Hung Nam

Il Maestro ricominciò a predicare. Molti seguaci si raggruppavano intorno a lui per sentire le sue parole ispirate che spiegavano la Bibbia.

Anche il mondo spirituale aiutava il Padre. Egli parlava ai suoi discepoli per ore ed ore. Dormì solo 2 ore a notte per più di 7 anni.

Molte donne erano attratte da lui e queste, quando tornavano a casa dai loro mariti, li trovavano arrabbiati con loro.

“Che cosa avete fatto?” chiedevano loro. Così cominciarono a crearsi parecchi problemi.

Quando i comunisti giunsero nel Nord Corea cercarono di dividere le Chiese cristiane, erano astuti e spesso usavano metodi sleali.

Per un certo tempo fingevano di approvare ed apprezzare i cristiani e, a volte, ai sacerdoti venivano affidati degli incarichi importanti. Sembravano essere molto rispettosi verso i cristiani così che i cristiani cominciavano a pensare: “I comunisti non sono poi così cattivi come si sente dire”

Poi i comunisti organizzarono una riunione di tutti i consiglieri proprio la sera del 24 dicembre e poiché i sacerdoti non potevano parteciparvi, li accusarono di non essere in grado di svolgere il loro incarico.

“Non siete degni di essere consiglieri”. Questo si diceva loro.

La riunione successiva si sarebbe tenuta la domenica mattina durante l’orario del servizio religioso.

I sacerdoti non rinunciarono alle loro cerimonie della domenica mattina perciò, il pomeriggio, dei poliziotti andarono a casa loro costringendoli a seguirli.

I sacerdoti non tornarono più alla loro congregazione e non si seppe più niente di loro. Questo era il metodo usato dai comunisti per abbattere i cristiani. I leaders cristiani venivano imprigionati e a volte uccisi.

22 febbraio 1948: secondo arresto del Padre in Corea

Attraverso queste difficoltà e persecuzioni alcuni sacerdoti se ne andarono. Contemporaneamente altre congregazioni videro alcuni dei loro membri migliori allontanarsi per seguire il Padre. Essi cominciarono a scrivere delle lettere accusando il Padre. Più di 80 lettere contro il Padre furono inviate alla stazione di polizia di Pyongyang.

Da Mr. Kwang- Yol Yoo:

“Scrissero che la Chiesa di Unificazione era un gruppo eretico cattivo. Così, la polizia, usando le 80 lettere arrivate al comando come prove valide, arrestò di nuovo il Padre. Questo avvenne il 22 febbraio 1948, e la motivazione data per questo arresto fu perché aveva “fomentato dei disordini nella società”

Il Padre fu processato in aprile. Nell’aula della corte c’erano i membri della famiglia e molti cristiani che volevano assistere al processo.

Quando il Padre entrò nell’aula, la prima cosa che fece fu quella di distendere le braccia e le gambe e rilassarsi. Questo per mostrare che non era affatto nervoso. Si sentiva forte dentro. Dopo l’interrogatorio l’accusa lesse le lettere che lo incolpavano ed infine il giudice gli chiese se aveva qualcosa da dire in sua difesa.

Quando l’accusa lesse le sue imputazioni disse anche che il Padre attraeva la folla con discorsi illogici, che non avevano alcuna razionalità. Così il Padre chiese al giudice di eliminare questa frase ed il giudice acconsentì alla richiesta. Il Padre disse: “Non stavo fomentando disordini. Era con la verità e l’amore, che io attraevo le persone”. Il giudice corresse questo punto, ma inaspettatamente la sentenza per il Padre fu di 5 anni di prigionia in un campo di concentramento. Questo significava la morte. Molti seguaci piansero perché il Padre non sarebbe tornato più.

Da Mr. Yoo:

“I membri della famiglia erano molto tristi, ma il Padre che si stava avviando alla prigionia era molto calmo e sorrideva anche, poi egli alzò le mani strette dalle manette e disse alla Famiglia: “Tornate a casa”.

In seguito, egli disse ai membri che, in quel momento, mentre era condotto alla prigionia aveva già delle nuove speranze e progettava nuovi piani dentro di sé. Sapeva che Dio doveva aver preparato qualche nuovo membro nella prigione ed egli cercava di immaginare chi poteva essere.

