La Logica

La logica è la scienza che studia le leggi e le forme del pensare. Fin dal tempo di Aristotele, considerato il fondatore di questa scienza, la logica formale si è occupata delle leggi e delle forme comunemente seguite dal pensiero, sviluppandosi intorno a vari contenuti.

Le dialettiche di Hegel e Marx si sono poi distaccate dalla logica formale, trattando leggi e forme del processo di sviluppo non solo del pensiero ma anche della natura.

In questo capitolo, presenterò dapprima i lineamenti dei sistemi logici tradizionali, con specifica attenzione alla logica formale e a quella hegeliana. A seguire, introdurrò la logica fondata sul Pensiero dell’Unificazione. Infine, analizzerò i sistemi logici tradizionali dal punto di vista del Pensiero dell’Unificazione.

I. I SISTEMI LOGICI TRADIZIONALI

A. LA LOGICA FORMALE

La logica formale è rimasta pressoché immutata per circa duemila anni. Riferendosi alla teoria di Aristotele, Kant affermò che la logica, sin dai tempi più antichi, era sempre rimasta nel suo territorio sicuro, confermando punto per punto, da Aristotele in poi, la stessa dottrina. Per converso, fino al tempo di Kant quella logica non aveva registrato il benché minimo progresso e perciò, da ogni punto di vista, si presentava come un corpo scientifico chiuso e completo. (1) Presenteremo ora alcuni punti salienti della logica formale.

1. Le Leggi del Pensiero

La logica formale enumera quattro leggi del pensiero: i) la legge d’identità; ii) la legge di contraddizione; iii) la legge del terzo escluso; iv) la legge della ragione sufficiente.

La legge d’identità può essere espressa nella formula “A è A”, come nell’affermazione “un fiore è un fiore”: a dispetto dei mutamenti nei fenomeni, la sostanza del fiore resta immutata. Questa legge implica altresì l’identità nel pensiero stesso, così che il concetto di “fiore” ha un unico e medesimo significato in tutti i casi. Infine, essa si applica anche a due concetti concordanti, come nell’affermazione “l’uccello è un animale”.

La legge di contraddizione può essere espressa nella formula “A non è non-A”. Si tratta del principio d’identità espresso inversamente: nel dire che “un fiore non è un non-fiore”, stiamo in effetti dicendo che “un fiore è un fiore”. Analogamente, nel dire che “l’uccello non è qualcosa di diverso da un animale”, stiamo in effetti confermando che “l’uccello è un animale”. Il primo è un modo di esprimersi affermativamente, l’altro negativamente, ma il contenuto è lo stesso.

La legge del terzo escluso può essere illustrata nella proposizione “A è B oppure non-B”. Vuol dire che non può esserci un terzo, intermedio giudizio come “A è B e non-B”.

La legge della ragione sufficiente fu articolata da Leibnitz. Ogni atto del pensiero è prodotto da una ragione necessaria. In termini generali, essa corrisponde alla legge di causa ed effetto, secondo la quale ciascuna cosa ha una ragione sufficiente per la sua esistenza.

Ci sono poi tante altre leggi, che sono però tutte derivate da queste quattro leggi fondamentali.

La logica formale consiste inoltre di tre elementi fondamentali, cioè i tre elementi del pensiero: concetto, giudizio e inferenza, che andremo ora a spiegare.

2. Il Concetto

Il concetto è una rappresentazione generale (o un’idea) attraverso la quale cogliamo le caratteristiche essenziali di una cosa. I concetti hanno due aspetti, e precisamente l’intensione e l’estensione. Prendiamo ad esempio gli esseri viventi, i quali possono essere classificati, usando concetti a diversi livelli, come animali, vertebrati, mammiferi, primati, esseri umani. Gli esseri viventi sono esseri che hanno vita. Gli animali, oltre alla vita, hanno anche i sensi, i vertebrati hanno una spina dorsale, i mammiferi presentano la caratteristica di allattare i propri cuccioli, i primati denotano la capacità prensile, gli esseri umani, infine, hanno la ragione.

In questa maniera, gli esseri viventi inquadrati in ciascun livello, rappresentato da un certo concetto, possiedono una specifica natura comune. Le qualità o proprietà comuni a un certo concetto costituiscono l’intensione di quel concetto.

Tra gli esseri viventi, conosciamo gli animali e le piante e tra gli animali distinguiamo i molluschi, gli artropodi, i vertebrati, e così via. Tra i vertebrati troviamo i pesci, gli anfibi, i rettili, gli uccelli e i mammiferi. Ancora, tra i mammiferi ci sono i primati, i carnivori e altri, e tra i primati riconosciamo i vari generi di scimmie e l’uomo.

In questo modo, un gruppo di elementi cui si applica un certo concetto costituisce l’estensione di quel concetto.

fig.10.1

Fig. 10.1 – Intensione ed estensione

Quando mettiamo a confronto due concetti, quello che ha un’intensione più ampia e un’estensione più ristretta è un “concetto specifico” (o subordinato), mentre quello che ha un’intensione più ristretta e un’estensione più ampia è un “concetto generico” (o sovraordinato). Ad esempio, paragonando il concetto di vertebrato con quello di rettile, il primo è generico rispetto al secondo; e questo è specifico rispetto a quello. Ancora, confrontando il concetto di animale con quello di mollusco, il primo è generico, l’ultimo è specifico. Ripetendo quest’operazione più e più volte, arriveremo alla fine a un concetto generico così ampio, che al di là di esso non può ricavarsene alcun altro. Definiamo tali concetti “categorie”.

fig.10.2

Fig. 10.2 – Serie progressive che conducono alle categorie

Anche i concetti puri che la ragione possiede per natura (piuttosto che averli acquisito per esperienza) sono chiamati categorie. Nelle teorie dei diversi filosofi, le categorie differiscono: esse sono considerate fondamentali per ciascun sistema di pensiero e, di conseguenza, i diversi filosofi discordano sul loro significato.

Aristotele fu il primo filosofo che stabilì delle categorie. Ne fissò dieci, prendendo spunto dalla grammatica: i) sostanza; ii) quantità; iii) qualità; iv) relazione; v) luogo; vi) tempo; vii) posizione; viii) condizione; ix) azione; x) passività. In epoca moderna, Kant formulò le dodici categorie, che abbiamo elencato nell’Epistemologia.

3. Il Giudizio

(a) Cos’è il Giudizio?

Chiamiamo “giudizio” l’asserzione di qualcosa circa un certo oggetto. Nella logica, il giudizio è l’affermazione o la negazione di una relazione tra certi concetti. Quando è espresso nel linguaggio, il giudizio è definito “proposizione”.

Il giudizio consiste dei tre elementi di soggetto, predicato e copula. L’oggetto cui è diretto un pensiero è il soggetto, il predicato ne descrive il contenuto e la copula collega i due. In generale, il soggetto è indicato come ‘S’, il predicato come ‘P’ e la copula come giudizio è espressa come “S-P”.

(b) Tipi di Giudizio

Per quanto riguarda i tipi di giudizio, le dodici forme proposte da Kant sono ancora in uso nella logica formale oggi (sulla base delle sue forme di giudizio, Kant estrapolò le dodici categorie). Esse sono:

quantità

1 giudizio universale ogni S è P
2 giudizio particolare talun S è P
3 giudizio singolare questo S è P

qualità

4 giudizio affermativo S è P
5 giudizio negativo S è non-P
6 giudizio limitativo S è in certa misura P
7 giudizio categorico S è sempre P
8 giudizio ipotetico se A è B, C è D
9 giudizio disgiuntivo A è B oppure C
10 giudizio problematico S può essere P
11 giudizio assertorio S è in effetti P
12 giudizio apodittico S deve essere p

(c) Forme Basilari di Giudizio

Di queste forme di giudizio, quella fondamentale è il giudizio categorico. Combinando le forme del giudizio universale e particolare, attinenti alla quantità, e quelle del giudizio affermativo e negativo, riferite alla qualità, con il giudizio categorico, otterremo i seguenti quattro tipi di giudizio:

A giudizio affermativo universale ogni S è un P
E giudizio negativo universale nessun S è un P
I giudizio affermativo particolare talun S è un P
O giudizio negativo particolare talun S non è un P

I codici A, E, I e O derivano dalle prime due vocali delle parole latine affirmo (A, I) e nego (E, O).

(d) Termini Distribuiti e Indistribuiti

Per formulare un giudizio categorico, occorre esaminare la relazione tra l’estensione del soggetto e quella del predicato. Diciamo che è “distribuito” quel termine che si applica alla proposizione in tutta la sua intera estensione. Definiremo invece “indistribuito” il termine che si applica a una parte soltanto della sua estensione.

