Il Messia: Il suo Avvento e lo scopo della sua Seconda venuta

La parola Messia significa nella lingua ebraica l’unto e si riferisce a un re. Il popolo scelto d’Israele credeva nella Parola di Dio, rivelata dai profeti, e quindi credeva nella promessa che Dio avrebbe mandato un re e salvatore. Questa era la loro aspettativa messianica. Dio mandò il Messia nella persona di Gesù Cristo. Cristo è la parola greca corrispondente a Messia.

Il Messia viene a realizzare lo scopo del lavoro di salvezza di Dio. L’uomo ha bisogno della salvezza a causa della Caduta. Perciò, prima di poter comprendere il significato della salvezza, dobbiamo chiarire il problema della Caduta. Inoltre, poiché la Caduta impedì il compimento dello scopo di creazione di Dio, prima di poter chiarire il significato della Caduta, dobbiamo comprendere lo scopo della creazione.

Lo scopo di creazione di Dio doveva compiersi con la realizzazione del Regno dei Cieli in terra. Tuttavia, a causa della Caduta, abbiamo costruito, al posto del Regno di Dio, l’inferno in terra. Dalla Caduta dell’uomo in poi, Dio ha ripetutamente condotto la Sua provvidenza per restaurare il Regno. La storia umana, che è la storia della provvidenza di restaurazione, ha come suo scopo precipuo la realizzazione del Regno dei Cieli in terra.[1]

Sezione 1 – La Salvezza Tramite la Croce

1.1 Lo Scopo della Venuta di Gesù come Messia

Gesù venne come Messia per portare la salvezza completa dell’umanità, e realizzare la meta della provvidenza di restaurazione, stabilendo il Regno dei Cieli. Possiamo desumerlo dall’insegnamento di Gesù stesso ai suoi discepoli:

Voi dunque siate perfetti, com’è perfetto il Padre vostro celeste – Mt. 5:48

Secondo il Principio di Creazione, un uomo che ha realizzato lo scopo della creazione non commette peccato, perché è completamente in armonia con Dio ed ha una natura divina. Dal punto di vista dello scopo della creazione, un tale uomo è perfetto come il Padre Celeste. Gesù diede ai suoi discepoli questo insegnamento, con la speranza che potessero essere restaurati al livello di uomini che hanno realizzato lo scopo della creazione e divenire cittadini del Regno. Inoltre, Gesù insegnò a pregare che la Volontà di Dio si compia in terra come in cielo, perché era venuto a trasformare gli uomini caduti in cittadini del Regno di Dio e costruire il Regno in terra. Gesù inoltre raccomandò:

Ravvedetevi, perché il regno de’ cieli è vicino – Mt. 4:17

Per lo stesso motivo, anche Giovani Battista, che era venuto a preparare la via del Signore, annunciò l’imminente arrivo del Regno (Mt. 3:2).

A cosa assomiglieranno gli uomini, una volta che saranno restaurati al livello di aver realizzato lo scopo della creazione e diventeranno perfetti come il Padre Celeste? Quegli uomini saranno in piena sintonia con Dio e sperimenteranno il Suo Cuore dentro di loro; avranno una natura divina e vivranno con Dio, inseparabili da Lui. Inoltre, non avranno il peccato originale, e perciò non avranno necessità della redenzione o del salvatore, né di pregare ardentemente o praticare la fede, come invece deve fare l’uomo caduto che cerca Dio. Infine, i figli che nasceranno da genitori privi del peccato originale saranno naturalmente buoni e senza peccato e, anche loro, non avranno bisogno di un salvatore per la redenzione dei peccati.

1.2 La Salvezza fu Completata tramite la Croce?

La crocefissione di Gesù, che ci ha portato la redenzione dal peccato, ha realizzato lo scopo della provvidenza di restaurazione? Nel caso affermativo, dovremmo supporre che i seguaci di Gesù abbiano restaurato la loro natura originale e costruito il Regno dei Cieli in terra. Tuttavia, in tutta la storia del Cristianesimo mai nessuno, per quanto devoto, ha vissuto in inseparabile unità con Dio. Nessuno ha mai sperimentato tutta l’intensità del Cuore di Dio né ha mai avuto una natura divina. Non c’è mai stato un solo credente che non abbia avuto bisogno della redenzione e non abbia dovuto condurre una vita di ardente preghiera e devozione. Anche San Paolo, un grande uomo di Dio, ha dovuto attenersi a una vita di fede e accorata preghiera (Rm. 7:18-25). Inoltre, nessun genitore cristiano, per quanto devoto, ha mai dato nascita a un figlio senza peccato originale, capace di entrare nel Regno di Dio senza ricevere dal Salvatore la grazia della redenzione. I genitori cristiani continuano a trasmettere ai figli il peccato originale.

Questa cruda analisi della vita cristiana ci fa comprendere che la grazia della redenzione tramite la croce non ha sradicato completamente il nostro peccato originale né ha restaurato la nostra natura originale fino alla perfezione. Gesù, sapendo che la redenzione tramite la croce non avrebbe realizzato pienamente lo scopo per il quale era venuto, promise che sarebbe tornato. Comprendendo come la Volontà di Dio di restaurare il Regno dei Cieli in terra sia assoluta e immutabile, Gesù confidò che sarebbe ritornato e avrebbe realizzato completamente la Volontà di Dio.

Il sacrificio di Gesù sulla croce fu inutile? Naturalmente no (Gv. 3:16). Se così fosse, il Cristianesimo non avrebbe avuto la sua illustre storia. Inoltre, risulta chiaro dalle nostre esperienze di fede personali quanto sia grande la grazia della redenzione tramite la croce. È vero che la croce ha redento i nostri peccati; ma è altrettanto vero che la croce non ci ha interamente liberati dal peccato originale, non ci ha restaurati allo stato non caduto della perfezione della natura originale, in cui non potremo mai più commettere peccato, e non ci ha posto in condizioni di stabilire il Regno dei Cieli in terra.

Quale può essere una corretta valutazione della portata della salvezza tramite la croce? Senza una risposta a questa domanda, l’uomo moderno ha difficoltà a indirizzare adeguatamente la propria fede. Per prima cosa, comunque, dobbiamo riparlare della morte di Gesù sulla croce.