Il Padre nel campo di lavoro di Tang Nee

“Per circa un mese rimase nella prigione di Pyongyang, in maggio poi, fu trasferito ad Hung Nam, che si trova a Nord Est della penisola coreana. Il nome ufficiale del posto ad Hung Nam era Campo speciale di concentramento di Tang Nee.

Quella prigione non era certo il posto dove i prigionieri venivano rieducati per ritornare nella società e vivere onestamente. Era il luogo in cui i prigionieri venivano costretti a lavori tanto pesanti che, alla fine morivano: e questo perché erano nemici dei comunisti

Questo campo era stato un’industria di fertilizzanti. Una grande quantità di fertilizzante, che era stato depositato là per lungo tempo, si era indurita ed il lavoro dei prigionieri era quello di fare a pezzi la collinetta così formatasi e di trasportare il fertilizzante da un’altra parte. Questo fertilizzante era utile per fornire azoto alle piante e veniva raccolto in un telo fatto di paglia di riso.

I prigionieri erano divisi in squadre di 10 persone, 4 prigionieri tenevano aperto il telo afferrandolo ad ogni angolo, mentre 2 persone lo riempivano di fertilizzante fino a raggiungere il peso di quasi 40 Kg. Poi questo sacco veniva pesato. Si dovevano riempire 1300 sacchi al giorno, quasi uno ogni 20 o 30 secondi. Questa era la quota. Dovevano raggiungerla o non avrebbero avuto cibo.

Per vivere i prigionieri dovevano mangiare e per mangiare dovevano fare un lavoro così duro che neppure un uomo forte e in buona salute avrebbe potuto fare. Il principio dei comunisti era questo: “Se vuoi mangiare devi raggiungere la quota”.

I prigionieri diventavano sempre più magri e, persino in inverno, i loro vestiti erano sempre impregnati di sudore.

Molti soffrivano di malattie polmonari a causa delle esalazioni nocive del gas e, per la composizione del fertilizzante, la loro pelle era tutta rovinata. A volte la pelle addirittura cadeva a brandelli e si vedevano le ossa. Il fertilizzante aveva corroso anche le mani del Padre scoprendone le ossa delle falangi.

Il Padre ne parlò il 12 marzo 1975:

“In Nord Corea, ad Hung Nam, tutti i prigionieri dovevano caricare nei sacchi il fertilizzante di sodio. Quando si lavora col sodio le ossa possono addirittura uscire fuori e il sangue continua ad uscire dalle ferite. Se vi lasciate spaventare da tutto questo potete morire. Ma io sapevo che a qualunque tortura potessero sottopormi, io potevo sopravvivere; sapevo per esperienza quanto più grande è il potere dello spirito”.

In ogni situazione il Padre non perdeva mai la speranza. Anche nei momenti più oscuri egli ci vedeva chiaro.

Mentre era in prigione stava progettando già come salvare l’America. Grazie alla sua fede, sapeva portare il Regno di Dio anche nell’inferno più profondo. Diventò un prigioniero esemplare; lavorava molto duramente e così molti prigionieri gli si raggruppavano intorno.

Da Mr. Yoo:

“Poiché il lavoro era così pesante le persone non particolarmente forti non riuscivano a sopportarlo. Molti si ammalavano e morivano. La maggior parte delle squadre non finiva il suo lavoro.

Tuttavia, la squadra del Padre completava il proprio compito ogni giorno cosicché, quando si riformavano le squadre, tutti volevano stare in quella del Padre. Per 2 anni consecutivi egli ricevette un premio come prigioniero esemplare.

Ma il Padre non riceveva questa ricompensa perché era stato fedele al comunismo, bensì perché portava sempre a compimento la meta che si prefiggeva. Persino i comunisti erano orgogliosi del Padre!

Il trattamento dei prigionieri nel campo di lavoro

Erano come schiavi; veniva data loro solo una manciata di cibo ad ogni pasto. Una pallottola fatta di riso, orzo, grano era la piccola quantità di cibo che costituiva la razione normale.

La quota era molto difficile da raggiungere e il lavoro così duro che in tre mesi tutti i prigionieri diventavano pallidi e scarni. Poi l’addome si gonfiava a causa della denutrizione.