Ad esempio, nel giudizio affermativo universale “ogni uomo (S) è un animale (P)” (giudizio A), il soggetto è distribuito mentre il predicato è indistribuito. In altre parole, il termine ‘uomo’ si applica alla proposizione “ogni uomo è un animale” per tutta la sua intera estensione, ma lo stesso non si verifica per il termine ‘animale’.

fig.10.3

Fig. 10.3 – Giudizio affermativo universale

Nel giudizio negativo universale “nessun uomo è una pianta” (giudizio E) sia il soggetto, sia il predicato sono distribuiti.

fig.10.4

Fig. 10.4 – Giudizio negativo universale

4. Inferenza

L’inferenza è il processo del ragionamento in cui una proposizione discende da una o più altre proposizioni. Definiamo “premesse” le proposizioni che sono già conosciute, e “conclusione” quella da esse derivata. In questo processo, possiamo registrare inferenze deduttive e induttive. Esaminiamo prima quella deduttiva. Quando una sola proposizione è usata come premessa, ricaviamo una “inferenza diretta”; quando nella premessa abbiamo due o più proposizioni, otteniamo invece una “inferenza indiretta”. Così, quando la conclusione deriva da due premesse, abbiamo un “sillogismo”, e quest’ultimo può essere categorico, ipotetico, disgiuntivo o dubitativo. Ecco un esempio di sillogismo categorico: l’uomo è mortale (premessa maggiore), Socrate è un uomo (premessa minore), perciò Socrate è mortale (conclusione). Fra i tre concetti (Socrate, uomo e mortale), “mortale” ha l’estensione più ampia ed è definito il “termine maggiore”. “Socrate” invece ha l’estensione più limitata e perciò e individuato come il “termine minore”. L’estensione di “uomo” è a metà strada tra le due; così esso costituisce il “termine intermedio”. Se indichiamo il termine maggiore con P, il minore con S e l’intermedio con M, l’esempio portato sopra può essere rappresentato come: M è P, S è M, perciò S è P. Fra le due premesse, quella contenente P è chiamata “premessa maggiore”, quella contenente S “premessa minore”.

5. Induzione e Analogia

(a) Induzione

Il metodo con cui si cerca di pervenire a un’asserzione generale, utilizzando un certo numero di specifici fatti osservati è chiamato inferenza induttiva, o induzione. Si tratta di un’applicazione del sillogismo. Ecco un esempio d’induzione: cavalli, cani, polli e mucche sono mortali. Cavalli, cani, polli e mucche sono animali. Perciò, tutti gli animali sono mortali.

Questo sillogismo presenta l’inconveniente di distribuire indebitamente il termine minore (l’errore del “minore illecito”); queste inferenze induttive, peraltro, sono possibili nelle scienze naturali, per il principio dell’uniformità nella natura e per la legge di causalità. Il primo postula che tutti i fenomeni della natura hanno la stessa forma, la seconda afferma che nei fenomeni naturali ci sono sempre causa ed effetto.

(b) Analogia

L’analogia è l’inferenza attraverso la quale, sulla base di similitudini, fenomeni particolari nuovi sono ricavati da fenomeni conosciuti. Si tratta di un genere di induzione. Ecco un esempio di analogia: per l’esistenza di esseri viventi occorrono acqua, aria e un’adeguata temperatura, che troviamo su Marte; perciò, probabilmente esistono esseri viventi su Marte. Giacché questo sillogismo incorre nell’equivoco di un concetto intermedio indistribuito (l’errore del “medio indistribuito”), la conclusione ha il valore di mera probabilità. Ma se il concetto intermedio è distribuito (se cioè sussistono tutte le necessarie condizioni per l’esistenza di esseri viventi), la conclusione diventa certa.

B. LA LOGICA DI HEGEL

1. Le Caratteristiche della Logica di Hegel

La logica di Hegel procede dallo sviluppo del pensiero di Dio, precedentemente alla creazione del mondo, ed è chiamata logica celeste. (2) Peraltro, a differenza della logica formale, essa non si occupa semplicemente delle leggi formali del pensiero. Pur considerandosi lo sviluppo del pensiero di Dio, essa investiga le più universali definizioni e leggi della realtà.

2. Lineamenti della Logica di Hegel

La logica di Hegel consiste di tre parti, e precisamente le dottrine dell’essere, dell’essenza e della nozione. Ciascuna di esse è a sua volta suddivisa, così che la dottrina dell’essere tratta di qualità, quantità e misura; la dottrina dell’essenza di esistenza, apparenza e attualità; la dottrina della nozione di nozione soggettiva, nozione oggettivata e idea, a loro volta ulteriormente suddivise. Ad esempio, la qualità nella dottrina dell’essere consiste di essere, essere determinato ed essere per sé, e l’essere ancora consiste di essere, nulla e divenire.

Il punto di partenza dello sviluppo della logica hegeliana è la dialettica di essere, nulla e divenire. Attraversati questi tre stadi, l’essere diviene un essere determinato, che procede lungo tre stadi ulteriori, e quindi, successivamente, diventa essere per sé. Anche l’essere per sé percorre tre stadi supplementari e, una volta superateli, muove verso la quantità. La quantità raggiunge la misura proseguendo attraverso i propri tre stadi e, una volta che anche la misura ha completato i suoi tre stadi, la teoria dell’essere giunge a conclusione.

Appresso viene la teoria riguardante l’essenza. La logica di Hegel muove dall’essenza all’apparenza, e dall’apparenza all’attualità. Poi subentra la teoria attinente alla nozione. La nozione si svolge dalla nozione soggettiva alla nozione oggettivata e dalla nozione oggettivata all’idea. Nell’idea ci sono i tre stadi della vita, della cognizione e dell’idea assoluta, che rappresenta la destinazione finale nello sviluppo logico.

A questo punto il mondo della logica, ovvero il mondo dell’idea, nega sé stesso per realizzarsi veramente, e si colloca nella dimensione della natura. Secondo Hegel, l’idea procede a diventare esterna a sé stessa. In altri termini, la natura è l’auto-alienazione dell’idea, il negativo dell’idea, e l’idea sotto forma di altruità. Nella natura esistono i tre stadi della meccanica, della fisica e dell’organica.

Alla fine, l’idea, dopo aver esteriorizzato sé stessa per mezzo della propria negazione, ritorna al sé originale negando ancora la negazione. L’idea che ha ritrovato sé stessa tramite l’essere umano è spirito. Lo spirito procede attraverso i tre stadi dello spirito soggettivo, dello spirito oggettivo e dello spirito assoluto. Quest’ultimo si pone al culmine dello sviluppo dello spirito e si manifesta attraversando i tre stadi dell’arte, della religione e della filosofia.

La descrizione che abbiamo fatto del sistema hegeliano può essere illustrata con il diagramma seguente.

fig.10.5

Fig. 10.5 – Il sistema di Hegel

3. La Dialettica di Essere, Nulla e Divenire

La logica di Hegel, a partire dall’essere, analizza il processo del raggiungimento dell’idea assoluta. In questo paragrafo, esamineremo la dialettica iniziale di essere, nulla e divenire nella dottrina dell’essere, perché essa costituisce il nocciolo della logica di Hegel.

La logica di Hegel parte dall’essere. (3) L’essere è semplicemente quel che esiste: esso è così il più astratto di tutti i concetti, un pensiero totalmente indeterminato, vuoto. Perciò, dice Hegel, esso è negativo, e quindi è il nulla. Da questo punto di vista, essere e nulla sono entrambi concetti vuoti, tra i quali vi è ben poca differenza. (4) Quindi, Hegel afferma che l’unità di essere e nulla è il divenire. Sia l’essere, sia il nulla, sono astrazioni vuote, ma il divenire, che è l’unità degli opposti, è il primo pensiero concreto. (5) Con questa logica di essere, nulla e divenire come base, furono stabilite le logiche di tesi, antitesi e sintesi, così come di affermazione, negazione e negazione della negazione, che sono usualmente considerate il metodo di Hegel.

4. L’Essere Determinato

Dopo aver esaminato essere, nulla e divenire, passeremo a esaminare l’essere determinato, che è l’essere con una certa forma, l’essere considerato concretamente. Mentre l’essere è semplicemente quel che esiste, l’essere determinato significa quello che è qualcosa. Passare da essere, nulla e divenire all’essere determinato, in breve, significa passare dall’astratto al concreto. Il divenire è una contraddizione che contiene in sé l’essere e il nulla, e tramite questa contraddizione, il divenire trascende sé stesso per diventare essere determinato.

In questo modo, l’essere determinato è un essere definito, qualificato. Hegel chiamò qualità questa determinatezza dell’essere determinato. Tuttavia, nonostante si usi il termine di determinato, quello che consideriamo qui è semplice determinazione.

