierà direzione e scopo, seguendo la guida di Cristo.[7] Così, la provvidenza di restaurazione può essere intesa come il processo per cambiare la direzione di questo mondo caduto dal suo attuale scopo satanico allo scopo di costruire il Regno dei Cieli, l’ideale di creazione di Dio.

Qualsiasi standard di bontà stabilito durante il corso della provvidenza di restaurazione non è assoluto, ma relativo. In ogni particolare periodo storico, l’obbediente osservanza delle dottrine sostenute dalle autorità prevalenti è considerata bene, mentre le azioni ad esse contrarie sono considerate male. Ma il cambiamento delle ere introduce nuove autorità e nuove dottrine, con nuovi obiettivi e nuovi standard di bene e male. Per i seguaci delle varie tradizioni religiose o scuole di pensiero, osservare i precetti delle rispettive dottrine o filosofie è bene, mentre opporvisi è male. Ma ogni volta che una dottrina o filosofia subisce un cambiamento, il suo standard di bene e male cambia, per assecondare i suoi nuovi obiettivi. Analogamente, quando una persona si converte a un’altra religione o scuola di pensiero, naturalmente le sue mete e il suo standard di bene e male cambiano in conseguenza.

I conflitti e le rivoluzioni affliggono costantemente la società, fondamentalmente perché gli standard di bene e male cambiano continuamente e gli uomini cercano di realizzare scopi tra loro divergenti. Tuttavia, attraverso il ciclo infinito delle guerre e delle rivoluzioni, succedutesi nella storia, gli uomini hanno cercato il bene assoluto desiderato dalla mente originale. Nella società caduta, le guerre e le rivoluzioni continueranno inevitabilmente, perché gli uomini tenderanno verso questa meta assoluta, fino alla realizzazione finale del mondo del bene. Lo standard del bene rimarrà relativo soltanto finché durerà il corso della restaurazione.

Quando la sovranità di Satana sarà bandita dalla terra, allora Dio, l’Essere eterno e assoluto che trascende il tempo e lo spazio, stabilirà la Sua sovranità e la Sua verità. In quel giorno, la verità di Dio sarà assoluta, e così sia lo scopo che essa serve, sia lo standard di bene che essa stabilisce, saranno anch’essi assoluti. Questa verità cosmica e onnicomprensiva sarà saldamente stabilita da Cristo al Secondo Avvento.

4.4 Le Azioni degli Spiriti Buoni e degli Spiriti Malvagi

Usiamo il termine spiriti buoni per riferirci genericamente a Dio, agli spiriti dal lato di Dio e agli angeli buoni, mentre il termine generale per Satana e gli spiriti dalla sua parte è spiriti malvagi. Le opere degli spiriti buoni e di quelli malvagi, così come avviene in generale per le azioni buone e cattive, appaiono simili all’inizio ma perseguono scopi contrapposti.

Con l’andar del tempo, l’opera degli spiriti buoni accresce nella persona il senso di pace e giustizia e ne migliora anche la salute. L’opera degli spiriti malvagi, al contrario, porta gradualmente esasperazione, ansietà, paura ed egoismo e causa il deterioramento della salute. Per chi non conosce il Principio può essere difficile discernere l’attività degli spiriti ma, alla fine, spesso tardivamente, la natura degli spiriti è riconoscibile dai frutti che portano. Poiché l’uomo caduto sta nella posizione di mezzo tra Dio e Satana e mantiene relazioni con entrambi, l’opera di uno spirito buono può essere accompagnata dalla sottile influenza di uno malvagio. In altri casi, fenomeni che iniziano come risultato dell’azione di spiriti malvagi possono, col passare del tempo, fondersi col lavoro degli spiriti buoni. Così, chi non capisce il Principio ha molta difficoltà a riconoscere gli spiriti. È un peccato che molte autorità religiose condannino, per ignoranza, l’opera degli spiriti buoni, considerandoli alla stessa stregua di quelli malvagi, e si pongano inavvedutamente, in questo modo, contro la Volontà di Dio. Nella nostra era, i fenomeni spirituali sono sempre più diffusi. I ministri religiosi non possono, se non sono in grado di distinguere correttamente l’opera degli spiriti buoni da quella degli spiriti malvagi, istruire e guidare adeguatamente coloro che hanno esperienze di fenomeni spirituali.