1.3 La Morte di Gesù sulla Croce

La morte di Gesù sulla croce fu la più ambita realizzazione della Volontà di Dio? Esaminiamo innanzi tutto le parole e il comportamento dei discepoli, quali vengono ricordati nella Bibbia. Alla morte di Gesù, c’era un unanime sentimento di cordoglio e d’indignazione, evidente tra tutti i discepoli. Stefano, ad esempio, era indignato per l’ignoranza e la mancanza di fede dei capi ebrei, e ne condannò il comportamento, definendoli traditori e uccisori (At. 7:51:53).

D’allora in poi, i Cristiani hanno comunemente nutrito gli stessi sentimenti dei discepoli del tempo di Gesù. Se la morte di Gesù fosse stata l’esito predestinato della realizzazione della Volontà di Dio, sarebbe stato naturale che i discepoli ne piangessero la morte, ma non che provassero tanto risentimento, e fossero così adirati verso i capi ebrei che ne erano stati i fautori. Dall’asprezza della loro reazione possiamo capire quanto ingiusta e assurda fu la morte di Gesù.

Esaminiamo poi, dal punto di vista della provvidenza di Dio, se la crocefissione di Gesù fosse la Volontà predestinata di Dio, e come tale fosse inevitabile. Dio moltiplicò i discendenti di Abramo per farne il popolo scelto d’Israele, li protesse, li educò, li punì, a volte, con tribolazioni e prove, e mandò i profeti a confortarli con la promessa che immancabilmente, un giorno, avrebbe mandato il Messia. Dio preparò gli Ebrei a ricevere il Messia, facendo loro costruire il Tabernacolo e il Tempio. Alla nascita di Gesù, Dio ne proclamò l’avvento e mandò i tre Magi dall’Est, come pure Simone, Anna, Giovanni Battista e altri ancora, a dare ampia testimonianza. Per quanto riguarda in particolare Giovanni Battista, molti sapevano che un angelo era apparso a testimoniare del suo concepimento (Lc. 1:13), i miracoli che accompagnarono la sua nascita avevano messo in subbuglio tutta la Giudea (Lc. 1:63-66) e, inoltre, la vita ascetica di Giovanni nel deserto era così impressionante che molti si domandavano in cuor loro se magari Giovanni non fosse il Cristo (Lc. 3:15). Nel mandare un grande personaggio come Giovanni Battista, perché portasse testimonianza a Gesù come Messia, Dio si proponeva d’incoraggiare gli Ebrei a credere in Gesù. Gli Ebrei di quel tempo, educati a osservare la Volontà di Dio, avrebbero dovuto credere, secondo la stessa Volontà di Dio, che Gesù era il Messia. Se avessero creduto in lui, come Dio desiderava, sarebbero stati lontanamente sfiorati dal pensiero di metterlo in croce e, in ogni caso, avrebbero permesso che alcunché di spiacevole accadesse al Messia, che avevano aspettato tanto a lungo e ansiosamente? Al contrario, gli Ebrei vollero vedere Gesù crocefisso perché si misero contro la Volontà di Dio e non credettero che egli fosse il Messia. Dobbiamo comprendere, perciò, che Gesù non venne per morire sulla croce.

Esaminiamo poi le parole e il comportamento di Gesù stesso, per appurare se la crocefissione fosse effettivamente il modo più adatto per realizzare completamente la sua missione di Messia. Le parole e il comportamento di Gesù erano intesi a far sì che gli Ebrei credessero in lui come Messia. Ad esempio, quando gli chiesero cosa dovessero fare per compiere l’opera di Dio, Gesù rispose:

Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che Egli ha mandato – Gv. 6:29

Un giorno, angustiato per la mancanza di fede dei Farisei, non avendo nessuno a cui aprire il cuore, Gesù, nel guardare rattristato la città di Gerusalemme, pianse e commiserò il destino degli Ebrei, che Dio aveva guidato tanto faticosamente e amorevolmente per 2000 anni. Gesù profetizzò che la città avrebbe subito una tale devastazione, che non sarebbe rimasta neppure una pietra sopra l’altra, e denunciò chiaramente l’ignoranza del popolo ebreo, dicendo:

Tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata – Lc. 19:44

In un’altra occasione, Gesù commiserò la testardaggine e la mancanza di fede della gente di Gerusalemme, dicendo:

Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figliuoli, come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! – Mt. 23:37

Gesù rimproverò il popolo che rifiutava di credere in lui, pur avendo dimestichezza con le Scritture che testimoniavano di lui:

Voi investigate le scritture, perché pensate aver per mezzo d’esse vita eterna, ed esse son quelle che rendon testimonianza di me; eppure non volete venire a me per aver la vita! – Gv. 5:39-40

Io son venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete … se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me – Gv. 5:43-46

Quanti miracoli e segni compì Gesù, nello sforzo disperato di scuotere il popolo dalla mancanza di fede! Tuttavia, pur essendo testimoni delle opere meravigliose di Gesù, i capi religiosi lo schernirono dicendo che era posseduto da Beelzebub (Mt. 12:24). Nel mezzo di tale disgraziata situazione, Gesù esclamò:

Anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e che io sono nel Padre – Gv. 10:38

Poi, affrontando i suoi oppositori, Gesù ne denunciò senza mezzi termini l’ipocrisia (Mt. 23:13-36). Con le sue parole e il suo comportamento, Gesù cercò di portare gli Ebrei a credere in lui, perché quella era la Volontà di Dio. Se il popolo avesse seguito la Volontà di Dio e creduto in Gesù come Messia, chi avrebbe osato mandarlo sulla croce?

Da tutte le prove che abbiamo esaminato, possiamo dedurre che la morte di Gesù sulla croce fu l’infelice risultato dell’ignoranza e della mancanza di fede del popolo del suo tempo, e non il passaggio necessario per la realizzazione completa della sua missione di Messia. Questo è ben illustrato dalle ultime parole di Gesù sulla croce:

Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno – Lc. 23:34

Se Dio ne avesse originalmente predestinato la morte sulla croce, Gesù sarebbe stato preparato a completare il corso richiestogli. Perché allora avrebbe pregato tre volte:

Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi – Mt. 26:39

In realtà, Gesù offrì quella disperata preghiera perché sapeva bene che la sua morte avrebbe cancellato la speranza di realizzare il Regno dei Cieli in terra, e avrebbe tragicamente deluso Dio, che aveva lavorato con tanta fatica, durante il lunghissimo periodo che era seguito alla Caduta, per far avverare quella speranza. Inoltre, Gesù sapeva che le sofferenze dell’umanità sarebbero continuate senza tregua, fino al tempo del Secondo Avvento. Gesù disse:

E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figliuol dell’uomo sia innalzato – Gv. 3:14

Quando gl’Israeliti persero la fede in Mosè, lungo la strada verso Canaan, apparvero dei serpenti velenosi che cominciarono a ucciderli. Dio ordinò a Mosè di fare un serpente di bronzo e innalzarlo su un palo, così che tutti coloro che avessero guardato il serpente sarebbero sopravvissuti (Nm. 21:4-9). Analogamente, poiché a causa del fallimento del popolo scelto, che non credeva in lui, l’umanità era destinata all’inferno, Gesù previde che sarebbe stato inchiodato alla croce, come il serpente di bronzo, per offrire la salvezza a tutti gli uomini che avessero guardato a lui. Prevedendo quest’eventualità, Gesù, col cuore affranto, diede questa nefasta profezia.

