Il primo arresto in Giappone

Circa il suo corso esteriore, dopo aver ricevuto questa rivelazione dal Padre Celeste e da Gesù, il Padre finì le sue scuole primarie più tardi del normale e frequentò una scuola superiore dove studiò elettrotecnica.

Una domenica andò in chiesa e pregò dopo il sermone. La sua preghiera fu così profonda ed ispirata che molte donne si commossero e piansero. Quando il sermone finì, esse si precipitarono da lui: era solo un giovinetto, non poterono fare a meno di amarlo. Qualcuna lo abbracciò, altre lo ringraziarono con le lacrime agli occhi.

Una volta una donna lo invitò ad andare a casa sua e il Padre vi fu accompagnato. Visse in quella casa quasi 7 mesi. La donna aveva 2 figlie. Forse c’era qualche significato provvidenziale in questa famiglia. Il Padre cercò di far capire alla donna che lo ospitava qual era la sua missione, ma non ci riuscì. Lei lo amava come un figlio, ma non poteva capirlo.

Il Padre le chiese di pregare Dio affinché le dicesse chi dei due era più grande: Gesù o lui. Ancora la donna non riusciva a capirlo. Poi le chiese di domandare al Padre Celeste chi era più importante: il Padre o tutta l’umanità e l’universo. Infine, egli abbandonò quella famiglia per andare in Giappone. Quando tornò visitò ancora la casa, ma neanche allora la donna riuscì a capire le parole del Padre. In seguito, forse avrebbe capito.

Allora egli incominciò a far capire ai giovani cosa dovevano fare per il Padre Celeste e per l’umanità e contemporaneamente cercava la verità nel mondo spirituale.

Sentiva la profondità del dolore del Padre Celeste e di Gesù. Fu il primo che comprese tutto questo. “Povero Gesù - gridava - povero Gesù”. Sentiva profondamente la sofferenza dell’uomo che amava di più. Il Padre Celeste non aveva la bocca per parlare, né le braccia per abbracciare, né le gambe per inseguire i figli che andavano incontro alla tragedia piangendo per le loro sofferenze.

Il Padre fu il primo uomo a comprendere la miseria di Dio e non poteva fare a meno di piangere per il Padre Celeste. Piangeva giorno dopo giorno, notte dopo notte. Il suo viso divenne così gonfio che persino i suoi vicini non lo riconoscevano più: aveva una faccia completamente diversa.

Egli penetrò profondamente il cuore di Dio. Un giorno il Padre disse: “Voi potete lasciare la Chiesa di Unificazione, ma io no”. Egli non può lasciarla perché conosce la profonda sofferenza di Dio. Non può lasciare solo Dio. Non sopporta di vedere che Dio soffre ancora. Non può lasciare la Chiesa di Unificazione perché conosce il cuore di Dio e non perché ne è il fondatore.

Il primo viaggio in Giappone

A 19 anni Dio gli ordinò di andare in Giappone. Obbedendo a Lui, lasciò la sua terra natia, attraversò il mare e andò in Giappone.

Il viaggio da Seul a Pusan fu di 10 ore su un treno molto lento e durante tutto il tragitto egli pianse sempre. Le lacrime gli scendevano copiosamente sulle guance. Una signora che gli sedeva di fronte pensò che piangesse perché doveva lasciare la sua terra d’origine, ma più cercava di consolarlo, più il Padre piangeva.

Non era addolorato perché stava lasciando la sua terra natale, ma a causa della miseria del popolo coreano. Il Padre era il primo uomo che capiva il cuore di Dio e il dolore di Gesù. Dio è stato tradito da tutta l’umanità che Egli ha amato più di ogni altra cosa. Il Padre Celeste aveva il cuore spezzato.

Il Maestro continuava a piangere. Se non avesse asciugato lui le lacrime della sua nazione e della sua razza, chi altro sarebbe stato qualificato per farlo? Molta gente piange, ma le loro lacrime non bastano a risolvere la tragedia umana.

Il Padre è veramente un uomo che prega e che piange perché conosce il cuore di Dio. Le sue lacrime non erano di debolezza o di gioia. Egli piangeva quando era in intimo contatto con Dio. La natura di Dio deve essere penetrata in lui. Il Padre deve aver pianto per la condizione miserevole del suo popolo, dei contadini della Corea, durante tutto il suo viaggio verso il Giappone. Se non avesse adempiuto alla sua missione, il popolo coreano avrebbe sofferto atrocemente. Ma la donna di fronte a lui non poteva capire tutto ciò.

Arrivato in Giappone, si iscrisse alla Università di Waseda, una delle principali e più famose del Giappone. È un’università privata perché era impossibile a quel tempo, per un coreano, avere accesso ad un’università pubblica. Studiò là ingegneria elettronica.