4.5 Il Peccato

Il peccato è la violazione della legge celeste, che una persona commette quando forma una base comune con Satana, stabilendo così una condizione per un’azione di dare e ricevere con lui. Il peccato può essere classificato in quattro tipi. Il primo è il peccato originale, che fu prodotto dalla caduta spirituale e fisica dei primi antenati. Il peccato originale è insinuato nella nostra discendenza ed è la radice di tutti i peccati. Il secondo è il peccato ereditario. Esso proviene in eredità dagli antenati, in conseguenza del legame che si ha con loro attraverso la discendenza. Nei Dieci Comandamenti è scritto che i peccati dei genitori saranno scontati dai loro discendenti (Es. 20:5).

Il terzo è il peccato collettivo, del quale un uomo è responsabile come membro di un gruppo, anche se non l’ha commesso personalmente né l’ha ereditato dai suoi antenati. Un esempio di questo tipo di peccato è la crocefissione di Gesù. Anche se soltanto i sommi sacerdoti e alcuni scribi compirono materialmente le attività dirette a mandare Gesù sulla croce, tutti gli Ebrei e l’umanità nel suo complesso hanno dovuto farsi carico di quel peccato. Come conseguenza, gli Ebrei sono andati incontro ad aspre sofferenze, e l’intera umanità ha dovuto attraversare un corso di tribolazioni, fino al Secondo Avvento di Cristo. Il quarto è il peccato individuale, che viene commesso dal singolo individuo.

Si può pensare al peccato originale come la radice di tutti i peccati, al peccato ereditario come il tronco, al peccato collettivo come i rami, e al peccato individuale come le foglie. Tutti derivano dal peccato originale, che è la loro radice. Senza estirpare il peccato originale, non c’è modo di sradicare completamente gli altri peccati. Tuttavia, nessun uomo è in grado di strappare la radice del peccato, nascosta in profondità nell’antichità dei tempi. Solo Cristo, che viene come la radice e il Vero Genitore dell’umanità, può afferrarla e svellerla.

4.6 Le Caratteristiche Primarie della Natura Caduta

Eva ereditò dall’arcangelo, quando questi la legò a sé in un vincolo di sangue attraverso la relazione sessuale, tutte le propensioni connesse alla sua ribellione a Dio. Adamo a sua volta acquisì le stesse inclinazioni quando Eva, assumendo il ruolo che era stato dell’arcangelo, lo legò a sé in un vincolo di sangue attraverso la relazione sessuale. Queste propensioni sono diventate la causa principale delle inclinazioni cadute della gente, e costituiscono le caratteristiche primarie della nostra natura caduta.

La motivazione fondamentale che generò le caratteristiche primarie della natura caduta sta nell’invidia, che l’arcangelo provò verso Adamo, l’oggetto dell’amore di Dio. Come possono sentimenti quali l’invidia e la gelosia albergare in un arcangelo, creato da Dio per uno scopo di bene? L’arcangelo era dotato, come parte della sua natura originale, di desiderio e intelligenza. Con la sua intelligenza, poteva discernere che l’amore di Dio per l’uomo era più grande di quello riservato a lui. Per il suo desiderio, aveva un’aspirazione naturale a ricevere da Dio più amore. Il desiderio del cuore stimolava spontaneamente nell’arcangelo l’invidia e la gelosia, che sono sottoprodotti inevitabili della natura originale, come l’ombra proiettata da un oggetto illuminato.

Va comunque detto che l’uomo, dopo aver raggiunto la perfezione, non potrà mai essere indotto a cadere a causa dell’invidia. L’uomo sarà profondamente consapevole che la momentanea gratificazione, procurata dall’ottenimento dell’oggetto del desiderio, non vale l’agonia dell’autodistruzione che ne seguirebbe e, così, non farà mai errori del genere. Il mondo che ha realizzato lo scopo della creazione è una società costruita su interrelazioni organiche che ricordano la struttura del corpo umano. La società, riconoscendo il danno che la rovina di un singolo individuo causerebbe a tutta la collettività, impedirebbe ai suoi singoli membri di autodistruggersi. Nel mondo ideale, i desideri invidiosi, originati accidentalmente dalla natura originale, sarebbero incanalati ad accelerare il progresso dell’umanità e non porterebbero mai le persone a cadere.

Le caratteristiche primarie della natura caduta possono a grandi linee essere divise in quattro tipi. La prima consiste nel prendere un punto di vista diverso da quello di Dio. La causa principale della caduta dell’arcangelo fu la sua incapacità di amare Adamo con lo stesso cuore e dalla stessa prospettiva di Dio; al contrario, l’arcangelo provò gelosia per Adamo e fu così portato a tentare Eva. Abbiamo un esempio di questa caratteristica della natura caduta quando un cortigiano sente gelosia per il favorito del re, invece di rispettarlo sinceramente come la persona che il re ama.