Un’altra indicazione che la morte di Gesù sulla croce non fu la Volontà di Dio, quanto piuttosto la conseguenza della mancanza di fede del popolo ebreo, viene dal declino di Israele dopo la crocefissione (Lc. 19:44). Dopo tutto, era stato profetizzato che Gesù sarebbe venuto per sedere sul trono di Davide e stabilire un regno eterno:

Poiché un fanciullo ci è nato, un figliuolo ci è stato dato, e l’imperio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, per dare incremento all’impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora in perpetuo: questo farà lo zelo dell’Eterno degli eserciti – Is. 9:5-6

Un angelo, apparso a Maria prima del concepimento di Gesù, aveva fatto una predizione simile:

Ed ecco, tu concepirai nel seno e partorirai un figliuolo e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figliuol dell’Altissimo, e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre, ed egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine – Lc. 1:31-33

La chiara intenzione di Dio per il popolo scelto d’Israele, che Egli aveva condotto attraverso tutti i generi di difficoltà fin dal tempo di Abramo, era quella di mandare loro il Messia e costruire un Regno eterno in terra. Nonostante ciò, quando i capi ebrei perseguitarono Gesù e lo mandarono sulla croce, Israele perse la qualifica di nazione fondatrice del Regno di Dio. Nel giro di poche generazioni, gli Ebrei furono dispersi per tutto il mondo e iniziarono a patire oppressioni e persecuzioni senza fine. Possiamo vedere questo come la tragica conseguenza dell’errore commesso dai loro antenati, che condannarono a morte il Messia, invece di onorarlo, e impedirono così la realizzazione della provvidenza di restaurazione. Inoltre, non solo gli Ebrei, ma anche molti Cristiani hanno portato la croce, a causa della loro parte nel peccato collettivo dell’uccisione di Gesù.

1.4 I Limiti della Salvezza data dalla Redenzione tramite la Croce e lo Scopo del Secondo Avvento di Gesù

Cosa sarebbe accaduto se Gesù non fosse stato crocifisso? Gesù avrebbe completato sia gli aspetti spirituali che quelli fisici della salvezza, e avrebbe stabilito sicuramente l’eterno e indistruttibile Regno dei Cieli in terra, così come, dopo tutto, era stato predetto dal profeta Isaia, era stato annunciato dall’angelo apparso a Maria ed era stato manifestato da Gesù stesso, quando aveva proclamato l’imminenza del Regno dei Cieli (Is. 9:5-6; Lc. 1:31-33; Mt. 4:17). È scritto che quando Dio creò l’uomo:

L’Eterno Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente – Gn. 2:7

Così, l’uomo fu creato in spirito e carne, e anche la Caduta avvenne sia spiritualmente che fisicamente. Gesù, venuto per portare la salvezza totale, aveva il compito di realizzarla sia spiritualmente che fisicamente. Credere in Gesù vuol dire unirsi a lui: perciò, Gesù descrisse sé stesso come una vera vite e paragonò i suoi discepoli ai tralci (Gv. 15:5), e disse anche:

In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e voi in me ed io in voi -Gv. 14:20

Per salvare gli uomini caduti sia spiritualmente che fisicamente, Gesù doveva venire nella carne. Se avessero creduto in lui, unendoglisi in spirito e carne, gli uomini avrebbero ricevuto la salvezza sia spiritualmente che fisicamente. Ma gli Ebrei, invece di credere in Gesù, lo misero sulla croce e diedero il suo corpo in pasto a Satana. A causa dell’uccisione di Gesù, anche i Cristiani, devotamente uniti a lui, restano esposti a Satana nel loro corpo, così come accadde al corpo di Gesù.

Di conseguenza, nessun credente, per quanto devoto, può ottenere la salvezza fisica con la redenzione tramite la croce di Gesù. Il peccato originale, trasmessoci attraverso la discendenza da Adamo, non viene eliminato alla radice. Anche i Cristiani più devoti hanno ancora il peccato originale e lo trasmettono ai propri figli. Nella nostra fede personale, avvertiamo la necessità di mortificare e rinnegare la carne, nello sforzo di prevenire l’invasione di Satana, che cerca continuamente di soggiogarci attraverso il corpo. Ci viene insegnato di “non cessare mai di pregare” (1 Tess. 14:20), per rimuovere le condizioni, con le quali Satana può attaccarci, e che derivano dal peccato originale, non ancora debellato nonostante la salvezza dataci dalla redenzione tramite la croce.

Gesù non poté realizzare la meta della salvezza totale, sia spirituale che fisica, perché il suo corpo fu distrutto da Satana. Tuttavia, Gesù pose la base per la salvezza spirituale, stabilendo la fondazione vittoriosa per la resurrezione, attraverso la redenzione offerta dal suo sangue, versato sulla croce. Come risultato, tutti i credenti, dopo la resurrezione di Gesù, hanno beneficiato della salvezza spirituale, ma non di quella fisica. La salvezza offerta dalla redenzione tramite la croce è soltanto spirituale. Il peccato originale rimane attivo nella carne dei Cristiani, anche i più devoti, e si tramanda in eredità ai loro discendenti. Ogni credente, quanto più è animato da fede ardente, tanto più deve combattere tenacemente il peccato dentro di sé. Anche San Paolo, il più dedicato tra gli apostoli, compianse la propria incapacità di contrastare l’invasione del peccato nella carne:

