Il Secondo Avvento

Come, Dove e Quando il Cristo deve tornare

Premessa

Sin dai tempi della crocifissione di Gesù la speranza centrale della fede cristiana è stata il ritorno di Cristo. Molti dei suoi discepoli più intimi pensavano che Gesù sarebbe ritornato nel loro tempo. Nel libro dell’Apocalisse, ad esempio, Giovanni di Patmos narra come, nel lasciarlo, Gesù gli promise: “Sì, vengo tra breve”, e la risposta di Giovanni: “Amen, vieni Signore Gesù” è stata da allora l’invocazione principale di milioni di sinceri credenti. Ben poche sono le epoche in cui il ritorno di Cristo non ha costituito la speranza di molte persone.

Oggi, però, questa speranza non è così chiara come un tempo. Per esempio, quando nel 1954 il Consiglio Mondiale delle Chiese scelse come tema di discussione “Cristo, la speranza del mondo”, i delegati partecipanti all’assemblea generale tenutasi nell’Illinois, per la prima volta furono costretti ad affrontare, nell’ambito di una conferenza ecumenica, il problema del ritorno di Cristo. A un autorevole comitato di teologi ed ecclesiastici, che comprendeva luminari quali Karl Barth, T.S. Eliot ed Emil Brunner, fu affidato il compito di preparare un rapporto sul tema principale. Tuttavia, quando questo distinto gruppo di studiosi ebbe finito di trarre le sue conclusioni, il risultato raggiunto era un compromesso scoraggiante e piuttosto banale. Quel che emergeva non era una chiara affermazione della speranza nel ritorno di Gesù, ma una serie di frasi trite e stereotipate con cui si asseriva “la garanzia della promessa di Dio che, al momento giusto, il Suo Regno giungerà nella gloria, ed Egli sarà riconosciuto dovunque come sovrano”.

Se, come alcuni hanno voluto suggerire, questa indeterminatezza da parte del Cristianesimo può ridurne la forza, al tempo stesso è però qualcosa di comprensibile. Nonostante le numerose occasioni chiamate in causa dai profeti del Secondo Avvento, nessuna previsione ha mai colpito nel segno. Il dott. L. Berkhof, presidente del Calvin Theological Seminary in Michigan, ha fatto una cronistoria di alcuni fra questi errori di previsione: Cristo doveva ritornare nell’anno 1000, secondo quella che era stata la speranza del Medio Evo; nel 1260, come avevano predetto i seguaci di Gioacchino da Fiore; nel XVI secolo, al tempo della Riforme, come annunciato dagli Anabattisti tedeschi di Munster; nel 1843 secondo Miller fondatore degli Avventisti, e infine nel 1914 come predetto dai leader fondatori dei Testimoni di Geova.

Con precedenti simili, non c’è da stupirsi se oggi la chiesa si guarda bene dal lasciarsi troppo coinvolgere in qualsiasi annuncio ben preciso del ritorno di Cristo e della venuta del suo Regno. Inoltre, il fatto che la maggior parte degli accesi sostenitori della teologia del Secondo Avvento, sono spesso o fautori di un’interpretazione letterale della Bibbia, o esponenti di sette dogmatiche, non rende certo più semplice la situazione. Ben pochi pensatori, in un’epoca così liberale e scientifica come la nostra, credono seriamente nel ritorno soprannaturale di Gesù che verrà in tutta la sua maestà sulle nuvole del cielo, sostenuto dall’aria.

Invece, la speranza prevalente, almeno fra quei cristiani liberali che credono ancora all’avvento del Regno di Dio, è che esso si evolverà gradualmente, seguendo il progresso dell’umanità. Walter Rauschenbusch, per esempio, il teologo fondatore del Vangelo Sociale, ci invita a “... vedere il Regno di Dio come sempre imminente, sempre incalzante nel presente, sempre pieno di possibilità, e un continuo richiamo all’azione immediata”.

Se, sotto un certo aspetto, i Principi Divini appoggiano questa visione, dall’altro, però sostengono che il Regno di Dio non potrà mai essere realizzato semplicemente come conseguenza del progresso umano. Da quanto abbiamo imparato attraverso l’esperienza delle due guerre mondiali nel nostro secolo, il progresso della storia non conduce necessariamente alla redenzione universale. Perciò, oltre alle benedizioni che il progresso della civiltà ci può offrire, la venuta del Regno richiede qualcos’altro: un catalizzatore messianico.