Un giorno un membro giapponese chiese al Padre: “Sei venuto in Giappone per studiare ingegneria?” “No”, rispose il Padre. Lo scopo non era questo, ma qualcosa di più profondo. In Giappone il Padre ebbe molte esperienze riguardo lo scopo della sua missione ma, dato che non ne parlava mai, la gente non capiva perché fosse venuto.

Il Giappone corrispondeva alla terra d’Egitto nel corso di Gesù.

Fu una giovinezza particolare la sua. In Giappone raccolse intorno a sé molti amici perché era una persona eccezionale sotto molti aspetti. Eppure, i giapponesi non amano i coreani, la Corea era sotto il dominio del Giappone. Nonostante ciò, molti studenti seguivano il Padre perché era buono. A volte ascoltavano musica insieme, altre volte visitavano i mendicanti e portavano loro del riso. Come dovevano essere affamati! Egli tagliava loro anche i capelli. I mendicanti lo amavano veramente tanto e quando non li andava a visitare per un po’, sentivano molto la sua mancanza. A volte visitava i lavoratori, e la gente era molto felice con lui. Anche in Corea faceva la stessa cosa. Spesso portava anche i suoi amici.

Per guadagnare soldi, il Padre lavorò presso una compagnia industriale, la più grande in Giappone. La sua esperienza era molto vasta. A qualsiasi domanda egli sapeva rispondere. Con quella compagnia firmò un contratto che lo impegnava a trasportare carbone dalle navi al magazzino e lavorò lì, con alcuni suoi amici, molto duramente, quasi senza dormire. Lavorava quattro volte più degli altri; il Padre poteva fare in 2 o 3 giorni il lavoro per il quale gli altri operai impiegavano più di una settimana. In quei giorni guadagnò tutto il denaro che gli occorreva per vivere due mesi. Poi pagò il suo affitto e fece molti regali. Infine, dormì per tre giorni. Il suo modo di vivere è sempre stato fuori dal normale.

Un giorno andò a visitare una prostituta, ma il suo scopo era diverso da quello di tutti gli altri. L’ascoltò e la consolò. Ascoltò le terribili e miserevoli esperienze della sua vita. In visite come queste egli riusciva a comprendere l’umanità.

Ebbe anche molte esperienze in preparazione alla sua missione. Molte donne si innamorarono di lui. Una giovane gli diede un giorno una lettera scritta col suo sangue, come la più alta espressione d’amore, dicendo: “Ti amo più della mia stessa vita”.

Parole del Padre - 14 ottobre 1975:

Sapevo che terribile cosa sarebbe stata l’essere tentato, conoscendo la causa della caduta. Così io camminavo per strada fissando gli occhi a terra.

La lotta del Padre per l’indipendenza della Corea: il primo arresto in Giappone.

Il Padre ci raccontò anche che quando era studente in Giappone, ritornando in Corea per un periodo di vacanze, la polizia giapponese volle interrogarlo prima ancora che avesse l’opportunità di incontrare i suoi genitori.

“Ovunque andassi, ero sempre sulla lista nera... sono stato sorvegliato tutta la mia vita”. Il Padre sapeva che doveva svolgere la sua missione in un paese satanico: il Giappone.

Cominciò così a lavorare con il movimento di indipendenza che lottava segretamente in Giappone per l’indipendenza della Corea. Il governo giapponese l’opprimeva. Molti agenti segreti lo sorvegliavano e fu arrestato e torturato parecchie volte. Gli chiedevano il nome dei suoi compagni. La polizia segreta torturò il Messia. I loro metodi di tortura erano simili a quelli russi, molto dolorosi. Il governo giapponese studiava come torturare la gente e il tipo di tortura più severo fu praticato proprio al Padre. Un trattamento consisteva nel far scorrere dell’acqua dalle narici alla bocca. Un’altra tortura era la costrizione a sedere su un filo di ferro per giorni e giorni senza dormire. Il Padre veniva appeso al soffitto e picchiato con una cinghia di cuoio. Se sveniva, lo stendevano sul nudo pavimento e poi ricominciavano a torturarlo. Ma il Padre non confessò mai i nomi dei suoi compagni e seguaci rivoluzionari.

Il Giappone era veramente una nazione satanica.

Dalle parole del Padre - 14 ottobre 1975:

Quando era giovane, in Giappone egli diceva: “Tutti mi perseguitavano e i miei amici più cari volevano lasciarmi. Le mie sorelle, che amavo più di ogni altra cosa, mi furono tolte... Se avevo un cane che amavo, quel cane moriva... se amavo il mio cavallo, quel cavallo doveva morire. Dio mi voleva tagliare ogni legame col mondo”.

Quando il Padre tornò in Giappone nel 1965, disse che, lasciandolo, aveva promesso al Padre Celeste di ritornarci entro 20 anni e aveva chiesto: “Quando tornerò, fammi trovare delle persone che lottino contro questo cattivo governo giapponese, Fammi trovare dei giovani che mi obbediscano e mi seguano a prezzo della loro vita”. “Siete voi” disse il Padre ai membri giapponesi.