Poiché io mi diletto nella legge di Dio, secondo l’uomo interno; ma veggo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente, e mi rende prigione della legge del peccato che è nelle mie membra. Misero me uomo! Chi mi trarrà da questo corpo di morte? Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io stesso con la mente servo alla legge di Dio, ma con la carne alla legge del peccato – Rm. 7:22-25

Quest’affermazione mette in contrasto l’estasi provata da Paolo nel ricevere la salvezza spirituale con l’agonia di non poter ottenere la salvezza fisica. Anche Giovanni confessò:

Se diciamo d’esser senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi … se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi – 1 Gv. 1:8-10

Pur ricevendo la salvezza basata sulla crocefissione di Gesù, non possiamo liberarci dalle catene del peccato, a causa del peccato originale, ancora attivo nel profondo di noi. Perciò, Gesù deve tornare sulla terra per estirpare il peccato originale, che con la crocefissione non poté rimuovere, e completare l’opera della salvezza fisica. Soltanto allora lo scopo del lavoro di salvezza di Dio sarà realizzato sia spiritualmente che fisicamente.

1.5 Due Tipi di Profezie riguardanti la Croce

Se la morte di Gesù sulla croce non era predestinata, e non era necessaria alla completa realizzazione del suo scopo di Messia, perché in Isaia era stato profetizzato (Is. 53) che avrebbe sofferto il tormento della croce? Qualcuno potrebbe pensare che la Bibbia contenga soltanto predizioni sulla sofferenza di Gesù. Invece, rileggendo la Bibbia alla luce della conoscenza del Principio, ci rendiamo conto che ci sono altre profezie, di contenuto contrario. Secondo Isaia (Is. 9, 11, 60) e come l’angelo annunciò a Maria (Lc. 1:31-33), Gesù, nella sua vita, avrebbe dovuto diventare re dei Giudei e stabilire sulla terra un regno eterno. Analizziamo perché Dio diede due contrastanti tipi di profezie concernenti Gesù.

Dio creò l’uomo perché raggiungesse la perfezione solo realizzando la sua parte di responsabilità.[2] In realtà, i primi antenati non realizzarono la propria responsabilità e caddero. Così, alternativamente, gli uomini possono compiere la loro responsabilità secondo la Volontà di Dio, oppure fallire e mettersi contro la Sua Volontà.

Prendiamo qualche esempio dalla Bibbia. Adamo, che aveva la responsabilità di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, poteva obbedire al Comandamento di Dio e raggiungere la perfezione, oppure mangiare il frutto e morire. Adamo scelse la seconda via. Nell’Era dell’Antico Testamento, Dio diede i Dieci Comandamenti e la Legge Mosaica, cui il popolo doveva obbedire, come condizione per la salvezza. Era loro responsabilità osservare la Legge e ricevere la salvezza, invece che disobbedire e andare incontro alla rovina (Dt. 30:15-20). Gli Israeliti che lasciarono l’Egitto alla volta di Canaan avevano la responsabilità di obbedire alle direttive di Mosè: potevano osservarle fedelmente ed entrare nella terra promessa, oppure ribellarsi e non arrivare mai nella terra di Canaan. In realtà, Dio predisse che avrebbe guidato gli Israeliti in Canaan (Es. 3:8) e comandò a Mosè di condurveli, ma quelli, a causa della loro mancanza di fede, morirono nel deserto, e solo i loro discendenti raggiunsero la destinazione finale.

Così, gli uomini hanno la loro parte di responsabilità; e possono alternativamente completarla, secondo la Volontà di Dio, oppure fallire e contrariare la Sua Volontà. La natura dei frutti che gli uomini portano dipende dalla realizzazione o meno della loro parte di responsabilità. Per questo motivo, Dio diede due tipi di profezie, concernenti il compimento della Sua Volontà.

Mandare il Messia era responsabilità di Dio, ma credere in lui era responsabilità dell’uomo. Gli Ebrei potevano alternativamente credere nel Messia, come Dio desiderava, o non credere in lui e opporsi ai desideri di Dio. In considerazione dell’indeterminatezza della responsabilità dell’uomo, Dio diede due tipi di profezie, riguardo alla realizzazione della Sua volontà tramite Gesù. Le une predissero che Gesù sarebbe morto a causa della mancanza di fede del popolo (Is. 53), le altre che gli Ebrei avrebbero creduto in Gesù, l’avrebbero onorato come Messia e l’avrebbero aiutato a compiere la Volontà di Dio nella gloria (Is. 9, 11, 60; Lc. 1:31). Quando Gesù morì sulla croce a causa della mancanza di fede degli uomini, si realizzarono soltanto le profezie del primo tipo, e quelle del secondo rimasero irrealizzate, in attesa del Secondo Avvento di Cristo.

1.6 I Passi dei Vangeli in cui Gesù descrisse la Sua Crocefissione come Necessaria

Ci sono numerosi passi dei Vangeli in cui Gesù presentò la sua sofferenza sulla croce come necessaria per la salvezza. Ad esempio, Gesù rimproverò Pietro, che dopo aver ascoltato la predizione dell’imminente crocefissione, aveva cercato di dissuaderlo, dicendo:

Vattene via da me, Satana; tu mi sei di scandalo – Mt. 16:23

Perché Gesù maltrattò Pietro in questo modo? In realtà, quando Gesù apostrofò Pietro, la mancanza di fede del popolo scelto aveva già frustrato la sua missione, intesa a completare la provvidenza di salvezza sia fisicamente che spiritualmente. A quel punto, Gesù aveva già deciso risolutamente di accettare il destino della croce (Lc. 9:31), come condizione d’indennizzo[3] per aprire quanto meno la via alla salvezza spirituale dell’umanità. Perciò, Gesù rimproverò Pietro, perché le sue parole miravano a dissuaderlo dall’aprire la strada per la salvezza spirituale tramite la croce.

Un secondo esempio è costituito dalle ultime parole pronunciate da Gesù sulla croce:

È compiuto – Gv. 19:30

Gesù non intendeva dire che con la crocefissione aveva completamente realizzato la provvidenza di salvezza. Dopo essersi reso conto che non c’era nulla da fare contro la mancanza di fede del popolo, Gesù scelse la strada della croce, per porre la fondazione per la salvezza spirituale, lasciando incompiuto il compito di ottenere la salvezza fisica, fino al tempo del Secondo Avvento. Così, con le parole: “È compiuto”, Gesù volle dire che aveva completato la fondazione per la salvezza spirituale che, a quel punto, era divenuta la meta alternativa della provvidenza.