La determinazione che fa dell’essere un essere determinato implica il contenuto affermativo di qualcosa e, nello stesso tempo, implica una limitazione. Così, la qualità che rende una certa cosa ciò ch’essa è, è realtà, vista dal lato affermativo della cosa e, nello stesso tempo, è negazione, se considerata sotto l’aspetto del non essere un’altra cosa. Nell’essere determinato, realtà e negazione, ovvero affermazione e negazione, sono unite. Successivamente, l’essere determinato si sviluppa nell’essere per sé, l’essere che non è collegato ad alcun’altra cosa, né si muta in alcun’altra cosa, ma rimane sé stesso in ogni condizione.

5. Essere, Essenza e Nozione

Nella dottrina dell’essere, partendo dall’analisi di cosa sia esistere, Hegel approfondì la logica del cambiamento, ovvero della generazione e della scomparsa. Poi, dalla dottrina dell’essere passò alla dottrina dell’essenza, nella quale discusse gli aspetti immutabili e l’interdipendenza delle cose. Infine, sviluppò la dottrina della nozione, unificando la dottrina dell’essere con quella dell’essenza, ed esaminò come la cosa non cessi d’essere sé stessa mentre si trasforma in un’altra cosa, vale a dire nel corso dell’auto-sviluppo. Le forze che guidano questo sviluppo sono la nozione e la vita.

Perché dunque può dirsi che il pensiero di Dio sia passato attraverso il corso di essere, essenza e nozione? Secondo Hegel, ognuno può comprendere questo percorso, osservando il proprio processo di cognizione, mentre percepisce le cose dall’esterno all’interno. Nel caso della percezione di un fiore, ad esempio, dapprima percepiamo l’esistenza del fiore fenomenalmente, poi ne percepiamo l’essenza e, infine, si forma la nozione del fiore, in cui l’esistenza e l’essenza del fiore sono unite.

6. Logica, Natura e Spirito

Come abbiamo già detto, la natura, secondo Hegel, è l’idea sotto forma di altruità, cioè l’idea auto-alienata. Perciò, se la logica è la tesi, la filosofia della natura ne diviene l’antitesi. La natura riacquista consapevolezza e libertà tramite l’uomo e diventa spirito. Alla fine, la filosofia dello spirito è la sintesi.

Anche la natura percorre lo sviluppo dialettica di tesi, antitesi e sintesi nei tre stadi della meccanica, della fisica e dell’organica. Ciò non vuol dire, peraltro, che la natura stessa si sviluppi; si tratta piuttosto del processo attraverso cui si manifesta l’idea che sta dietro la natura. Dapprima appare il concetto della forza, poi quello dei fenomeni fisici, dopo ancora quello degli esseri viventi. Alla fine appare l’uomo e lo spirito si sviluppa nell’umanità. È uno sviluppo che procede attraverso i tre stadi dello spirito soggettivo, dello spirito oggettivato e dello spirito assoluto.

Mentre il primo appartiene alla sfera dell’individuo, il secondo è socializzato e trascende l’individuo. Lo spirito oggettivato comprende i tre stadi della legge, della moralità, dell’etica. La legge non è sistematica, come potrebbe essere la costituzione di uno stato, ma elementare, destinata a regolare le relazioni umane in un gruppo di persone. Da qui, l’uomo perviene a rispettare i diritti degli altri e condurre una vita morale, nella quale tuttavia sono ancora presenti molti aspetti soggettivi (individuali). Così si arriva all’etica, le norme che tutti indistintamente devono osservare. Il primo stadio dell’etica è la famiglia. Nella famiglia, i membri sono legati uno all’altro dall’amore, in un contesto di libertà. Nel successivo stadio della società civile, invece, gli interessi individuali contrastano tra loro e la libertà è ristretta. Viene allora lo stato, che integra la famiglia e la società civile. Secondo Hegel, l’idea si manifesta pienamente nello stato. Lo stato in cui l’idea è messa in pratica è lo stato razionale, e in esso si esprime compiutamente la libertà dell’uomo.

Da ultimo, incontriamo lo spirito assoluto. Esso si esprime nei tre stadi dell’arte, della religione e della filosofia. Raggiunto quest’ultimo stadio, l’idea ritrova sé stessa. Il movimento dialettica dell’idea, in questo modo, ritorna all’origine. Compare prima la natura, poi gli esseri umani e successivamente lo stato; emergono arte, religione e filosofia e come conclusione l’idea ritorna all’idea perfetta (Dio). Con questo ritorno, l’intero processo di sviluppo si conclude. (6)

fig.10.6

Fig. 10.6 – Il percorso ricorrente della dialettica di Hegel

C. LA LOGICA DIALETTICA (MARXISTA)

Secondo Hegel, l’idea si manifesta come natura nelle vesti della materia; perciò, la realtà oggettiva è l’idea. Marx, invece, affermò che la realtà oggettiva è la materia, e le idee (concetti) sono mere riflessioni del mondo materiale sulla consapevolezza umana. Anche Marx accettò, senza modifiche, la dialettica hegeliana di tesi, antitesi e sintesi, individuando in essa, in effetti, la forma dello sviluppo materiale. Di conseguenza, la dialettica marxista è chiamata, in contrapposizione alla “dialettica idealista” di Hegel, “dialettica materialista”.

La logica fondata sulla dialettica materialista è la logica dialettica. Il suo carattere peculiare sta nel suo antagonismo alla logica formale, e specialmente alle leggi d’identità e di contraddizione. (7) Infatti, secondo la logica dialettica, perché si addivenga a uno sviluppo, A deve essere A e, nello stesso tempo, deve essere non-A; inoltre, le leggi del pensiero devono riflettere lo sviluppo materiale delle cose. Per i marxisti, le forme e le leggi del pensiero elaborate dalla logica formale, che appartengono alla sovrastruttura e hanno un orientamento classista, vanno rifiutate per dare spazio alla nuova logica dialettica, contrapposta alla logica formale. (8) Tuttavia, col rifiuto della logica formale, s’incontra inevitabilmente una difficoltà: senza logica formale, è impossibile svolgere un pensiero coerente e corretto.

Così, nel 1950, Stalin pubblicò uno studio sul marxismo e i problemi della linguistica, per spiegare che il linguaggio non appartiene alla sovrastruttura né ha natura classista. Partendo da questa tesi, tra il 1950 e il 1951 s’intrecciò in Unione Sovietica una serie di discussioni sul tema della valutazione da dare alla logica formale, e si giunse alla conclusione che anche le forme e le leggi della logica formale, in quanto estranee alla sovrastruttura, non hanno un impatto classista. Si puntualizzò quindi che, mentre la logica formale descrive leggi e forme di pensiero elementari, la logica dialettica è una scienza più alta, che riguarda le leggi dello sviluppo della realtà oggettiva e del pensiero che ne è la riflessione. (9)

Peraltro, la logica basata sulla dialettica materialista si limita a porre poche affermazioni basilari e, a dire il vero, non è stata fin qui ancora sistematizzata. (10)

D. LA LOGICA SIMBOLICA

La logica simbolica, che è un’elaborazione della logica formale, mira a ricercare accuratamente il metodo di giudizio corretto, usando simboli matematici. La logica simbolica si differenzia dalla logica formale in modo importante. In quest’ultima, il tema principale è la relazione d’implicazione tra i suoi termini, cioè tra il soggetto e il predicato in una proposizione. Per contro, la logica simbolica si concentra sul legame tra le proposizioni e il suo il tema principale è lo studio delle leggi del pensiero tramite l’uso di simboli matematici.

Le cinque principali forme di collegamento tra proposizioni (laddove ‘p’ e ‘q’ rappresentano due proposizioni) sono:

1 Negazione Non ‘p’ –p
2 Disgiunzione ‘p’ o ‘q’ p v q
3 Congiunzione ‘p’ e ‘q’ p – q
4 Implicazione Se ‘p’ allora ‘q’ p ⊃ q
5 Equivalenza ‘p’ corrisponde a ‘q’ p ≡ q

Con l’opportuna combinazione di queste cinque forme principali, possiamo esprimere correttamente qualsiasi complessa inferenza deduttiva. Ad esempio, le leggi basilari della logica formale (d’identità, di contraddizione e del terzo escluso), possono essere efficacemente rappresentate nel modo seguente:

Legge d’identità p ⊃ q oppure p ≡ q
Legge di contraddizione -(p. -p)
Legge del terzo escluso p v -p

Sebbene i filosofi abbiano costruito grandiosi sistemi di pensiero, l’esattezza delle loro costruzioni logiche rimane problematica. Per la necessaria verifica, dobbiamo utilizzare simboli matematici ed eseguire calcoli. La logica simbolica si muove da questo punto di vista.