Nel giro di 6 mesi cominciavano a morire. In un anno più del 90 per cento dei prigionieri moriva. Moltissimi passavano attraverso il Nord Gate (il cancello da dove venivano portati via i morti). Lo scopo dei comunisti era di ucciderli.

Da Mr. Yoo:

“Così i prigionieri che erano già là da qualche tempo, vedendo i nuovi arrivati, valutavano quanti mesi essi potevano sopravvivere. Se dicevano ad un prigioniero nuovo che sarebbe durato 3 mesi, significava che in 3 mesi sarebbe morto e questo avveniva quasi sempre”.

Se i comunisti uccidevano i cristiani massacrandoli direttamente, la gente li avrebbe accusati e si sarebbe ribellata. Perciò i prigionieri dovevano morire un po’ alla volta, senza scampo. Il 90 per cento moriva entro un anno. Il Padre fu condannato a 5 anni, egli sapeva che la sua morte avrebbe avuto lo stesso significato di quella di Gesù. Anzi, sarebbe stata peggiore della morte di Gesù.

Se il Padre non fosse riuscito a superare la situazione di Gesù, non avrebbe potuto aggiungere alcuna salvezza a quella portata da lui. L’umanità non avrebbe capito che il Messia era sulla terra. La sua missione sarebbe stata un completo fallimento. Era stato condannato a morire ma lui non poteva morire. Ad ogni costo doveva sopravvivere. Eppure, questo era impossibile. Il Padre era molo serio. La sua morte in quel momento avrebbe significato il fallimento del Signore del II Avvento e con essa una nuova tragedia per il Padre Celeste e per l’umanità.

Egli doveva sopravvivere ad ogni costo, doveva conservare la sua vita per portare la salvezza. Se fosse morto la cristianità sarebbe stata distrutta dal comunismo.

Perché potesse venire un altro Messia ci sarebbero voluti altri 6000 anni. Il Padre era davvero molto preoccupato. Doveva soggiogare Satana persino mentre era in prigione. Non c’era altro modo per lui di uscirne. Per soggiogare Satana il Padre doveva fare qualcosa che Gesù non aveva fatto. Egli dovette aver progettato qualcosa in segreto.

Dalle parole del Padre, 28 Dicembre 1971:

“In prigione non dicevo mai una parola perché sapevo come erano organizzati i comunisti. Le guardie concentravano la loro attenzione su di me cercando i motivi per accusarmi. I comunisti avevano messo delle spie nella mia cella, perciò non potevo aprir bocca”

L’attitudine del Padre verso Dio

Da Mr. Yoo:

“Un membro della Famiglia che stette per lungo tempo in prigione col Padre disse che non lo aveva mai visto dormire. Il Padre non si coricava mai quando lo facevano gli altri ed era sempre il primo a svegliarsi.

La domenica i prigionieri non lavoravano, ma erano così stanchi che non si preoccupavano neanche di alzarsi, e dormivano tutto il giorno.

Ma il Padre non dormiva neppure la domenica, bensì stava in meditazione o pregava. Nella sua preghiera però non si lamentava mai con Dio dell’impossibilità di portare avanti la Sua dispensazione. Non diceva: “Ti prego, fammi uscire e fammi ricominciare a predicare” perché sapeva che Dio conosceva già la sua situazione, e se egli lo avesse pregato così il cuore di Dio sarebbe stato ancora più sofferente.

Al contrario pregava per i membri della Famiglia che aveva lasciato a Pyongyang. Li chiamava ognuno per nome, e chiedeva a Dio di mantenere salda la loro fede fino a che non si fossero incontrati nuovamente.

Pregava tre volte: al mattino, a pranzo e alla sera. A volte non aveva tempo di farlo a pranzo, allora chiamava a voce alta il nome dei membri e questo era per lui una preghiera.

Il Padre sapeva se uno dei membri si stava allontanando dalla Chiesa. O erano gli angeli a portargli la notizia, oppure lo sentiva nel cuore, ma sempre egli continuava a pregare per tutti, perché sentiva che doveva fare qualcosa per quei membri che avevano dedicato tutto il loro tempo e il loro amore a lui.