Per avere la giusta fede, prima dobbiamo stabilire una diretta comunione con Dio tramite esperienze spirituali, nella preghiera, e poi dobbiamo comprendere la verità attraverso una corretta lettura delle Scritture. Per questa ragione, Gesù ci disse di adorare in “spirito e verità” (Gv. 4:24).

Fin dal tempo di Gesù, i Cristiani hanno creduto che egli fosse giunto in questo mondo per morire sulla croce, non hanno capito lo scopo fondamentale della sua venuta come Messia e hanno frainteso la salvezza spirituale che egli ha portato, pensando che in essa si risolvesse tutta la sua missione. Gesù avrebbe voluto vivere e realizzare il suo destino ma, a causa della mancanza di fede del popolo, morì con un cuore pieno di delusione. Oggi devono comparire sulla terra le spose fedeli – credenti di cuore puro – capaci di alleviare il cuore addolorato di Gesù. Prima che Gesù possa tornare come sposo, devono apparire le spose che possano onorare i desideri del suo cuore. Prevedendo che gli uomini sarebbero probabilmente rimasti all’oscuro del suo ritorno, Gesù avvertì:

Ma quando il figliuol dell’uomo verrà, troverà egli la fede sulla terra? – Lc. 18:8

Abbiamo chiarito, col nostro studio della Bibbia, che Gesù non venne per morire sulla croce. Potremo sincerarcene ancor più chiaramente mettendoci in contatto con Gesù spiritualmente e chiedendo a lui direttamente. Se non possiamo percepire le realtà spirituali, dobbiamo cercare le testimonianze di coloro che sono dotati di quei doni, per comprendere adeguatamente il cuore di Gesù e approfondire la nostra fede. Soltanto così potremo essere degni di diventare le spose che riceveranno Gesù negli Ultimi Giorni.

Sezione 2 – La Seconda Venuta di Elia e Giovanni Battista

Il profeta Malachia predisse che Elia sarebbe ritornato:

Ecco, io vi mando Elia, il profeta, prima che venga il giorno dell’Eterno, giorno grande e spaventevole – Ml. 4:5

Gesù testimoniò che la preannunziata venuta d’Elia si era compiuta in Giovanni Battista:

Ma io vi dico: Elia è già venuto, e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto … Allora i discepoli intesero ch’era di Giovanni Battista ch’egli aveva loro parlato – Mt. 17:12-13

Nonostante ciò, Giovanni Battista non riconobbe di essere la seconda venuta d’Elia (Gv. 1:21), e neppure gli Ebrei lo riconobbero come tale. L’ignoranza di Giovanni aumentò i dubbi su Gesù (Mt. 11:3) tra gli Ebrei, molti dei quali stimavano Giovanni Battista e ne rispettavano il punto di vista, e così esacerbò la loro mancanza di fede in Gesù. L’ignoranza di Giovanni fu un fattore determinante nel costringere Gesù a prendere la strada della croce.

2.1 La Fede degli Ebrei nel Ritorno di Elia

Durante il periodo del regno unito, l’ideale di Dio per il Suo Tempio sacro fu invaso da Satana, attraverso le trasgressioni di Salomone.[4] Per restaurare il Tempio e preparare la strada per l’avvento del Messia – che è l’incarnazione del Tempio – Dio mandò in Israele quattro profeti maggiori e dodici minori, e attraverso di loro operò per purificare Israele da tutte le influenze sataniche. Inoltre, Dio mandò il profeta Elia, che affrontò i profeti di Baal sul Monte Carmelo. Elia sconfisse col potere di Dio i falsi profeti e distrusse i loro altari dedicati a Baal. Tuttavia, Elia ascese al cielo in un turbine, su un carro di fuoco (2 Re 2:11), prima di aver portato a termine la sua missione divina. Il potere satanico riprese vigore e continuò ad ostacolare la provvidenza di Dio. Non si poteva raddrizzare la via del Messia finché non fosse stata eliminata l’influenza di Satana. Perciò, prima che Gesù potesse realizzare l’ideale del Tempio incarnato, un altro profeta doveva ereditare e completare la missione, che Elia aveva interrotto a metà, di tagliare i legami dell’uomo con Satana. Per questa necessità provvidenziale, il profeta Malachia predisse il ritorno d’Elia (Ml. 4:5).

Gli Ebrei, che credevano nelle profezie delle Scritture, aspettavano fervidamente l’avvento del Messia. Dobbiamo però sapere che aspettavano altrettanto impazientemente il ritorno d’Elia, perché Dio aveva chiaramente promesso, attraverso Malachia, che avrebbe mandato il profeta Elia, prima dell’avvento del Messia, per preparargli la strada. Elia era asceso al cielo circa 850 anni prima della nascita di Gesù e d’allora in poi aveva dimorato nel mondo spirituale. Conosciamo bene la storia della Trasfigurazione, allorquando Elia e Mosè apparvero spiritualmente davanti ai discepoli di Gesù (Lc. 9:28-36). Molti Ebrei credevano che Elia sarebbe ritornato scendendo dal cielo, nello stesso modo in cui vi era asceso. Proprio come oggi ci sono dei Cristiani intenti a scrutare il cielo, nell’attesa che Gesù venga sulle nuvole, gli Ebrei del tempo di Gesù scrutavano il cielo, aspettando ansiosamente la venuta d’Elia.

Nonostante ciò, improvvisamente, prima che si potesse avere notizia del ritorno d’Elia, in adempimento della profezia di Malachia, Gesù apparve e si proclamò Messia. Non c’è da meravigliarsi che la comparsa e l’annuncio di Gesù abbiano messo in subbuglio tutta Gerusalemme. Dovunque andassero, i discepoli di Gesù erano bombardati di domande su Elia, che doveva venire per primo. Non avendo una risposta adeguata, i discepoli tornarono da Gesù per chiedergli:

Perché dunque dicono gli scribi che prima deve venir Elia? – Mt. 17:10

Gesù rispose che Giovanni Battista era proprio l’Elia che il popolo stava aspettando (Mt. 17:12-13). I discepoli, che già credevano che Gesù era il Messia, accettarono volentieri la sua testimonianza, che Giovanni Battista era Elia. Ma gli altri, che non conoscevano Gesù, come potevano accettare quella controversa affermazione? Gesù stesso immaginava che non sarebbero stati disposti a credergli e perciò disse:

E se lo volete accettare, egli è l’Elia che dovea venire – Mt. 11:14

La precedente sconfessione di Giovanni Battista aveva reso ancor più difficile che gli Ebrei credessero alla proclamazione di Gesù. Giovanni aveva insistito di non essere Elia:

Ed essi gli domandarono: Che dunque? Sei Elia? Ed egli rispose: Non lo sono – Gv. 1:21

2.2 La Direzione che gli Ebrei avrebbero Scelto

Gesù chiarì che Giovanni Battista era proprio l’Elia che il popolo aspettava tanto ansiosamente mentre, al contrario, Giovanni Battista stesso negò decisamente tale affermazione. A chi avrebbero creduto gli Ebrei? Sarebbe dipeso, ovviamente, dalla credibilità e dalla rispettabilità di ciascuno dei due, Gesù e Giovanni, agli occhi del popolo di quel tempo.