E. LA LOGICA TRASCENDENTALE

La logica di Kant è chiamata logica trascendentale. Kant ritenne che la conoscenza oggettiva possa raggiungersi col meditare, attraverso le forme del pensiero (le forme della comprensione), il contenuto sensoriale ricavato tramite le forme dell’intuizione.

Kant classificò le modalità del giudizio in quattro tipi (quantità, qualità, relazione e modo), che poi suddivise ulteriormente in tre generi, stabilendo dodici forme del giudizio. Sulla base delle forme del giudizio, Kant stabilì dodici forme del pensiero, o dodici categorie, che sono le cornici fondamentali nel cui ambito noi ragioniamo. Le categorie sono chiamate anche concetti a priori.

La logica ordinaria, seguendo la logica formale di Aristotele, si era occupata delle forme e delle leggi generali del pensiero, senza considerare l’oggetto del pensiero. Con la sua logica epistemologica, invece, Kant si è ripromesso di studiare la conoscenza con specifico riguardo all’oggetto.

II. LA LOGICA DELL’UNIFICAZIONE

A. POSTULATI FONDAMENTALI

1. Il Punto di Partenza e la Direzione del Pensiero

I sistemi logici tradizionali hanno posto l’attenzione soprattutto sulle leggi e le forme del pensiero, mentre la logica dell’Unificazione parte dal considerare, per prima cosa, il punto d’avvio del pensiero. La logica dell’Unificazione comincia col domandarsi perché abbia luogo il pensiero, e soltanto dopo si preoccupa delle forme e delle leggi di esso.

Perché l’uomo pensa? Nel creare l’universo – in particolare, prima della creazione dell’universo – Dio formò nella Sua mente innanzi tutto il Logos (la Parola). Per questo l’uomo, creato a somiglianza di Dio, è anch’egli dedito a pensare. Lo scopo dell’uomo nel pensare è la realizzazione dello scopo della creazione, motivata dall’amore. Per ogni creatura, lo scopo della creazione consiste nell’adempiere sia allo scopo dell’insieme che a quello dell’individuo. Il primo consiste nel servire con amore la famiglia, i vicini, la nazione e tutta l’umanità, per la loro gioia e, più ancora, per la gioia di Dio; il secondo mira a soddisfare i propri desideri. In definitiva, ogni uomo vive per questo duplice scopo e, sempre per esso, pensa.

Tra lo scopo dell’insieme e quello dell’individuo, il primo deve avere la precedenza. Così, il pensiero si prefigge precipuamente di realizzare lo scopo dell’insieme e solo secondariamente quello dell’individuo. In altre parole, l’uomo originale è votato a pensare concentrandosi sull’amore per gli altri, e non sulla soddisfazione delle proprie mire individuali.

2. Il Modello del Pensiero

La logica dell’Unificazione, in simmetria con l’ontologia e l’epistemologia dell’Unificazione, trova il suo fondamento teoretico nell’Immagine Originale. Così, per verificare se una teoria sul mondo fenomenico sia corretta e veritiera, occorre tornare al punto d’inizio della creazione e trovarne il modello nell’Immagine Originale. Questa è fondamentalmente la posizione della logica dell’Unificazione. Perciò, il modello del pensiero è derivato dal modello della struttura logica dell’Immagine Originale.

3. Aree Collegate

Non solo le strutture della logica e della cognizione umana, ma anche quelle dell’esistenza delle cose nonché dell’esercizio del dominio su di esse, cioè la modalità con cui l’uomo si relaziona con la natura, sono basate sulla struttura dell’Immagine Originale, come abbiamo chiarito nella teoria dell’Immagine Originale, a proposito della formazione della base delle quattro posizioni esterna.

In tal modo, le strutture logica, cognitiva, dell’esistenza e del dominio sono tutte basate sulla struttura dell’Immagine Originale. È semplicemente ovvio, allora, scoprire relazioni reciproche tra tali strutture. Infatti, la logica ha qualcosa in comune con l’epistemologia, l’ontologia, gli aspetti pratici dell’educazione, dell’etica, e così via. In definitiva, la logica dell’Unificazione ha tra i suoi postulati fondamentali il fatto di essere collegata con varie altre discipline.

fig.10.7

Fig. 10.7 – I nessi tra le strutture di logica, cognizione, esistenza e dominio

B. LA STRUTTURA LOGICA DELL’IMMAGINE ORIGINALE

La struttura che disegna il modello del pensiero nell’Immagine Originale è la base delle quattro posizioni interna per lo sviluppo.

fig.10.8

Fig. 10.8 – La base delle quattro posizioni interna per lo sviluppo

Come abbiamo illustrato nella teoria dell’Immagine Originale, il Songsang Interno e lo Hiongsang Interno intraprendono un’azione di dare e ricevere centrata sullo scopo, e come risultato producono il Logos (ragione-legge) nella mente di Dio. Così, la struttura che forma il Logos è la base delle quattro posizioni interna per lo sviluppo.

Nella formazione del Logos, il Cuore è dietro lo scopo; così, lo scopo è stabilito sulla base del Cuore. Nel perseguimento della realizzazione dello scopo, il Songsang Interno e lo Hiongsang Interno intraprendono un’azione di dare e ricevere. In conclusione, Dio si è applicato a pensare ed ha stabilito il Logos nella prospettiva del compimento dello scopo della creazione, che consiste nel provare gioia amando i propri oggetti.

Alla stessa maniera, anche il pensiero dell’uomo, originalmente, avrebbe dovuto essere motivato dal Cuore (amore). Ciò equivale a dire che l’uomo deve pensare, per realizzare il mondo ideale della creazione (il mondo d’amore e di pace), amando il suo prossimo.

Ma in realtà non è andata così, poiché l’uomo è caduto. Nelle persone cadute, per lo più, il pensiero (la formazione della base delle quattro posizioni interna per lo sviluppo), anziché partire da uno scopo centrato sul Cuore, muove da motivazioni egoistiche. Naturalmente, in questo modo, quando il Songsang Interno e lo Hiongsang Interno intraprendono un’azione di dare e ricevere, si generano pensieri malvagi.

Fino ad oggi, tanti predicatori religiosi ci hanno esortato ad evitare pensieri cattivi e i filosofi hanno cercato la retta via del pensare. Tuttavia, né gli uni, né gli altri, sono riusciti a mostrare chiaramente il modello del pensiero da seguire.

Su questo punto, il Pensiero dell’Unificazione afferma che il modello per il pensiero umano è la struttura della formazione del Logos nell’Immagine Originale.

Nell’Immagine Originale il Logos, dopo essersi formato, intraprende un’azione di dare e ricevere con lo Hiongsang Originale e stabilisce la base delle quattro posizioni esterna. Così, il pensiero di Dio si rende concreto nel mondo fenomenico.

La formazione del Logos e la successiva creazione del mondo fenomenico è la struttura in due stadi della creazione nell’Immagine Originale. La struttura della logica che serve da modello per il pensiero corrisponde base delle quattro posizioni interna per lo sviluppo nel primo stadio della struttura in due stadi, ed è fermamente ancorata alla base delle quattro posizioni esterna per lo sviluppo nello stadio seguente. Da ciò comprendiamo che il nostro pensiero, lungi dal rimanere fine a sé stesso, deve procedere fino a mettere in pratica quel che ha pensato. In altre parole, il pensiero deve tradursi nella pratica.

fig.10.9

Fig. 10.9 – La base delle quattro posizioni esterna per lo sviluppo

C. I DUE STADI NEL PROCESSO DEL PENSIERO E LA FORMAZIONE DELLA BASE DELLE QUATTRO POSIZIONI

1. Lo Stadio della Comprensione e lo Stadio della Ragione

Nella cognizione distinguiamo i tre stadi sensoriale, della comprensione e razionale, che si rifanno alla legge del Pensiero dell’Unificazione del completamento in tre stadi. Lo stadio sensoriale, che raffigura l’ingresso delle informazioni provenienti dall’esterno, è lo stadio di formazione della cognizione; il pensiero si espleta nei due stadi successivi: in quello di crescita, caratterizzato dalla comprensione, il pensiero è influenzato dalle informazioni esterne, mentre nello stadio di completezza, che è quello razionale, il pensiero spazia liberamente.

Anche Kant parlò dei tre stadi della cognizione. Lo stadio in cui si ricevono i contenuti sensoriali che pervengono dall’esterno, tramite la forma dell’intuizione, è quello sensoriale; lo stadio in cui si pensa attraverso le forme del pensiero (le forme della comprensione) è quello della comprensione; lo stadio che unifica e controlla la cognizione, successivamente alla comprensione, è quello della ragione. (11)

Per quanto riguarda il marxismo, lo stadio in cui il contenuto sensoriale è riflesso nel cervello è lo stadio sensoriale. Poi viene lo stadio logico o razionale, nel quale hanno luogo il giudizio e l’inferenza. Più oltre abbiamo lo stadio della pratica, nel quale la verità è confermata dall’azione. Nel caso del marxismo, le forme del pensiero sono le riflessioni delle forme dell’esistenza nel mondo esterno.