La seconda caratteristica primaria è lasciare la propria giusta posizione. Cercando di avere da Dio più amore, Lucifero desiderò conseguire nel mondo degli uomini la stessa posizione d’amore che aveva nel mondo angelico. Questo desiderio impossibile lo portò a lasciare la sua posizione e cadere. Il desiderio illecito induce l’uomo a oltrepassare il limite di ciò che è giusto e sopravvalutare sé stesso, a causa di questa caratteristica della natura caduta.

La terza caratteristica primaria è rovesciare il dominio. L’angelo, che avrebbe dovuto essere dominato dagli esseri umani, dominò invece Eva. Quest’ultima, a sua volta, avrebbe dovuto essere dominata da Adamo, che al contrario lei dominò. La violazione del giusto ordine ha dato frutti amari. La società umana è rovinata da persone che lasciano la loro giusta posizione e rovesciano l’ordine del dominio. Il ripetersi di queste situazioni ha la sua radice in questa caratteristica della natura caduta.

La quarta caratteristica primaria è moltiplicare la condotta illecita. Adamo sarebbe rimasto integro, se Eva, dopo essere caduta, non avesse reiterato il suo peccato seducendolo. La restaurazione della sola donna sarebbe stata relativamente semplice. Invece, Eva trasmise il suo peccato ad Adamo, inducendolo a cadere. La propensione delle persone malvagie a coinvolgere gli altri in una rete di crimini sempre più intricata proviene da questa caratteristica della natura caduta.

Sezione 5 – La Libertà e la Caduta dell’Uomo

5.1 Il Significato di Libertà dal Punto di Vista del Principio

Cos’è la vera libertà? Alla luce del Principio, emergono tre caratteristiche della libertà. Primo, non c’è libertà al di fuori del Principio. La libertà non si esaurisce nella libera volizione, ma richiede anche azioni libere, indirizzate secondo tale volizione. L’una e le altre stanno in un rapporto di natura interiore e forma esteriore e, dalla loro armonia, si ottiene la libertà perfetta. Perciò, non possono esserci azioni libere senza libera volontà, né la volontà può essere completamente libera, senza azioni libere che l’accompagnino. Queste ultime sono generate dalla libera volontà, che a sua volta è un’espressione della mente. La mente di un uomo originale, senza peccato, non può operare in contrasto con la Parola di Dio, cioè il Principio, e perciò non può mai esprimere la sua libera volizione o produrre azioni libere al di fuori del Principio. Senza alcun dubbio, la libertà di un vero uomo non devia mai dal Principio.

Secondo, non c’è libertà senza responsabilità. L’uomo, creato secondo il Principio, può raggiungere la perfezione solo realizzando la propria responsabilità, basata sulla libera volontà.[8] Di conseguenza, l’uomo che persegue lo scopo della creazione, sollecitato dalla sua libera volizione, s’impegna incessantemente a compiere la sua parte di responsabilità.

Terzo, non c’è libertà senza realizzazioni. Nell’esercitare la sua libertà e compiere la sua responsabilità, l’uomo cerca di realizzare i risultati che completano lo scopo della creazione e recano gioia a Dio. La libera volontà persegue incessantemente risultati concreti attraverso azioni libere.

5.2 La Libertà e la Caduta dell’Uomo

Riassumendo, la libertà non può esistere al di fuori del Principio. La libertà, accompagnata dalla responsabilità stabilita dal Principio, persegue realizzazioni che recano gioia a Dio. Le azioni libere generate dalla libera volontà portano soltanto risultati positivi, e perciò non può essere stata la libertà a causare la Caduta dell’uomo. È scritto:

Dov’è lo Spirito del Signore, quivi è libertà – 2 Cor. 3:17

Questa è la libertà della mente originale. Attenendosi al Comandamento di Dio, Adamo ed Eva avrebbero dovuto obbedire all’avvertimento di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, seguendo la loro libera volontà e senza alcun intervento da parte di Dio. Sicuramente, la libertà della mente originale, che era intrinsecamente responsabile e cercava il bene, li sollecitava a osservare il Comandamento. Quando Eva fu sul punto di allontanarsi dal Principio, la libertà della sua mente originale suscitò in lei un senso di paura e divieto, nel tentativo di trattenerla dal cadere. Dalla Caduta in poi, la libertà della mente originale ha lavorato per riportare le persone a Dio. Non è possibile che la libertà, operando in questo modo, abbia portato l’uomo a cadere. Al contrario, la Caduta dell’uomo fu causata dalla forza dell’amore al di fuori del Principio, che sopraffece la libertà della mente originale.