Esaminiamo come Gesù doveva apparire agli Ebrei. Gesù era un giovane privo d’istruzione, cresciuto nella casa umile e povera d’un falegname. Questo giovane sconosciuto apparve all’improvviso definendosi il “Signore del Sabato”, e ostentatamente profanò il Sabato, che gli Ebrei osservavano con estremo rispetto (Mt. 12:1-8). Così, Gesù si guadagnò la fama di voler abolire la Legge, che gli Ebrei consideravano la base della salvezza (Mt. 5:17), e perciò i capi delle comunità lo perseguitarono. Gesù fu costretto a trovare i suoi discepoli tra semplici pescatori e accompagnarsi a collettori di tasse, prostitute e peccatori, coi quali mangiava e beveva (Mt. 11:19). Ancora peggio, dal punto di vista dei capi ebrei, Gesù asseriva che i collettori di tasse e le prostitute sarebbero entrati nel Regno dei Cieli davanti a loro (Mt. 21:31).

In una certa occasione, una prostituta s’avvicinò a Gesù piangendo, e cominciò a bagnargli i piedi di lacrime, asciugarglieli coi capelli, baciarli e ungerli con una boccetta d’olio pregiato (Lc. 7:37-38). Accettare un simile trattamento da una prostituta sarebbe sconveniente anche nella società moderna; ed era sicuramente scandaloso in quella ebraica, retta da un austero codice morale, secondo il quale le donne adultere dovevano essere lapidate a morte. Tuttavia, Gesù non solo approvò il generoso servizio della donna, ma anche la elogiò e, nello stesso tempo, redarguì i discepoli che l’avevano rimproverata (Lc. 7:44-50).

Inoltre, Gesù sembrava porsi sullo stesso piano di Dio (Gv. 14:9) e affermava che nessuno sarebbe entrato nel Regno di Dio se non per mezzo di lui (Gv. 14:6). Gesù ripeteva che tutti dovevano amare lui più dei propri genitori, fratelli e sorelle, coniugi e figli (Mt. 10:37; Lc. 14:26). Così, agli occhi dei più, le parole e il comportamento di Gesù apparirono blasfemi.

Non c’è da sorprendersi che i capi ebrei l’abbiano biasimato e schernito, accusandolo di essere posseduto da Beelzebub, il principe dei demoni (Mt. 12:24). Da tutto ciò possiamo desumere che Gesù era tutt’altro che credibile agli occhi degli Ebrei del suo tempo.

Come appariva invece Giovani Battista? Giovanni era nato in una famiglia insigne: era il figlio del sacerdote Zaccaria. I miracoli e i segni che avevano accompagnato il concepimento e la nascita di Giovanni avevano destato stupore in tutta la regione montuosa della Giudea. Un giorno, mentre Zaccaria stava bruciando l’incenso nel Tempio, un angelo gli apparve e gli annunciò che sua moglie, benché vecchia e sterile, avrebbe presto concepito un figlio. Come castigo per non aver creduto alle parole dell’angelo, Zaccaria rimase muto e la sua lingua si sciolse solo dopo la nascita del figlio (Lc. 1:9-66). Giovanni condusse una vita esemplare di fede e disciplina nel deserto, cibandosi di locuste e miele selvatico. Per queste ragioni, molti Ebrei si domandavano se magari Giovanni non fosse il Cristo, e una delegazione di sacerdoti e Leviti andò a chiederglielo direttamente (Lc. 3:15; Gv. 1:20). Tanto gli Ebrei rispettavano Giovanni.

Considerando queste circostanze, quando gli Ebrei del tempo paragonarono Gesù e Giovanni Battista, chi apparve loro più credibile? Senza alcun dubbio, le parole di Giovanni avevano più credibilità. Perciò, naturalmente, gli Ebrei credettero a Giovanni, quando questi negò di essere Elia, più di quanto credettero alla testimonianza di Gesù che Giovanni era Elia. Credendo a Giovanni, gli Ebrei considerarono le parole di Gesù nient’altro che una menzogna, intesa a suffragare la sua dubbia affermazione di essere il Messia. Di conseguenza, Gesù fu bollato come un impostore.

Una volta che fu tacciato di falsità, gli Ebrei ebbero sempre meno fede in Gesù e trovarono le sue parole e il suo comportamento ogni giorno più oltraggiosi. Stimando le parole di Giovanni al di sopra di quelle di Gesù, gli Ebrei rimasero convinti che Elia non fosse ancora arrivato e, di conseguenza, non riuscirono neppure a immaginare che il Messia potesse essere già venuto.

Finché avessero mantenuto fede alla profezia di Malachia, gli Ebrei avrebbero rifiutato Gesù, che affermava di essere il Messia, perché dal loro punto di vista Elia non era ancora venuto. D’altra parte, per credere in Gesù, avrebbero dovuto rinnegare la profezia biblica, secondo cui il Messia sarebbe venuto soltanto dopo il ritorno d’Elia. Gli Ebrei, che non consideravano neppure la possibilità di rinnegare le profezie delle Scritture, rimasero senz’altra scelta che quella di non credere in Gesù.

2.3 La Mancanza di Fede di Giovanni Battista

Tra i capi ebrei e il popolo del tempo di Gesù, molti avevano estremo rispetto per Giovanni Battista e alcuni pensavano anche che fosse il Messia. Se Giovanni avesse annunciato di essere Elia, come Gesù aveva dichiarato, tutti quelli che aspettavano ansiosamente il Messia avrebbero volentieri creduto a una simile testimonianza di Giovanni e sarebbero accorsi a Gesù. Invece, l’ignoranza della provvidenza di Dio, che spinse Giovanni a insistere di non essere Elia, divenne il motivo principale per cui gli Ebrei non si unirono a Gesù.