Nel campo specifico della fisiologia cerebrale, come abbiamo già spiegato nel capitolo sull’epistemologia, si reputa che lo stadio sensoriale del pensiero si svolga nel centro sensoriale, lo stadio della comprensione nell’area dell’associazione parietale e quello razionale nell’area dell’associazione frontale.

Negli stadi della comprensione e razionale, si forma una struttura logica che riprende la struttura dell’Immagine Originale. Nel primo stadio, il pensiero è delimitato dagli elementi (o contenuti) sensoriali che provengono dall’esterno: i contenuti del mondo esterno vengono collazionati col prototipo del mondo interiore, completando la cognizione fino a quel punto. In tal modo, si compone una base delle quattro posizioni interna (per il mantenimento dell’identità) completa, che funge da struttura cognitiva o logica. Dopo, nello stadio razionale, il pensiero è libero di crescere sulla base della conoscenza ottenuta nello stadio della comprensione; si può così stabilire una nuova concezione, o un piano (un corpo moltiplicato): la struttura, in questa fase, è una base delle quattro posizioni interna per lo sviluppo.

In senso figurato, il centro sensoriale (la sensibilità) corrisponde all’ingresso della casa, l’area dell’associazione parietale (la comprensione) alla sala di ricevimento e l’area dell’associazione frontale (la ragione) al soggiorno o allo studio. Una volta informato della visita, l’ospite riceve nel salotto il visitatore e ne recepisce il messaggio, in un incontro personale. In questa fase, l’ospite non può pensare liberamente ciò che vuole, perché deve concentrarsi sulla conversazione col visitatore. È quanto accade nello stadio della comprensione. Ma, dopo la visita, l’ospite può ritirarsi nella sua stanza e pensare in libertà, riflettendo sulle parole del visitatore. Si può paragonare questa successiva fase allo stadio razionale.

2. Lo Sviluppo del Pensiero nello Stadio della Ragione

Come si sviluppa la base delle quattro posizioni nello stadio della ragione? Dapprima, tramite l’azione di dare e ricevere tra il Songsang Interno e lo Hiongsang Interno, si giunge a una prima conclusione del pensiero e si forma un Logos di primo livello, cioè un piano (un corpo moltiplicato). Talvolta il procedimento si conclude qui, ma nella maggior parte dei casi, sulla base di quella prima conclusione, si forma un Logos (un piano) di livello ulteriore. Il primo Logos viene immagazzinato nello Hiongsang Interno come idea o concetto ed è utilizzato, insieme a molti altri concetti e idee, come materiale per il successivo livello del pensiero. In questo modo, si forma il Logos di secondo grado, che viene a sua volta immagazzinato nello Hiongsang Interno, da dove sarà rievocato per pensieri posteriori. Ancora, può poi formarsi un Logos di terzo livello, e così il pensiero continua all’infinito. Questo è il processo della formazione della base delle quattro posizioni nello stadio razionale. Alla fine, lo sviluppo del pensiero ha la forma di una spirale.

fig.10.10

Fig. 10.10 – Lo sviluppo spiraliforme del pensiero nello stadio della ragione

Nello stadio razionale, il pensiero continua a svilupparsi indefinitamente, secondo lo schema della base delle quattro posizioni per lo sviluppo. Peraltro, il procedere del pensiero comporta la formazione di successive basi delle quattro posizioni complete, in quanto ogni volta che un livello è stato completato si passa, come abbiamo compreso dalla spiegazione precedente, a un nuovo livello: il pensiero progredisce compiendo ripetutamente questi passaggi.

D. LE FORME BASILARI DEL PENSIERO

Il pensiero (o la cognizione) nello stadio della comprensione ha origine dall’azione di dare e avere, centrata sullo scopo, tra contenuti e prototipi. Per prima cosa, perciò, deve essere adeguatamente stabilito un giusto scopo, che sia collegato con lo scopo della creazione, basato sul Cuore (l’amore).

Come abbiamo spiegato nel capitolo sull’epistemologia, la protoimmagine e le immagini di relazione formate nella protocoscienza sono collegate al subconscio, nei centri inferiori, tramite i nervi periferici. L’uomo è fornito alla nascita di prototipi a priori (originali).

Le immagini delle relazioni diventano forme del pensiero, che fissano i limiti della cognizione o del pensiero. Il subconscio nel centro inferiore ha poi certe forme (immagini delle forme).

Supponiamo ora, ad esempio, che una persona soffra di appendicite. Il centro inferiore, che racchiude la protocoscienza, possiede in partenza le informazioni sul Songsang e lo Hiongsang (le funzioni e la struttura) peculiari dell’appendice. Perciò, il centro inferiore percepisce immediatamente l’anormalità e invia appropriate istruzioni, affinché l’appendice ritorni al suo stato originale, normale.

Quando il movimento dello stomaco è troppo forte, possono prodursi convulsioni; se invece è troppo debole, viene la ptosi gastrica; il centro inferiore è informato sull’andamento del movimento dello stomaco e, quando questo diventa troppo energico o troppo tenue, lo regola adeguatamente. Questo tipo d’informazioni riguardano gli aspetti di yang e yin.

Ancora, la cellula ha nucleo e citoplasma, e il primo controlla il secondo in un rapporto di soggetto e oggetto. Il subconscio del centro inferiore conserva le informazioni riguardanti soggetto e oggetto nella cellula. Il subconscio ha anche il senso del tempo e dello spazio. Così, quando in una parte del corpo si diffonde un’infezione, il subconscio cerca di contrastarla inviando lì i globuli bianchi. Il subconscio conosce la relazione tra finito e infinito. Ad esempio, i globuli rossi muoiono, dopo aver vissuto un certo periodo di tempo e, in questo modo, nel corpo si creano continuamente nuove cellule, mentre le vecchie scompaiono: il subconscio è al corrente di tale precarietà. Nel corpo ci sono anche cellule e organi che esistono e funzionano mantenendo la propria durevolezza, perpetuità e ciclicità, della quale anche il subconscio è edotto.

Perciò, il subconscio nel centro inferiore conosce le forme di Songsang e Hiongsang, yang e yin, soggetto e oggetto, tempo e spazio, finitezza e infinitezza, etc. Le immagini di queste correlazioni riflesse nella subcoscienza sono le immagini delle forme, che vengono trasmesse al centro cerebrale e diventano le forme del pensiero.

Il ruolo svolto dalle forme del pensiero può essere ben illustrato paragonando queste ultime ai giocatori che, in una partita di calcio, corrono e calciano il pallone a piacimento, ma pur sempre osservando delle regole. Analogamente, la ragione dà libero sfogo al pensiero, ma il pensiero stesso è fatto di certe forme, che sono determinate dalle immagini delle forme.

Le forme del pensiero sono altrimenti definite categorie. Nel Pensiero dell’Unificazione, le categorie sono stabilite sulla base dei principi della base delle quattro posizioni e dell’azione di dare e ricevere, che sono l’essenza del Pensiero dell’Unificazione. In primo luogo, esistono dieci categorie fondamentali, il cui significato è stato spiegato nel capitolo sull’epistemologia.

Va anche detto che, in passato, tanti pensatori hanno stabilito vari sistemi di categorie, molte delle quali sono correlate alle categorie del Pensiero dell’Unificazione. Ad esempio, c’è la categoria dell’essenza e del fenomeno che corrisponde, nel Pensiero dell’Unificazione, alla categoria del Songsang e dello Hiongsang.

Le categorie sono suddivise in primarie e secondarie. Le categorie primarie sono le dieci forme principali caratteristiche del Pensiero dell’Unificazione. Le categorie secondarie sono sviluppate sulla base delle primarie e, tra esse, alcune corrispondono alle categorie della filosofia tradizionale. Quella che segue è una lista delle categorie primarie e secondarie. Non c’è veramente un limite al numero delle categorie secondarie: qui ne indicheremo soltanto alcune.

Categorie Primarie: 1. esistenza e forza; 2. Songsang e Hiongsang; 3. yang e yin; 4. soggetto e oggetto; 5. posizione e consolidamento; 6. immutabilità e mutabilità; 7. azione ed effetto; 8. tempo e spazio; 9. numero e principio; l0. finitezza e infinitezza.

Categorie secondarie: 1. qualità e quantità; 2. contenuto e forma; 3. essenza e fenomeno; 4. causa ed effetto; 5. generale e individuale; 6. astratto e concreto; 7. sostanza e attributo.