Succedeva anche che, quando un membro commetteva dei peccati per due o tre volte di seguito, un angelo andava dal Padre a dirglielo; per questo a lui, in certi momenti, non piaceva essere unito al mondo spirituale.

Il Padre ci disse:

“Non pregai mai per debolezza, né per farmi compatire. Non mi adirai mai contro il fato, né chiesi al Padre di aiutarmi. Io volevo confortarlo e dirgli di non preoccuparsi per me. Il Padre mi conosceva così bene, come potevo dirgli le mie pene e provocargli ancora più dolore? Potevo solo dirgli: non sarò mai sconfitto dalle sofferenze. Mai.”

L’amore del Padre verso i prigionieri

La fabbrica-prigione aveva l’alloggio per i prigionieri a 500 metri di distanza. I detenuti dovevano andare alla fabbrica a lavorare e tornare all’alloggio per pranzo.

Questo si ripeteva ogni giorno, provocando in essi un senso di frustrazione e di abulia e molti erano diventati come sonnambuli.

C’era molta sofferenza anche per il fatto che il cibo non era mai sufficiente, il Padre stesso soffriva la fame. Non ci può essere tragedia più grande di quella di non aver abbastanza cibo.

A volte vomitavano sangue e bile perché i tessuti interni dello stomaco venivano corrosi dagli acidi digestivi. Persino in quella situazione il Padre perseverava. In quelle circostanze un solo fagiolo aveva, per loro, il valore di un maiale.

Un giorno un prigioniero malato tornò all’alloggio e cominciò a mangiare. Improvvisamente si sentì male e morì. Un attimo dopo due o tre prigionieri gli si accostarono per prendersi il cibo che era rimasto intorno alla sua bocca.

Il Padre fu spettatore del fatto e in quella scena vide tutta la tristezza, la miseria ed il dolore dell’umanità intera. Il Messia vide questo con i suoi stessi occhi.

Il Padre aveva una struttura fisica più forte di quella di un normale coreano. Aveva però anche bisogno di una maggiore quantità di cibo. Come poteva sopravvivere in una tale situazione? Secondo la logica comune era impossibile.

All’inizio della prigionia, invece di mangiare tutto il cibo, egli ne dava metà agli altri prigionieri e solo una volta alla settimana, la domenica, mangiava tutta la sua porzione.

Ma senza cibo non c’è vita e, in quella situazione, la sua porzione era preziosa come la vita stessa. Perciò i prigionieri, a cui il Padre dava il suo cibo, gli erano veramente tanto grati perché egli stava dando loro qualcosa di prezioso quanto la vita stessa.

Il Padre doveva essere stato molto felice perché donava la cosa più importante che aveva e la gioia dell’amore lo saziava. Questa gioia era il cibo che lo nutriva.

Se mangiava tutta la sua porzione, egli sentiva che stava mangiando il doppio. Perciò era pieno di gratitudine e speranza. Lui si cibava di amore, gratitudine e speranza. Dava cibo e riceveva la gioia di amare. Disse che stava educando sé stesso al solo nutrimento spirituale.

A volte i prigionieri ricevevano della polvere di riso dall’esterno. Quasi tutti tenevano questo cibo per sé stessi e mai ne davano agli altri. Facevano un sacco speciale e lo tenevano sotto la loro testa per impedire che durante la notte qualcuno rubasse loro questo prezioso cibo. Poi se lo mangiavano un po’ alla volta di nascosto, da soli. L’atmosfera della prigione era molto fredda. Un sacerdote che era in prigione era diventato così duro di cuore che un giorno si rifiutò di dare una medicina in suo possesso al genero che ne aveva bisogno.

Anche il Padre riceveva a volte del riso dall’esterno. La prima volta, il primo discepolo Mr. Won Phil Kim, venne e portò al Padre del riso, grano e orzo. In genere il Padre divideva la polvere con gli altri prigionieri: prima la dava agli altri e poi ne prendeva una porzione per sé.

Vedendo questa meravigliosa attitudine la gente si rendeva conto che il Padre era una persona fuori del normale, un uomo di Dio. Molti prigionieri lo amavano perché egli donava sempre le cose più preziose che aveva. Essi potevano capire che uomo di valore egli fosse e lo rispettavano ogni giorno di più.