Un uomo - diceva Confucio - prima di poter governare il mondo dev’essere capace di governare la propria nazione e, prima di poter governare la propria nazione, dev’essere in grado di governare la propria famiglia e, prima di poter governare la propria famiglia, deve saper governare sé stesso. I Principi Divini sono pienamente d’accordo con questo e pertanto sostengono che la speranza dell’umanità è costituita da una persona che abbia raggiunto la perfetta individualità. La ricreazione e il riordinamento del nostro mondo caotico e confuso devono partire dalla ricreazione di un uomo come centro di bontà, saggezza, potenza e amore: questa persona è il Messia, l’uomo che ci può dare la visione, l’ispirazione e la leadership necessarie per ricostruire la nostra famiglia umana così divisa. Il Messia è colui che renderà possibile la realizzazione dell’ideale di Dio per la creazione e poiché questo ideale divino deve essere assolutamente realizzato, secondo i Principi Divini, il Messia deve per forza ritornare.

Ma come verrà da noi questa persona? Arriverà, come si è spesso pensato, discendendo sulle nuvole del cielo, accompagnata dallo squillo delle trombe angeliche? E che dire del tempo in cui verrà? Nonostante tutti gli errori fatti in passato nel predire con esattezza questo momento esiste un modo che ci permetta di conoscere con precisione il tempo del Secondo Avvento? Dato che Gesù, 2000 anni fa, nacque a Betlemme, anche il Secondo Avvento avrà luogo in Israele? Ed è veramente Gesù in persona che deve ritornare? Cercheremo di dare una risposta a tutte queste domande alla luce dei Principi Divini.

Un salvatore soprannaturale?

A causa della profezia che si trova nel capitolo 26 del Vangelo di Matteo, la posizione storica della chiesa è stata quella di credere che il ritorno di Gesù sarà un evento straordinario: Cristo verrà sulle nubi del cielo, accompagnato da miriadi di angeli, che ne annunceranno l’arrivo al suono delle loro trombe. In quel momento tutti i veri discepoli di Gesù, sia vivi che morti, saranno rapiti in cielo insieme a lui e portati a vivere eternamente con Cristo nella gioia e nella beatitudine.

Per i Principi Divini, così come per molti studiosi moderni, una simile scenografia è estremamente improbabile. Come abbiamo già esposto nei capitoli precedenti di questo corso di studio, il Messia è colui che viene per restaurare l’ideale di Dio perduto all’inizio, e per portare a compimento lo scopo originale della Sua creazione. Poiché l’ideale divino deve essere realizzato qui sulla terra, è inevitabile che il Messia operi partendo dal piano fisico. Il Secondo Avvento, pertanto, avverrà in un modo molto simile al primo. Il Signore non arriverà annunciato dalle trombe degli angeli, ma nascerà da una donna qui sulla terra e stabilirà un regno che, secondo le parole dello stesso Gesù, non verrà con segni mirabili, visibili a tutti (Lc. 17:20), ma sarà una realtà terrena, fondata in mezzo ai popoli, alle razze, alle nazioni del mondo.

A dispetto di tale logica, tuttavia, ancora oggi la venuta soprannaturale di Cristo costituisce l’aspettativa di molti credenti conservatori. Ci sono tante storie di cristiani fondamentalisti che ogni mattina, quando si svegliano, volgono lo sguardo verso il cielo pensando che quello potrebbe essere il fatidico giorno.

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Poco ci fa riflettere, purtroppo, la consapevolezza che quest’aspettativa era proprio la stessa che animava molti ebrei al tempo di Gesù. Motivo di tale fede era una profezia contenuta nel libro di Daniele:

“Io stavo guardando durante le visioni notturne, ed ecco, con le nubi del cielo, uno come figlio d’uomo stava venendo...” (Dn. 7:13)

Ma, come tutti sanno, Gesù non venne sulle nuvole. Non solo le interpretazioni letterali di questa profezia di Daniele non furono di alcun aiuto, ma anzi, in realtà, ebbero l’effetto contrario. Influenzati da questa profezia ad aspettarsi una manifestazione soprannaturale del tanto atteso Figlio dell’Uomo, gli ebrei, ligi alla loro fede, finirono col respingere il vero Messia, presentatosi in un modo molto più terreno.

È interessante notare come, nell’Antico Testamento, esistevano anche altre profezie meno spettacolari sulla venuta del Messia, profezie che, dato il clima apocalittico di quei tempi, erano forse destinate ad attirare meno attenzione. Una di esse è la profezia di Michea, nella quale si annunciava che il Messia sarebbe nato sulla terra, a Betlemme.

“E tu, Betlemme, Efrata, pur essendo piccola fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve regnare su Israele”. (Mic. 5:1)

Nonostante il modo in cui si è realizzata la prima venuta di Cristo, ancora oggi non poche persone insistono su un’interpretazione letterale della profezia di Daniele 7:13, intendendola, però, come un riferimento al Secondo Avvento. Secondo questa versione, l’autore del libro di Daniele, stava guardando aldilà del Primo Avvento di Cristo, riferendosi alla sua seconda venuta, quella che effettivamente si realizzerà sulle nubi del cielo.