Perché, sebbene Songsang e Hiongsang, tra le categorie primarie, siano analoghe a essenza e fenomeno o contenuto e forma, usiamo questi due termini talmente nuovi e inconsueti? I concetti fondamentali del Pensiero dell’Unificazione sono la base delle quattro posizioni, l’azione di chong-bun-hap, l’azione di dare e ricevere, e così via. Se dovessimo prescinderne, il Pensiero dell’Unificazione verrebbe a mancare dello scheletro. È per questo che non possiamo fare a meno di usare questi termini come categorie del Pensiero dell’Unificazione.

Categorie e sistemi di pensiero sono intimamente legati. Si può affermare che basta vedere le categorie di un sistema di pensiero per conoscere il sistema stesso, e chi comprende un sistema di pensiero ne conosce le categorie. Le categorie sono la segnaletica di un sistema di pensiero. Il Pensiero dell’Unificazione è un nuovo pensiero ed è perciò naturale che stabilisca categorie con nuovi termini appropriati.

Il pensiero di Marx ha categorie marxiane, quello di Kant ha categorie kantiane e quello di Hegel ha categorie hegeliane. Analogamente, il Pensiero dell’Unificazione deve avere le categorie del Pensiero dell’Unificazione, che dimostrano le sue caratteristiche, e sono le dieci forme fondamentali che costituiscono le sue categorie primarie.

E. LE LEGGI FONDAMENTALI DEL PENSIERO

Nella logica formale, le leggi fondamentali del pensiero sono la legge d’identità, la legge di contraddizione, la legge del terzo escluso e la legge della ragion sufficiente. Dal punto di vista del Pensiero dell’Unificazione ce n’è un’altra ancora, e precisamente la legge del dare e ricevere.

Il modello del pensiero è dato dalla struttura dell’Immagine Originale, e quindi dalla base delle quattro posizioni, formata dall’azione di dare e ricevere. Di conseguenza, la legge dell’azione di dare e ricevere (o legge del dare e ricevere) è la più importante tra tutte le leggi del pensiero. Sulla base di essa sono stabilite la legge d’identità, la legge di contraddizione, e così via.

Nella logica formale, congiunzioni come “e”, “o”, “non” e “se … allora” costituiscono le coordinate della logica. Senza tali congiunzioni, non si può enunciare alcuna proposizione né formulare alcuna inferenza. Dal punto di vista del Pensiero dell’Unificazione, le proposizioni o inferenze che contengono tali congiunzioni sono espresse sulla base dell’azione di dare e ricevere del confronto. Le congiunzioni adempiono il ruolo di determinare la correlazione tra i termini nella proposizione, ovvero tra le proposizioni in un’inferenza.

Le leggi logiche possono essere enunciate usando le congiunzioni, poiché l’uso delle congiunzioni è determinato dalle leggi logiche. Ad esempio il sillogismo, che è una tipica inferenza deduttiva, può essere presentato con l’uso di congiunzioni nel modo seguente: se A (la premessa maggiore) e B (la premessa minore), allora C (conclusione). Consideriamo, ad esempio, il seguente sillogismo: l’uomo è mortale, Socrate è un uomo, perciò Socrate è mortale.

Dal paragone tra la proposizione “l’uomo è mortale” (la premessa maggiore) e la proposizione “Socrate è un uomo” (la premessa minore), l’estensione di “uomo” è più ampia di quella di “Socrate”, che è inclusa nella prima. Perciò, alla fine, giungiamo alla conclusione che “Socrate è mortale”: si tratta di un’azione di dare e ricevere del confronto.

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Fig. 10.11 – L’azione di dare e ricevere del confronto tra proposizioni

Inoltre, ciascuna proposizione è strutturata dall’azione di dare e ricevere. Nella premessa maggiore dell’esempio precedente, noi confrontiamo “uomo” e “mortalità”, traendone la conclusione che “l’uomo è mortale”. Perciò, anche qui, si sviluppa un’azione di dare e ricevere del confronto.

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Fig. 10.12 – L’azione di dare e ricevere del confronto tra soggetto e oggetto

La questione successiva riguarda la legge e la libertà del pensiero: se il pensiero si conforma alle leggi, che libertà può esserci nel pensiero? Come abbiamo già detto, il Songsang Interno e lo Hiongsang Interno stabiliscono un’azione di dare e ricevere ed emerge il Logos. La ragione che abita il Songsang Interno è libera, mentre le leggi insite nello Hiongsang Interno sono già predeterminate, e non possono essere alterate.

In che cosa consiste, allora, la libertà della ragione? Nello Hiongsang Interno c’è una varietà d’idee e concetti, e la ragione è libera in quanto può scegliere tra essi. Così, sebbene lo scopo e la direzione del pensiero siano determinati, la libertà di ciascuna persona determina quale tipo di piano venga stabilito. L’uomo ha innumerevoli idee e concetti, acquisiti attraverso l’esperienza; partendo da questi, componendoli o associandoli, può scegliere liberamente e produrre una nuova concezione, o piano. Questo è il significato della libertà della ragione, o libertà del pensiero.

III. L’OPINIONE DEL PENSIERO DELL’UNIFICAZIONE SUI SISTEMI LOGICI TRADIZIONALI

A. LA LOGICA FORMALE

Alla logica formale, di per sé, la logica dell’Unificazione non ha nulla da obiettare. In altre parole, la Logica dell’Unificazione accetta le leggi e le forme del pensiero elaborate dalla logica formale così come sono. Nondimeno, il pensare umano non possiede solo l’aspetto della forma, ma anche quello del contenuto, ed ha inoltre uno scopo, una direzione e delle relazioni con altri settori (della cognizione, del dominio, dell’ontologia). Il pensiero, perciò, non è fine a sé stesso, ed anzi è strumento della cognizione e della pratica (il dominio), preordinato al compimento dello scopo della creazione. In definitiva, le leggi del pensiero sono le mere condizioni grazie alle quali si compie l’atto del pensare.

B. LA LOGICA DI HEGEL

La logica di Hegel si propose d’interpretare filosoficamente il modo in cui Dio aveva creato l’universo. Hegel intese Dio come Logos o Idea, e stabilì l’idea come punto di partenza della creazione dell’universo.

Per prima cosa, Hegel descrisse lo sviluppo di essere, nulla e divenire nel mondo dell’idea. Poiché l’essere in sé non ha sviluppo, il nulla è qualcosa da contrapporre all’essere. Poi, come unità dell’opposizione tra essere e nulla, entra in campo il divenire. C’è un problema, tuttavia, in questa visione. Secondo Hegel, il nulla originalmente è solo un’interpretazione dell’essere, ed essere e nulla non sono separati. (12) Per contro, Hegel stesso separò l’essere dal nulla, e costruì la sua teoria come se essere e nulla fossero opposti uno rispetto all’altro.

In secondo luogo, Hegel ritenne che l’idea potesse svilupparsi da sé stessa. Dal punto di vista del pensiero dell’Unificazione, l’idea appartiene allo Hiongsang Interno nella struttura dell’Immagine Originale; quando le funzioni dell’intelligenza, del sentimento e della volontà – e in particolare la ragione insita nella funzione dell’intelletto – operano sull’idea avendo al centro lo scopo, si forma il Logos (concezione o piano), che diventa una nuova idea. Di conseguenza, il Logos, o Idea, è qualcosa che si forma nella mente di Dio, e mai può accadere che l’Idea si sviluppi da sé.

Nei suoi corsi all’Università di Tubingen, Max von Ramelin ha criticato il concetto di auto-sviluppo dell’idea propugnato da Hegel, constatando come gli sforzi compiuti, dal suo stesso ideatore, per comprendere i significati del cosiddetto metodo speculativo, erano andati al di là d’ogni possibile immaginazione dello stesso Hegel. (13)

Inoltre, Hegel sostenne che la natura sia l’auto-alienazione, o la forma d’altruità, dell’idea. Come abbiamo osservato nella teoria dell’Immagine Originale, questa teoria, che vede nella natura l’espressione di Dio, conduce al panteismo e rinuncia a distinguere tra la natura e Dio stesso. Da qui si è ingenerata una facile tendenza a scadere nel materialismo.

Nella dialettica di Hegel, la natura è semplicemente una tappa intermedia nel processo che porta alla comparsa dell’umanità. La natura è come il ponteggio sistemato intorno a un edificio in costruzione. Una volta che l’edificio è finito, l’impalcatura innalzata per la costruzione viene rimossa. Analogamente, da quando l’umanità è venuta ad esistere, la natura in sé è rimasta priva di significato.