In realtà, con la Caduta l’uomo ha perso la libertà. Tuttavia, anche l’uomo caduto conserva intatto il seme della natura originale, che cerca la libertà, e questo dà a Dio la possibilità di condurre la provvidenza di restaurazione. Col progredire della storia, le persone hanno anelato alla libertà sempre più ardentemente, anche a costo della vita. Ciò dimostra che ci troviamo nel processo di restaurazione della libertà, perduta tanto tempo fa a causa di Satana. La nostra ricerca della libertà ha lo scopo di agevolare il completamento della responsabilità dataci da Dio, che è essenziale per la realizzazione del nostro scopo di creazione.

5.3 La Libertà, la Caduta e la Restaurazione

Gli esseri umani erano liberi di avere contatti con gli angeli, creati per servirli. Tuttavia, quando fu tentata dall’angelo, Eva era ancora immatura e perciò rimase confusa emotivamente ed intellettualmente. Anche se la libertà della mente originale suscitava in lei un senso di divieto, Eva passò il limite e cadde, perché la forza dell’amore tra lei e l’angelo era più forte. Per quanto liberamente si potesse comportare con l’angelo, Eva doveva mantenere una fede incrollabile nel Comandamento di Dio e non rispondere alla tentazione dell’angelo: così, non si sarebbe generato il potere dell’amore al di fuori del Principio ed Eva non sarebbe caduta. Perciò, anche se la libertà permise a Eva di avere contatti con l’angelo e arrivare al limite della Caduta, a spingerla oltre quel limite non fu la libertà ma la forza dell’amore al di fuori del Principio.

Dal momento che era stata creata per intrattenersi liberamente con gli angeli, Eva si comportò con Lucifero in modo naturale, ma poi, formando una base comune e stabilendo un’azione di dare e ricevere, generò insieme a lui la forza dell’amore al di fuori del Principio, che li portò a cadere. L’uomo caduto può anche, per converso, rivolgersi liberamente a Dio e seguire le parole di verità, formando una base comune e stabilendo un’azione di dare e ricevere con Lui: in questo modo, la forza dell’amore secondo il Principio può risvegliare la sua natura originale. In effetti, la libertà della mente originale vuole sviluppare completamente la natura originale. Perciò, gli uomini di ogni epoca hanno disperatamente anelato alla libertà.

A causa della Caduta, l’uomo è diventato ignorante di Dio e del Suo Cuore. Quest’ignoranza ha sopraffatto la volontà dell’uomo, rendendolo incapace di lottare per gli scopi che possono dare gioia a Dio. Ricevendo da Dio “spirito e verità” (Gv. 4:23), vale a dire conoscenza interiore ed esteriore, sulla base del merito dell’era della provvidenza di restaurazione, il cuore dell’uomo caduto, che aspira alla libertà della mente originale, è gradualmente rinato. Parallelamente a questo sviluppo, impegnandosi maggiormente a vivere secondo la Volontà di Dio, l’uomo caduto ha restaurato anche il suo cuore verso Dio.

Inoltre, col crescere dell’anelito alla libertà, le persone vogliono un ambiente sociale adatto a realizzarla. Ogni volta che le condizioni sociali di un’era non hanno soddisfatto i desideri degli uomini amanti della libertà, sono scoppiate inevitabilmente le rivoluzioni, come, ad esempio, quella francese nel diciottesimo secolo. Le rivoluzioni continueranno finché non sarà completamente restaurata la vera libertà.

Sezione 6 – Il Motivo per cui Dio Non Intervenne nella Caduta dei Primi Antenati

Dio, che è onnisciente e onnipotente, deve aver notato il comportamento sbagliato dei primi antenati, che stavano per cadere, e sicuramente avrebbe potuto impedire loro di continuare su quella strada. Perché, allora, Dio non intervenne per impedire la Caduta? Questo è uno dei più importanti misteri irrisolti della storia. Possiamo enunciare i seguenti tre motivi per i quali Dio non interferì nella Caduta dell’uomo.

6.1 Per Mantenere l’Assolutezza e la Perfezione del Principio di Creazione

Secondo il Principio di Creazione, Dio creò l’uomo a Sua immagine, con il carattere e il potere di creatore, con l’intendimento che governasse tutte le cose, così come Egli avrebbe governato l’umanità. Tuttavia, per ereditare la natura creativa di Dio, l’uomo doveva crescere fino alla perfezione, completando la sua parte di responsabilità. Com’è stato già spiegato, il periodo di crescita è la dimensione del dominio indiretto di Dio, ovvero del dominio basato sulle realizzazioni tramite il Principio. Finché l’uomo si trova in questa dimensione, Dio non lo governa direttamente, perché vuole consentirgli di completare la propria parte di responsabilità. Dio governerà l’uomo direttamente soltanto dopo che questi avrà raggiunto la sua maturità.