Alcuni ricevettero la rivelazione dal mondo spirituale che il prigioniero n. 596 (il numero del Padre) era il Figlio di Dio. Molte volte gli antenati apparivano loro e dicevano: “Tu devi obbedirgli perché è il figlio di Dio”.

Da Mr. Yoo:

“C’era solo un membro chiamato Kim: era come un capo in quella cella. Suo padre morto gli appariva ogni notte e gli diceva di servire il prigioniero che aveva il numero 596 sulla sua uniforme. Il numero 596 ha un suono che assomiglia ad una parola che in coreano significa “non giusto”, “essere trattato ingiustamente”.

Anche se suo padre lo spingeva ogni notte a servire il prigioniero n. 596, Kim non poteva mai farlo a causa delle situazioni che c’erano all’interno della prigione. Allora quando gli riapparve in sogno, suo padre gli disse di seguirlo e di fare esattamente ciò che faceva lui.

Quest’uomo saliva i gradini cominciando col piede destro, faceva 1, 2, 3 passi e poi si inchinava. Ogni 3 passi si inchinava e suo figlio Kim lo seguiva.

In cima alla scala, dopo che si erano inchinati per l’ultima volta, Kim aveva timore ad alzare il capo per guardare dinanzi a sé. Allora il padre gli disse: “Alza la testa e guarda”.

Quando egli guardò, vide un trono come quello di un re e sul trono stava seduto il suo compagno di prigione che aveva il numero 596.”

La testimonianza d’amore

Un giorno il Padre ricevette della polvere di riso dall’esterno, ma questa gli fu subito rubata. Nella prigione si creò grande agitazione per questo fatto. “Se non riusciamo a trovare il colpevole potremmo essere considerati colpevoli tutti quanti”, pensarono i prigionieri e cominciarono a controllarsi l’uno con l’altro. Alla fine, il colpevole vero fu trovato.

Gli altri prigionieri lo portarono davanti al Padre dicendogli che poteva fare di lui ciò che voleva. Nella Bibbia leggiamo di una situazione simile accaduta a Gesù.

Questi era seduto sulla spiaggia e stava scrivendo con il dito sulla sabbia, quando la folla gli condusse una donna che era stata sorpresa mentre stava commettendo un atto di fornicazione. La gente chiese a Gesù: “Dobbiamo lapidarla?”. Ma egli non rispose e continuò a scrivere sulla sabbia. Data la loro insistenza però alla fine egli disse loro: “Chi non ha mai peccato scagli la prima pietra”.

Le persone zittirono di colpo e cominciarono ad andarsene ad una ad una, finché non rimase nessuno accanto alla donna. Allora Gesù le disse: “Non peccare più” e la lasciò andare.

Anche i prigionieri gridavano al Padre: “Ha rubato, ha rubato. È lui che ha rubato, devi punirlo”. Ma il Padre non diceva nulla.

Alla fine, disse: “Quanta fame doveva aver avuto per rubare quel cibo! Chi ha fame ha diritto di mangiare. Bisogna dargli da mangiare. Non è peccato mangiare quando si è affamati”.

Così rispose il Padre e disse ancora, rivolgendosi al colpevole: “Dammi la tua sacca” e gli diede tutta la polvere di riso che aveva.

Anche se qualcuno protestò nel vedere questo, i prigionieri cominciarono ad amare il Padre e da allora quasi tutti pensarono che davvero egli fosse un uomo straordinario, come Gesù. In seguito, ebbero delle rivelazioni che egli era il Figlio di Dio.

Un giorno andarono tutti a fare il bagno e quando tornarono a riprendere i loro abiti, trovarono le tasche piene di polvere di riso avvolta in carta di giornale. Tutti capirono e nessuno disse nulla. Non avevano parole per esprimere la loro gratitudine. Tutti sapevano chi aveva fatto questo.

Incamminandosi lungo il corridoio videro il Padre venire dalla direzione opposta. Allora tutti lo circondarono con gli occhi pieni di lacrime e gli dimostrarono così la loro gratitudine, il loro rispetto ed il loro amore, senza dire una parola. Anche il Padre li guardava con infinito amore. Quanto meraviglioso e prezioso fu quell’attimo! Il Padre, quando ce lo raccontò, ci chiese: “Potete immaginare quanto fosse prezioso quel momento? Io sì”. Quell’attimo dovette essere stato il più prezioso in tutta la storia umana.