Secondo Hegel, poi, l’uomo segue la direzione dalla ragione attraverso l’intero corso della storia: in ultima analisi, l’uomo si riduce a un burattino manovrato dallo Spirito Assoluto. Dal punto di vista del Pensiero dell’Unificazione, invece, non è Dio a condurre unilateralmente la storia, poiché questa si compie con la concomitanza delle rispettive parti di responsabilità dell’uomo e di Dio.

Ancora, la dialettica di Hegel si sviluppa ciclicamente, torna sui propri passi e alla fine si completa. Nei suoi studi storici, Hegel descrisse la Prussia come lo stato razionale emerso alla conclusione dei tempi. Se davvero fosse stato così, la storia sarebbe davvero terminata all’epoca della Prussia, e non ci sarebbe stato alcun ulteriore, successivo progresso. Da questo dato ricaviamo invece che anche la filosofia di Hegel si è esaurita con la fine della Prussia.

Numerosi problemi di questo tipo inficiano la teoria di Hegel. Dobbiamo convenire che la radice di tanti errori sta proprio nella logica hegeliana. Esaminiamo più a fondo questo punto. Hegel intese lo sviluppo dell’idea come il processo dialettico di tesi, antitesi e sintesi. L’idea aliena sé stessa e diventa natura, per poi ritrovare sé stessa, più tardi, diventando spirito nell’umanità. Hans Leisegang rilevò per primo come questo modo di pensare, del tutto esclusivo di Hegel, sia basato sulla sua peculiare riflessione sulla Bibbia. (14)

Più in particolare, la filosofia di Hegel sulla contrapposizione, trascesa da una sintesi più elevata, sarebbe basata sulle tematiche proposte da certi passi del Vangelo di Giovanni, quali ad esempio “se il granello di frumento caduto in terra non muore, riman solo; ma se muore, produce molto frutto”, (15) oppure “io son la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà”. (16)

Da questa prospettiva, Hegel concepì Dio come Logos, o Idea, e ritenne che Dio Si manifestasse nel mondo esteriore proprio come si manifesta all’esterno la vita di un seme piantato nella terra. Qui ritroviamo evidente la causa fondamentale degli errori di Hegel.

Dal punto di vista del Pensiero dell’Unificazione, Dio è un Dio di Cuore (amore), che creò l’universo avendo stabilito il suo scopo di creazione sulla motivazione del Cuore, l’impulso emotivo che cerca la gioia nell’amore per l’oggetto. Il Logos fu il progetto di creazione nella mente di Dio, e non Dio stesso.

Invero, nella dialettica idealista di Hegel, non sono considerati né il Cuore (l’amore), né lo scopo della creazione. Negli scritti di Hegel, Dio non è mostrato come il Creatore, quanto invece come una specie di vita che germoglia e cresce.

A questo punto, confrontiamo la logica di Hegel con quella dell’Unificazione. Quel che Hegel chiama Logos corrisponde, nel Pensiero dell’Unificazione, alla concezione o al progetto di Dio per la creazione. Il processo definito come la dialettica del Logos in Hegel corrisponde, nel Pensiero dell’Unificazione, all’azione di dare e ricevere nell’Immagine Originale. Tesi, antitesi e sintesi in Hegel corrispondono all’azione di origine, divisione e unione nel Pensiero dell’Unificazione.

La dialettica ciclica hegeliana può essere intesa, secondo il Pensiero dell’Unificazione, come il movimento di sviluppo spiraliforme determinato nella natura dall’azione di dare e ricevere centrata sullo scopo della creazione e, nella storia, dal corso della ri-creazione e della restaurazione. Hegel cercò di trovare l’Idea nella natura, mentre il Pensiero dell’Unificazione afferma che l’Immagine Originale (nei suoi due aspetti dell’Immagine Divina e del Carattere Divino) può essere percepita nelle cose simbolicamente. Così, la visione panteista di Hegel può essere superata dalla teoria dell’Immagine Pan-divina, formulata nel Pensiero dell’Unificazione, secondo cui l’Immagine Divina si manifesta in tutte le creature.

C. LA LOGICA DIALETTICA

Come abbiamo già accennato, nella scia delle controversie suscitate dal saggio di Stalin sul marxismo e i problemi della linguistica, fu rivista la tesi secondo cui la logica formale, appartenendo alla sovrastruttura, avrebbe carattere classista e vennero a questo punto accettate le leggi d’identità e di contraddizione. Peraltro, un’insanabile aporia s’ingenerò proprio a causa del riconoscimento di queste due leggi del pensiero.

Nello schema della teoria comunista, il mondo oggettivo seguirebbe la legge dialettica della contraddizione (la legge dell’unità e della lotta tra gli opposti) mentre il pensiero seguirebbe entrambe le leggi d’identità e di contraddizione. Ma con questa impostazione discorda irrimediabilmente l’assunto fondamentale della dialettica materialista, secondo cui il pensiero è una riflessione del mondo oggettivo. (17)

In questo modo, secondo la dialettica materialista, mentre il mondo oggettivo si sviluppa per mezzo della legge dialettica di contraddizione, nello stesso tempo possono riconoscersi l’immutabilità e il mantenimento dell’identità nella dimensione del pensiero.

Al contrario, secondo il Pensiero dell’Unificazione, la mutevolezza (lo sviluppo) e l’immutabilità sono unite tanto nel mondo oggettivo, quanto nel pensiero.

Il pensiero (o la cognizione) nello stadio della comprensione ha principalmente caratteristiche di mantenimento dell’identità, giacché la cognizione in tale fase è completata, momentaneamente, collazionando il contenuto sensoriale proveniente dal mondo esterno con i prototipi interni.

Il pensiero si orienta invece allo sviluppo nello stadio razionale. In ogni caso, il pensare procede passo per passo e, perciò, mantiene anche un aspetto di completezza (cioè di mantenimento dell’identità) in ciascuno di tali passi. Conseguentemente, le leggi d’identità e di contraddizione ricevono pieno riconoscimento nel Pensiero dell’Unificazione.

Più precisamente, quale significato è sotteso al dato che la dialettica materialista sia infine pervenuta a riconoscere la logica formale, cioè le leggi d’identità e di contraddizione? In origine, nell’argomentare fondamentale del materialismo dialettico, le cose dovevano essere intese in continuo cambiamento e inarrestabile sviluppo. Ora invece, col riconoscimento delle leggi della logica formale, la dialettica materialista ha finito per confermare la natura immutabile delle cose, sia pure con riferimento limitato al pensiero. Ne è scaturito un cambiamento essenziale, col quale si è dato atto della necessitata revisione – e quindi del conseguente crollo – della dialettica materialista.

Allo stesso tempo, risulta confermata l’esattezza della posizione del Pensiero dell’Unificazione, circa l’unitarietà, in tutte le cose, tra il mantenimento dell’identità e lo sviluppo.

D. LA LOGICA SIMBOLICA

È importante privilegiare accuratezza e rigore nel pensiero, e da questa prospettiva non c’è ragione di biasimare la logica simbolica. Nessuno, d’altronde, può intendere appieno il pensare umano col solo rigore matematico.

Nell’Immagine Originale, il Logos si forma tramite l’azione di dare e ricevere tra il Songsang Interno e lo Hiongsang Interno. Perciò, ritroviamo le leggi e i principi matematici, che esistono nello Hiongsang Interno, anche nel Logos, di modo che tutte le cose create per mezzo del Logos manifestano a loro volta leggi e principi matematici e gli scienziati possono così studiare la natura da una prospettiva, per l’appunto, matematica.

Inoltre, il pensiero umano ha il Logos di Dio come suo schema e perciò implica anch’esso principi matematici. In altre parole, occorre che il pensiero si sviluppi con precisione matematica e, da questo punto di vista, non possiamo non apprezzare lo studio matematico del pensiero, curato dalla logica simbolica.

Dobbiamo peraltro considerare che il Cuore sta al centro dell’azione di dare e ricevere tra il Songsang Interno e lo Hiongsang Interno. Nella formazione del Logos (la Parola), il Cuore ricopre un ruolo più elevato di quello della ragione o dei principi matematici.

Così, l’uomo originale non è munito soltanto del Logos (con un carattere razionale, che si conforma alle leggi), ma, più ancora, è essenzialmente dotato di pathos (con una natura emotiva, che è quindi portata a seguire il cuore). È per questo che un pensiero non esattamente strutturato matematicamente, che però includa in sé l’amore, è in grado d’esser compreso a sufficienza dagli altri.

Ad esempio, se qualcuno, avendo visto un incendio, gridasse: “Fuoco!”, non ci sarebbe dato di discernere tra le diverse possibili interpretazioni di quella frase come “questo è un fuoco” oppure “la casa laggiù sta bruciando”. Se però l’emergenza avesse ispirato abbastanza emozione, e questa fosse trasfusa in un’accorata richiesta di soccorso, chiunque potrebbe immediatamente comprenderne il senso, pur in difetto della migliore accuratezza grammaticale.