Giovanni Battista rese testimonianza a Gesù al fiume Giordano:

Ben vi battezzo io con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dietro a me è più forte di me, ed io non son degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con fuoco – Mt. 3:11

E io non lo conoscevo; ma Colui che mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quel che battezza con lo Spirito Santo. E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figliuol di Dio – Gv. 1:33-34

Giovanni, al quale Dio aveva rivelato direttamente che Gesù era il Messia, rese testimonianza di questa rivelazione. Giovanni aveva detto anche:

Io son la voce d’uno che grida nel deserto: Addrizzate la via del Signore – Gv. 1:23

e aveva dichiarato ch’era stato mandato davanti a Cristo (Gv. 3:28). Perciò, Giovanni avrebbe dovuto capire da sé di essere il ritorno d’Elia. Anche se non l’avesse capito, Dio gli aveva rivelato che Gesù era il Messia, e perciò Giovanni avrebbe dovuto accettare la testimonianza di Gesù, obbedirgli e proclamare di essere Elia. Al contrario, Giovanni ignorò la Volontà di Dio, negò la testimonianza di Gesù che lo riguardava, rimase separato da lui e continuò per la propria strada. Possiamo immaginare il dolore di Gesù, nell’assistere a questi sviluppi, e quello di Dio, nel vedere la situazione di Suo Figlio farsi così difficile.

In realtà, Giovanni Battista finì la sua missione nel momento in cui battezzò Gesù e gli rese testimonianza. Quale altra missione avrebbe dovuto prendere da quel momento in poi? Al tempo della nascita di Giovanni, suo padre Zaccaria, ripieno dello Spirito Santo, aveva profetizzato che il figlio avrebbe servito il Messia, dicendo:

Affine di concederci che … gli servissimo senza paura, in santità e giustizia, nel suo cospetto, tutti i giorni della nostra vita – Lc. 1:74-75

In questa luce, Giovanni, dopo aver reso testimonianza a Gesù, avrebbe dovuto, più di chiunque altro, servirlo come discepolo, con ardente devozione, tutto il resto della sua vita. Invece, Giovanni lasciò Gesù e continuò a battezzare per proprio conto. Non ci si può meravigliare che gli Ebrei siano rimasti confusi, fino al punto d’immaginare che Giovanni fosse il Messia (Lc. 3:15), come lo furono anche i capi religiosi (Gv. 1:19-20). Addirittura, un giorno accadde che un Ebreo che seguiva Gesù disputò con i discepoli di Giovanni Battista su quale maestro stesse amministrando più battesimi (Gv. 3:25-26).

Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca – Gv. 3:30

Da quest’affermazione di Giovanni possiamo comprendere come lui sentisse dentro di sé di avere un destino separato da quello di Gesù. Se Giovanni e Gesù avessero proceduto insieme verso lo stesso destino, come avrebbe potuto Giovanni declinare mentre Gesù si elevava? In effetti, Giovanni Battista avrebbe dovuto essere il più insigne degli apostoli di Gesù e proclamarne entusiasticamente il Vangelo. Invece, a causa della sua cecità, Giovanni non realizzò la sua missione. La sua preziosa vita, destinata ad essere offerta a Gesù, andò sprecata, alla fine, dietro un affare relativamente insignificante (Mc. 6:14-29).

Finché la sua mente fu focalizzata su Dio, Giovanni Battista riconobbe Gesù come Messia e gli portò testimonianza, ma più tardi, quando perse l’ispirazione e ritornò in una dimensione mondana, l’ignoranza ebbe il sopravvento e la fede gli venne a mancare. Incapace di riconoscersi come il ritorno d’Elia, Giovanni cominciò a vedere Gesù, specialmente dopo essere stato imprigionato, dalla stessa prospettiva incredula degli altri Ebrei. Tutte le parole e le azioni di Gesù gli apparvero strane e mistificatorie, A un certo punto, Giovanni cercò di trarsi dai suoi dubbi mandando i suoi discepoli a chiedere a Gesù:

Sei tu colui che ha da venire, o ne aspetteremo noi un altro? – Mt. 11:3

Di fronte a questa domanda di Giovanni, Gesù rispose indignato, con aria di ammonimento:

Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono mondati e i sordi odono, i morti risuscitano, e l’Evangelo è annunziato ai poveri. E beato colui che non si sarà scandalizzato di me! – Mt. 11:4-6

Giovanni Battista era stato scelto per la missione di servire Gesù ancor prima di nascere. Aveva condotto una difficile vita da asceta nel deserto, svolgendo il compito di preparare la strada alla venuta del Messia. Quando Gesù iniziò il suo ministero pubblico, Dio rivelò l’identità di Gesù a Giovanni, prima che a chiunque altro, e lo ispirò a portargli testimonianza come il Figlio di Dio. Tuttavia, Giovanni non ricevette nel modo giusto la grazia che il Cielo gli aveva dato. Gesù, di fronte all’equivoca domanda di Giovanni, non disse espressamente di essere il Messia; ma rispose in modo implicito. Anche se certamente Giovanni Battista doveva aver saputo dei suoi miracoli e portenti, Gesù gli diede una risposta allusiva, ricordandogli le opere che stava compiendo, nella speranza di risvegliarlo alla sua vera identità.

Dobbiamo capire che dicendo “l’Evangelo è annunziato ai poveri” Gesù esprimeva il suo estremo disappunto per la mancanza di fede di Giovanni Battista e dei capi ebrei. Gli Ebrei più preparati, e tra questi in particolare Giovanni Battista, erano i ricchi, benedetti con l’abbondanza dell’amore di Dio. Ma quando questi lo rifiutarono, Gesù dovette percorrere le coste della Galilea e la Samaria per cercare chi avrebbe ascoltato il Vangelo tra i “poveri”, cioè tra i pescatori ignoranti, i collettori di tasse e le prostitute. Non erano loro i discepoli che Gesù avrebbe desiderato trovare.

Venuto per stabilire il Regno dei Cieli in terra, Gesù aveva più bisogno di un leader che potesse guidare mille uomini che di mille uomini che avessero seguito un leader. Non aveva innanzi tutto predicato il Vangelo ai sacerdoti e agli scribi nel Tempio? Ancora ragazzo, Gesù era andato lì a cercare le persone più preparate e capaci.