Una volta in Giappone disse che quel paese gli riportava alla mente certi brutti ricordi. Eppure, di quel periodo giapponese ha due esperienze che non può dimenticare.

C’era una vecchia signora che lo ospitava e lo trattava come tutti gli altri suoi pensionanti giapponesi. Potrebbe sembrare una cosa normale, ma in realtà, nel clima di maltrattamento della gente coreana, il suo comportamento era veramente molto insolito. Infatti, quasi tutti i giapponesi ridicolizzavano e disprezzavano i coreani che vivevano in Giappone.

Quando il Padre tornò in Giappone, nel 1965, incontrò ancora quella signora, ma lei non lo riconobbe. Poi si ricordò di lui ma non sapeva che il Padre era il Signore del II Avvento. Il Padre le era molto grato.

Un’altra esperienza l’ebbe quando lavorava in una compagnia di combustibili vendendo carbone. Questo era un lavoro per il quale la gente coreana era disprezzata. Quindi il Padre dovette subire lo stesso tipo di maltrattamenti e di insulti riservati a tutti i coreani in Giappone.

Una volta, tornando a casa dal lavoro a notte tarda, si sentiva molto stanco. In quel momento vide uscire dall’ufficio il vecchio dirigente che gli porse una piccola somma extra. Forse erano 10 cents o un dollaro più della sua solita paga. Era una cosa molto insolita e il Padre non poté dimenticarla.

Egli provava risentimento per il Giappone, ma queste due persone consolarono il suo cuore e per loro egli fu capace di dimenticare il suo rancore.

Gli altri maltrattavano il Padre perché non potevano capire che egli era il Messia; erano arroganti: ma queste due persone furono così gentili che il loro comportamento si impresse nel cuore del Padre.

Il ritorno del Padre in Corea

Il Padre, seguendo la volontà di Dio, tornò in Corea dal Giappone proprio prima della fine della II guerra mondiale, nel 1944.

Sua madre ricevette la notizia del suo arrivo a casa, ma subito dopo, venne a sapere che suo figlio, nostro Padre, poteva essere morto: la nave con la quale doveva arrivare era stata affondata dal bombardamento di un B 29 americano.

Fu così colpita dal dolore da dimenticare completamente sé stessa. Corse per miglia e miglia verso il porto. Era così spaventata per suo figlio: pensava che sicuramente era morto.

Ma quando arrivò al porto, ricevette nuove informazioni: la nave distrutta dal bombardamento era in effetti la nave su cui il Padre avrebbe dovuto viaggiare, ma per qualche ragione, il Padre aveva cambiato imbarcazione. Egli era protetto da Dio.

La madre seppe che suo figlio era arrivato a casa sano e salvo e nel rivederlo vivo, pianse e saltò di gioia. Le ci volle un po’ di tempo per rendersi conto che, correndo al porto per avere notizie di suo figlio, si era ferita gravemente al piede con una scheggia.

Il Padre in persona, ci raccontò che vedendo ciò, egli poté capire quanto profondo era l’amore dei suoi genitori, di sua madre, per lui. Anche se erano genitori caduti, come era grande il loro amore! Il Padre deve aver amato molto sua madre.

Tuttavia, la sua famiglia non riusciva a capirlo. Quando il Padre era in prigione, sua madre andava a visitarlo e gli diceva: “Lascia questo lavoro, smetti con questo genere di cose, torna a casa con me. Non devi soffrire tanto. Perché stai soffrendo così tanto?

In risposta il Padre dovette dirle: “Va’ via da me, non tornare più qui”. Non importava quanto profondamente lei lo amasse, egli non poteva accettare le sue parole perché sfidavano la volontà di Dio. Fu come quando Gesù dovette dire a sua madre: “Che c’è fra me e te o donna?” Allo stesso modo nostro Padre dovette mandare via sua madre che amava più di ogni altro. “Da quel momento non l’ho più vista”, ha detto il Padre.

I suoi genitori rimasero, probabilmente, nella Corea del Nord. Il Padre conosce molto bene il destino dei suoi genitori a causa del comunismo. Nel 1971 egli parlò della sua terra natia, ora sotto il dominio comunista. Sa che sua madre è nel mondo spirituale, forse proprio a causa del comunismo. Questo significa che le ultime parole del Padre a sua madre furono: “Va’ via e non tornare mai più”.

Il 15 agosto 1945, il Giappone si arrese all’America. La II guerra mondiale era finita, e così pure la dominazione satanica giapponese in Corea. La Corea doveva stabilire un suo proprio governo. Perciò iniziarono molti movimenti. È proprio questo il periodo in cui cominciò la vera missione del Padre sulla terra: il 1946.

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