Se Dio intervenisse nelle azioni dell’uomo durante il periodo di crescita, sarebbe come se ignorasse la parte di responsabilità dell’uomo. In tal caso, Dio tradirebbe il Suo stesso Principio di Creazione, secondo il quale Egli intende dare all’uomo la Sua natura creativa e innalzarlo alla posizione di signore della creazione. Ignorando il Principio, Dio ne comprometterebbe l’assolutezza e la perfezione. Poiché Dio è il Creatore assoluto e perfetto, anche il Suo Principio di Creazione dev’essere assoluto e perfetto. Conclusivamente, Dio non intervenne nei comportamenti che portarono l’uomo a cadere, per preservare l’assolutezza e la perfezione del Principio di Creazione.

6.2 Perché solo Dio sia il Creatore

Dio governa soltanto esseri conformi al Principio, creati da Lui, e dirige solo il corso di avvenimenti conformi al Principio. Dio non regola alcuna entità al di fuori del Principio, come l’inferno, né interferisce nei comportamenti al di fuori del Principio, come quelli criminali. Se Dio dovesse influire sul corso di tali entità o comportamenti, questi avrebbero il valore di creazioni di Dio e sarebbero riconosciuti conformi al Principio.

Così, se fosse intervenuto nella Caduta dei primi antenati, Dio avrebbe attribuito al loro comportamento il valore di Sua creazione e l’avrebbe riconosciuto conforme al Principio. Facendo ciò, Dio avrebbe in effetti creato un nuovo principio, in cui quegli atti nefasti sarebbero stati riconosciuti come legittimi. Poiché in realtà era stato Satana a manipolare la situazione per giungere a questo risultato, Satana stesso avrebbe creato un altro, nuovo principio, ponendosi così come creatore di tutti i frutti della Caduta. Perciò, Dio non intervenne nella Caduta dell’uomo per rimanere l’unico Creatore.

6.3 Per fare dell’Uomo il Signore della Creazione

Dio creò l’uomo e lo benedisse col dominio su ogni creatura (Gn. 1:28). L’uomo non può dominare tutta la creazione se sta sullo stesso piano di questa, e perciò deve ottenere certe qualifiche, per conquistare la posizione di governo, attribuitagli da Dio.

Dio è qualificato a governare l’uomo perché è il suo Creatore. Analogamente, per essere qualificato a governare tutte le cose, anche l’uomo deve possedere il carattere e il potere di creatore. Per dargli questa capacità creativa e renderlo degno di governare tutte le creature, Dio volle che l’uomo si perfezionasse, realizzando la propria parte di responsabilità, fino a completare il suo periodo di crescita. L’uomo può conseguire la qualifica di governare l’universo solo perfezionando sé stesso secondo il Principio. Se Dio dovesse dominare direttamente e controllare la vita dell’uomo, mentre questi è ancora nello stadio dell’immaturità, attribuirebbe in effetti l’autorità di governo a chi non è qualificato a governare, ovvero, in altre parole, attribuirebbe l’autorità a chi ancora non ha completato la propria responsabilità né ereditato la Sua creatività. Se facesse ciò, Dio contraddirebbe il Suo Principio, perché considererebbe matura una persona che non lo è. Dio, l’Autore del Principio, ignorerebbe il Suo stesso Principio di Creazione, che stabilisce le condizioni per cui l’uomo può ereditare la natura del Creatore e governare la creazione. Di conseguenza, per non togliere all’uomo la benedizione di diventare signore della creazione, Dio non poté intervenire nelle azioni di Adamo ed Eva, che erano ancora immaturi, e dovette rimanere trepido spettatore della loro tragica caduta.


[1] Come la Bibbia paragona la relazione tra Gesù e i credenti a quella tra la vite e i suoi tralci (Gv. 15:4-5) e raffigura Gesù come l’albero della vita, il significato esoterico dell’ulivo in Rm. 11:17 è Gesù.

[2] cfr. Il Messia: il Suo Avvento e lo Scopo della Sua Seconda Venuta 1

[3] cfr. Il Principio di Creazione 5.2.2

[4] cfr. L’Escatologia e la Storia Umana 2

[5] cfr. Predestinazione 2

[6] cfr. Il Principio di Creazione 4.3.2

[7] cfr. L’Escatologia e la Storia Umana 2.2

[8] cfr. Il Principio di Creazione 5.2.2

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