In ogni caso Gesù, come nel racconto della parabola, dovette andare per le strade e i crocicchi a cercare i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi (Lc. 14:1624), perché gli invitati non erano venuti al banchetto. Di fronte alla miserabile situazione di dover offrire le raffinatezze del suo pranzo agl’indesiderabili scarti della società, Gesù espresse il suo rammarico nelle parole di giudizio: “E beato colui che non si sarà scandalizzato di me!” Nonostante l’ammirazione di cui Giovanni godeva a quel tempo, Gesù lo biasimò, dicendo indirettamente che chi si fosse scandalizzato di lui, per quanto grande potesse apparire, non avrebbe ricevuto la benedizione. Giovanni si scandalizzò, e perciò fallì nella sua missione, che avrebbe dovuto essere quella di servire devotamente Gesù per tutta la vita.

Dopo che i discepoli di Giovanni Battista, esaurite le loro domande, se ne furono andati, Gesù sottolineò che Giovanni, pur essendo stato il più grande di tutti i profeti, aveva fallito nella missione affidatagli da Dio:

In verità io vi dico, che fra i nati di donna non è sorto alcuno maggiore di Giovanni Battista; però, il minimo nel regno dei cieli è maggiore di lui – Mt. 11:11

Tutti quelli che dimorano in cielo sono nati da una donna ed hanno vissuto sulla terra. Si dovrebbe supporre che Giovanni, così com’era stato il più grande tra i nati di donna, avrebbe dovuto essere il più grande anche nel Regno dei Cieli. Perché lì Giovanni dovrebbe essere persino da meno dell’ultimo? Numerosi profeti del passato avevano reso testimonianza al Messia indirettamente, nel corso del tempo. Giovanni, invece, aveva avuto la missione di testimoniare al Messia direttamente.

Dato che testimoniare al Messia è la missione principale dei profeti, Giovanni Battista doveva essere sicuramente il più grande di tutti, ma, d’altra parte, in termini di servizio reso al Messia, Giovanni fu certamente il peggiore dei profeti. Nel Regno dei Cieli ogni uomo, per quanto umile, riconoscendo in Gesù il Messia, lo dovrebbe servire con devozione. Ma Giovanni Battista, che era stato chiamato a servire il Messia più da vicino di chiunque altro, si separò da lui e continuò per la sua strada. Perciò, in termini di devozione a Gesù, Giovanni sarà persino da meno dell’ultimo nel Regno dei Cieli. Gesù continuò:

Or dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora, il regno de’ cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono – Mt. 11:12

Giovanni Battista era stato prescelto ancor prima di nascere e aveva condotta una difficile vita da asceta nel deserto. Se avesse servito Gesù con cuore sincero, gli sarebbe stata sicuramente riservata la posizione di discepolo principale di Gesù. Invece, un “violento” prese quella posizione, a causa del fallimento di Giovanni. Dall’espressione “dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora” possiamo capire che le successive espressioni di Gesù (Mt. 11:16-19) non furono riferite genericamente al popolo, ma specificamente a Giovanni Battista. Gesù concluse:

Ma la sapienza è stata giustificata dalle opere sue – Mt. 11:19

Se avesse agito con saggezza e non avesse abbandonato Gesù, Giovanni sarebbe stato ricordato eternamente come uomo giusto. Disgraziatamente, Giovanni fu uno stolto e bloccò la strada degli Ebrei verso Gesù, oltre che la sua strada personale. Così, siamo arrivati a capire che la ragione principale per cui Gesù dovette morire sulla croce fu il fallimento di Giovanni Battista.

2.4 Il Senso in cui Giovanni Battista era Elia

Abbiamo spiegato precedentemente che Giovanni Battista doveva ereditare e completare sulla terra la missione che Elia aveva interrotto a metà. Com’è detto nella Bibbia, Giovanni era nato con la missione di andare davanti al Signore,

… con lo spirito e con la potenza d’Elia, per volgere i cuori de’ padri ai figliuoli e i ribelli alla saviezza de’ giusti, affin di preparare al Signore un popolo ben disposto – Lc. 1:17

Così, dal punto di vista della missione, Giovanni era la seconda venuta d’Elia. Inoltre, come vedremo più dettagliatamente in prosieguo,[5] Elia ritornò effettivamente in spirito e cercò di aiutare Giovanni Battista a realizzare la missione che lui stesso non aveva potuto completare nella sua vita terrena. Nello stesso tempo, Elia operò attraverso il corpo di Giovanni per compiere quella missione. Perciò, dal punto di vista della comune missione, Giovanni può essere considerato come la stessa persona d’Elia.

2.5 Il Nostro Atteggiamento verso la Bibbia

Abbiamo compreso che l’ignoranza e la mancanza di fede in Gesù, da parte di Giovanni Battista, determinò la mancanza di fede degli Ebrei, e alla fine causò la crocefissione di Gesù. Fino ad oggi, nessuno ha mai scoperto questo segreto celeste, perché abbiamo sempre letto la Bibbia basandoci sulla convinzione irremovibile che Giovanni Battista fosse un grande profeta. La nostra nuova percezione di Giovanni Battista c’insegna che dobbiamo evitare atteggiamenti di fede oscurantisti, che ci scoraggino dal mettere in discussione le credenze convenzionali e le dottrine consolidate. Non sarebbe un errore considerare che Giovanni abbia fallito nella sua missione, quando invece l’avesse completata vittoriosamente? Allo stesso modo, è sicuramente sbagliato credere che Giovanni abbia realizzato la sua missione, quando in effetti non è stato così. Dobbiamo costantemente impegnarci ad avere la giusta fede, alimentata di spirito e verità. Anche se il nostro studio su Giovanni Battista si è basato sull’esame della Bibbia, coloro che sono in grado di comunicare spiritualmente possono vedere la condizione di Giovanni e confermare che questa rivelazione su di lui è completamente esatta e veritiera.


[1] cfr. L’Escatologia e la Storia Umana 1.2

[2] cfr. Il Principio di Creazione 5.2.2

[3] cfr. Introduzione alla Restaurazione 1.1

[4] cfr. I Parallelismi tra le Due Ere della Provvidenza di Restaurazione 3

[5] cfr. Resurrezione 2.3.2

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