Se quest’argomentazione può sembrare in un certo senso molta acuta, a un esame più attento è destinata ben presto a crollare. Prima della venuta di Gesù, infatti, non esisteva neppure l’idea di un Secondo Avvento. Dal Vangelo apprendiamo che lo stesso Gesù cominciò ad accennare al ritorno di Cristo soltanto alla fine del suo ministero. Ai suoi tempi, nessun israelita avrebbe mai pensato che la profezia di Daniele si riferisse a qualcosa di diverso dall’avvento del Messia nel loro tempo. Come disse Gesù stesso (Mt. 11:13) tutte le profezie che lo avevano preceduto avrebbero dovuto realizzarsi attraverso di lui.

Per i Principi Divini, dunque, il problema non sta nel fatto se l’autore del libro di Daniele ha effettivamente avuto la visione da lui descritta; quello che essi sostengono è che tale visione va intesa come l’espressione simbolica di una realtà spirituale. Come si è già detto, il cielo è spesso usato in senso metaforico per indicare qualcosa di grande valore, qualcosa di sacro, di buono. Rappresentando e incorporando queste qualità, possiamo dunque dire che il Messia sarebbe venuto sulle “nuvole del cielo” o, in altre parole, con la presenza e la potenza di Dio.

Anche le ricerche contemporanee sui sogni e le visioni ci aiutano a capire questo punto. Mentre per Freud i sogni sono come le espressioni mascherate d’impulsi e istinti umani, molti pensatori a lui posteriori, compreso il suo discepolo Carl Jung, distinguono sia nelle visioni che nei sogni il tentativo da parte del subconscio dell’uomo di comunicare con l’io cosciente, usando un suo proprio linguaggio, il linguaggio dei simboli visivi. La chiave per capire il significato di questi fenomeni spirituali e psichici è comprendere il simbolismo insito nelle loro diverse immagini. Il significato interiore di un sogno o di una visione, sia che venga dal subconscio, sia che venga direttamente da Dio, è pertanto contenuto nei suoi simboli visivi e non è possibile afferrarlo senza profonde riflessioni.

Al tempo della venuta di Gesù, 2000 anni fa, fra gli ebrei pareva esserci - almeno sotto un certo aspetto - una grande fede. Alcuni pregavano giorno e notte nel tempio; molti imparavano a memoria la legge mosaica e quasi tutti si sforzavano sinceramente di mantenersi fedeli alle leggi e ai comandamenti ereditati dalla tradizione. Inoltre, osservavano giorni di digiuno e offrivano le decime. Con tutte queste pratiche gli ebrei dimostravano la loro sincera fede in Dio.

Tuttavia, proprio questa grande devozione del popolo di Israele finì per avere un esito molto negativo. Alla sua venuta, infatti, il Messia non fu riconosciuto. Poiché attendevano un avvento soprannaturale di Cristo, molti ebrei non riconobbero in Gesù il promesso Liberatore.

Oggi, confidando in questa stessa attesa apocalittica, i cristiani conservatori rischiano di commettere il medesimo errore degli ebrei. Quando il Signore ritornerà, apparirà come uomo qui sulla terra, non come una figura divina discesa dal cielo. Una tale consapevolezza, secondo noi, è estremamente importante perché - come ha detto il filosofo George Santayana - se non conosciamo la nostra storia, saremo forse tristemente destinati a ripeterla.

Di nuovo Gesù?

Se esaminiamo il corso della storia, vediamo che Dio, per realizzare un certo compito, non ha mai usato due volte la stessa persona. La missione di Mosè, ad esempio, era quella di guidare il suo popolo nella terra promessa, ma allorché egli si dimostrò incapace di farlo, non gli venne concessa una seconda opportunità e il suo compito passò a Giosuè. Anche il Re Saul fallì nel portare a termine la sua missione e questa fu trasmessa a Davide, così come il ruolo che Adamo non era riuscito a svolgere fu affidato a Gesù.

È possibile comprendere questo processo alla luce dei Principi Divini. Essi, infatti, insegnano che il corpo è stato creato da Dio con lo scopo di funzionare per un certo periodo di tempo sulla terra, ma quando tale periodo è terminato e il corpo è ritornato nella polvere, esso non può più essere ricostruito un’altra volta. Di conseguenza, se il lavoro che una certa persona svolge sulla terra è rimasto incompiuto, dovrà essere completato in un tempo successivo da un’altra persona.