Così, da allora, molti cominciarono ad apprezzare il Padre e giurarono di seguirlo anche a costo della loro vita.

Questo avvenne nonostante ci fosse nel campo di lavoro un’organizzazione segreta creata per scoprire tutto quello che facevano i prigionieri. Per cui essi erano costretti a comunicare con gli sguardi. Senza parlare della provvidenza di Dio, il Padre riuscì ugualmente a trovare più di 12 discepoli: la sua testimonianza era l’amore che egli dava loro.

La liberazione dal campo di lavoro

Gesù fu abbandonato dai suoi 12 apostoli quando fu imprigionato, processato, condannato a morte e crocefisso. Per indennizzare il suo corso il Padre dovette perciò fare il processo inverso. Come il corso di Gesù terminò con la crocefissione, così il Padre dovette incominciare la sua missione con la tortura. Poiché Gesù perse i suoi discepoli fuori dalla prigione, il Padre fu costretto a trovarli dentro di essa. Poi dovette stabilire la condizione per restaurarli proprio con l’amore.

Avendo 12 discepoli, Satana non poté invadere la fondazione che il Padre aveva fatto, perciò fu stabilita la base delle quattro posizioni e realizzando ciò, il Padre poté uscire di prigione. La sua vittoria fu una vittoria d’amore.

Il 25 Giugno 1950 scoppiò la guerra di Corea. Le truppe nord-coreane attaccarono la Corea del Sud. Ma sotto il comando del Generale Douglas Mac Arthur, gli Stati Uniti attaccarono a loro volta la Corea del Nord.

Da Mr. Yoo:

“A Hung Nam i prigionieri erano terrorizzati, Quasi tutti persero ogni speranza. Ma il Padre ricevette un messaggio da Dio: Egli lo avrebbe protetto e neanche una scheggia di bomba sarebbe caduta attorno a lui, perciò si sarebbe salvato. Il Padre però non poteva parlare apertamente di questo messaggio ai suoi discepoli ed ai suoi seguaci perché era un segreto tra lui e Dio, disse quindi loro: “Nel momento del pericolo e quando siamo attaccati, dobbiamo rimanere molto vicini perché se moriamo, moriamo insieme, se viviamo, viviamo insieme”.

Così molti cercavano di stare il più possibile vicino al Padre: i suoi discepoli e gli altri prigionieri, persone di ideali democratici e persino comunisti. In quel momento, tutti si rendevano conto che non c’era altra via d’uscita che restare accanto al Padre qualunque fosse la loro idea. Così, proprio come Dio aveva promesso, quando la prigione fu bombardata, il Padre e la gente che si era raccolta attorno a lui si salvarono”.

Quando le Nazioni Unite attaccarono, i nord-coreani furono costretti alla ritirata, ma provocarono stragi uccidendo tutti coloro che incontravano lungo il cammino: uomini, donne e bambini. Anche nel campo di lavoro, prima di ritirarsi uccisero i prigionieri uno dopo l’altro. Centinaia di prigionieri furono uccisi. Una notte, poiché era troppo tardi, decisero di continuare il loro macabro lavoro il giorno dopo. E quella stessa notte arrivarono le truppe americane ed il Padre fu salvato.

Poteva essere stato solo un caso? Poteva essere accaduto tutto questo senza che Dio fosse intervenuto? No, fu un miracolo.

Ma certo questo fu possibile solo dopo che il Padre aveva realizzato la sua condizione di restaurare 12 discepoli in prigione, con l’amore non con la parola. Così il Padre aveva restaurato quello che Gesù avrebbe dovuto realizzare. Satana non poteva fare nulla. Era impossibile per Satana invadere questa fondazione ed uccidere il Padre, perché il Padre aveva ottenuto la vittoria con l’amore. Dev’essere stato un momento molto spiacevole per Satana!

Il Padre fu liberato il 14 ottobre 1950. Non aveva avuto modo di parlare della Verità in prigione. Egli mostrò il suo amore dando le cose più preziose che aveva. Il Padre fece ciò che Satana non poteva fare. Così Satana dovette arrendersi e il Padre ottenne la vittoria dell’amore.

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