L’uomo esprime originalmente l’unione di Logos e Pathos. Seguendo soltanto il primo, l’uomo manifesta appena la metà del suo vero valore: se segue esclusivamente la razionalità, non risulta pienamente umano, come può invece essere, quando include l’aspetto del sentimento. A volte, espressioni meno curate possono risultare più umane. C’è un aspetto nel pensiero umano che esige una certa rigidità, ma non sempre è necessario spiegarsi logicamente.

Esaminando le parole di Gesù, vi troveremo tanti passaggi illogici: nondimeno, le sue parole sono grandiose perché in esse si rivela l’amore di Dio. Le sue parole sono vere ed autentiche, sebbene possano discostarsi dalla logica più rigorosa.

E. LA LOGICA TRANSCENDENTALE

Secondo Kant, la conoscenza si ricava dal pensare un oggetto (il contenuto sensoriale) tramite le forme del pensiero a priori. Secondo il Pensiero dell’Unificazione, invece, l’oggetto non ha solo un contenuto (il contenuto sensoriale) ma anche una forma (le forme dell’esistenza). Reciprocamente, anche il soggetto della cognizione ha una forma (le forme del pensiero) e un contenuto (l’immagine del contenuto).

La correttezza del pensiero non può essere garantita semplicemente da quel che Kant definì come le forme a priori e il contenuto sensoriale. Per il Pensiero dell’Unificazione, la necessaria relazione tra l’uomo e le cose comporta la corrispondenza tra le leggi e le forme del pensiero e le leggi e le forme del mondo esterno, e si fa garante dell’esattezza del pensiero intorno all’oggetto.

F. CONFRONTO TRA LA LOGICA DELL’UNIFICAZIONE E I SISTEMI LOGICI TRADIZIONALI

Lo schema che segue riassume in una visione sinottica le logiche dell’Unificazione, formale, dialettica e trascendentale.

Logica dell’Unificazione Logica formale Logica dialettica Logica trascendentale
Forme del pensiero oggettive e soggettive soggettive oggettive soggettive
Contenuto del Pensiero oggettivo e soggettivo nessuno oggettivo oggettivo
Leggi del pensiero legge del dare e ricevere legge d’identità e legge di contraddizione metodo dialettico Metodo trascendentale
Modello del pensiero struttura dell’Immagine originale nessuno nessuno nessuno
Caratteristiche teoria della collazione teoria della forma teoria della riflessione teoria della sintesi

Note: La Logica

(1) I. Kant, Kritik der Reinen Vernunft, op. cit.

(2) Nell’introduzione alla Wissenschaft der Logik, Hegel affermò che quel contenuto mostra Dio com’Egli è nella Sua essenza eterna prima della creazione della natura e della spirale infinita (CarI J. Friedrich, The Philosophy of Hegel, New York, 1954).

(3) L’Essere puro costituisce l’inizio: poiché esso, da una parte, è pensiero puro e, dall’altra, è immediatezza semplice e indeterminata; infatti, il primo inizio non può esser mediato da alcunché, o essere più specificamente determinato.” (G.W.F. Hegel, Wissenschaft der Logik, Berlino, 1832-45).

(4) Ma questo mero Essere, che è mera astrazione, è perciò il negativo assoluto; il che, sotto un aspetto altrettanto immediato, è proprio il Nulla (Ibid.).

(5) Divenire è il primo pensiero concreto e perciò la prima nozione; laddove l’Essere e il Nulla sono astrazioni vuote, … il Divenire è soltanto l’affermazione esplicita di ciò che il Divenire è nella sua verità (Ibid.).

(6) Questo processo di trasformazione è un ciclo che ritorna a sé stesso, un ciclo che presuppone il proprio inizio, e solo alla fine raggiunge il suo principio (G.W.F. Hegel, Phänomenologie des Geistes, Berlino 1832-45).

(7) Engels ironizzò sulle leggi d’identità e contraddizione. Per il metafisico, le cose e le loro riflessioni mentali, le idee, sono isolate, vanno considerate una dopo l’altra e separatamente costituiscono oggetti d’investigazione fissi, rigidi, dati una volta per tutte. Egli pensa in termini di antitesi assolutamente inconciliabili. La sua comunicazione è sì, sì; no, no; poiché tutto quanto sia oltre di ciò è il frutto del male. Per lui una cosa esiste o non esiste e non può essere, nello stesso tempo, sé stessa e qualcos’altro. Positivo e negativo si escludono a vicenda assolutamente; causa ed effetto restano in rigida antitesi tra loro (F. Engels, Antidühring, op. cit.).

(8) Nasatane Iwasaki, Commentary Logic, Oita, 1979.

(9) Ibid.

(10) Sono passati quasi 150 anni da quando Engels scrisse la sua Scienza della Logica (1812-1816) e, nel frattempo, nessun sistema è stato elaborato per prenderne il posto. Sebbene sia stata spesso sottolineata la necessità di una logica dialettica da una prospettiva materialista, nessuno ne ha prodotto una visione sistematica (Tsunenobu Terasawa, Saggio sulla Logica Dialettica, Tokyo, 1957).

(11) Tutta la nostra conoscenza parte dai sensi, da questi procede alla comprensione, e finisce con la ragione, oltre la quale non v’è facoltà più elevata che possa rinvenirsi in noi. Essa attinge da tutti i contenuti della conoscenza (I. Kant, Kritik der Reinen Vernunft, op. cit.).

(12) Ma qualsiasi ulteriore e più concreta caratterizzazione priva l’Essere dell’integrità e semplicità che esso possiede in principio. Solo nei confini e grazie a questa mera generalità esso è il Nulla, qualcosa d’inesprimibile, per cui la distinzione rispetto al Nulla è una pura intenzione o supposizione. Tutto quel che si vuole è rendersi conto che questi principi non sono altro che astrazioni vuote, una più vuota dell’altra (G.W.F. Hegel, Wissenschaft der Logik, op. cit.).

(13) Ognuno, riflettendo e scuotendo la testa, si è domandato: “Capisci? È possibile che, senza bisogno che tu faccia nulla, l’Idea si evolva da sola nella tua mente?” Coloro che avessero risposto affermativamente dovevano essere le persone dotate di una mente speculativa. Noi altri invece, diversi da loro, rimanevamo fermi allo stadio di pensare nella categoria di una comprensione limitata … nella nostra mente, la ragione per cui non riuscivamo a comprendere pienamente quel metodo era la nostra mancanza di talento; non avevamo il coraggio di prendere atro che la ragione stava proprio nell’astrusità e nei difetti del metodo stesso (Kazuto Matsumura, La logica di Hegel, Tokyo, 1959).

(14) Johannes Hirschberger, Geschichte der Philosophie, op. cit.

(15) Vangelo secondo Giovanni 12:24.

(16) Vangelo secondo Giovanni 11:25.

(17) Negli anni ’50, nell’ambito del dibattito sulla logica, si presentarono due ordini di difficoltà. Il primo riguardò la teoria della riflessione. Una volta affermato che le leggi d’identità e contraddizione sono da un lato relative, in quanto riflessioni dell’immutabilità relativa della realtà oggettiva, e dall’altro lato assolute, come regole di funzionamento del pensiero, ovvero forme del pensiero, si obiettò che, se le leggi d’identità e di contraddizione sono mere riflessioni relative della realtà, non possono naturalmente che avere validità soltanto relativa. La seconda difficoltà, invece, interessò la teoria dell’operazione. La logica formale è la logica dell’operazione, nel senso che essa non è interessata alla veridicità, ma più semplicemente alla validità del pensare. E per questo che le leggi d’identità e di contraddizione non sono riflessioni della realtà, ma semplicemente leggi e norme del pensare. Tuttavia, il riconoscimento di leggi indipendenti del pensiero, svincolate da qualsiasi relazione con l’esistenza, implicherebbe l’abbandono della fondazione materialista e, in definitiva, il ritorno a un a priorismo kantiano (Akira Seto, Epistemologia e Dialettica Contemporanee, Tokyo, 1976). Come metodo per la soluzione dei due tipi di problemi, Seto suggerì di riconoscere che le due contraddizioni nella legge di contraddizione, cioè la contraddizione dialettica e la contraddizione nella logica formale, hanno originalmente natura diversa. Ma neanche questo ragionamento risolve tutti i problemi. Ci si deve infatti domandare perché si sia finiti in una situazione, nella quale le due contraddizioni, essenzialmente differenti, sono espresse nello stesso tempo nella stessa legge di contraddizione.

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