Come amava sottolineare Paul Tillich, “Cristo” - che significa “l’Unto” - è una carica o un ruolo, non una persona, e questo ruolo 2000 anni fa fu svolto da Gesù di Nazareth. Oggi, dunque, c’è da chiedersi se per continuare quel ruolo e completare l’opera iniziata da Gesù, Dio non sceglierà un’altra persona. Se forse una simile idea colpirà molti più che per la sua novità per il suo radicalismo, non c’è comunque nulla da perdere ammettendola come possibilità.

A sostegno di questa ipotesi esamineremo ora un altro caso di “secondo avvento”, verificatosi nel passato. Per mezzo del profeta Malachia, Dio aveva promesso agli ebrei che, prima della venuta del Messia, avrebbe mandato Elia:

“Ecco, io vi mando il profeta Elia, prima che venga il giorno del Signore, grande e spaventevole. Egli ricondurrà il cuore dei padri verso i figli, e il cuore dei figli verso i loro padri, sì che non venga a colpire il paese di anatema”. (Ml. 3:23)

L’interpretazione letterale di questo passo indusse molti ebrei del tempo di Gesù a credere in un ritorno effettivo di Elia prima dell’avvento di Cristo. Tuttavia, come abbiamo già visto nel capitolo di questo corso di studio che riguarda la missione del Messia, il ruolo di Elia fu svolto da Giovanni Battista (Mt. 11:14; 17:13). Non fu Elia in persona a venire, ma un’altra figura che aveva il compito di realizzare la sua missione: la missione era dunque la stessa, ma la persona diversa.

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Nella Bibbia è chiaramente indicato come il preannunciato ritorno di Elia non si realizzò in effetti con il suo ritorno fisico, ma fu invece Giovanni Battista che prendendo la sua stessa missione, ne rappresentò la seconda venuta. Allo stesso modo il ritorno del Messia non indica il ritorno fisico di Gesù, ma di qualcuno che ne erediterà la missione.

I Principi Divini insegnano che in questo “secondo avvento” si può riconoscere un esempio del modo in cui si realizzerà il ritorno di Cristo. Proprio come Dio non inviò Elia in persona, ma un altro individuo con la sua missione, così al tempo del Secondo Avvento Egli manderà una figura diversa; Gesù non ritornerà nel suo corpo fisico originale in quanto, come tutti gli altri uomini, egli è già vissuto una volta sulla terra e ora risiede eternamente nel mondo spirituale. Mentre Gesù e lo Spirito Santo continuano spiritualmente il loro lavoro, nei nostri giorni verrà sulla terra un’altra persona con lo scopo di completare la missione di Cristo. Nostro compito, dunque, come per gli ebrei di 2000 anni fa, sarà quello di essere persone abbastanza sensibili e aperte per poterlo riconoscere.

Il compito del Messia

Secondo i “Principi di Creazione”, lo scopo di Dio per Adamo ed Eva doveva essere realizzato attraverso il completamento delle tre benedizioni. I nostri progenitori, infatti, dovevano innanzitutto raggiungere la loro perfezione o maturità individuale poi, come veri genitori, diventare l’origine di una famiglia divina, e infine, quali rappresentanti di Dio, stabilire un dominio d’amore sulla creazione. Tuttavia, a causa della caduta, Adamo ed Eva non realizzarono nessuna di queste tre benedizioni: non divennero persone mature, né veri genitori, né autentici signori della creazione. La storia da loro iniziata, ben lungi dall’essere quella storia di gioia che Dio intendeva per l’umanità, è stata una storia di corruzione, dolore e sofferenza.

L’apostolo Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, dice che Gesù era “l’ultimo Adamo” (1 Cor. 15:45). Infatti, venendo nella posizione di Adamo restaurato, Gesù doveva trasformare la storia creando finalmente quel mondo ideale che Dio intendeva stabilire fin dal tempo dei nostri progenitori (Mt. 4:17). Egli era chi doveva realizzare per la prima volta le tre benedizioni. Purtroppo, però, essendo stato respinto e crocefisso dal suo popolo, Gesù non poté portare a termine questo compito. Ecco perché deve venire una nuova figura messianica: quale Terzo Adamo, la missione del Messia che ritorna sarà quella di portare a compimento le tre benedizioni di Dio, che da tanto tempo attendono di essere realizzate.

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Il terzo Adamo viene per realizzare lo scopo di Dio che doveva essere compiuto attraverso il completamento delle tre benedizioni.

Poiché dovrà essere l’esempio dell’individuo perfetto - una persona, cioè, che crescendo fino a raggiungere la sua maturità, realizza la prima benedizione - il Messia dovrà nascere sulla terra, come un uomo in carne ed ossa: solo attraverso un corpo fisico egli potrà compiere la sua responsabilità. Inoltre, poiché dovrà realizzare la famiglia ideale desiderata da Dio, il Messia dovrà anche avere una sposa e dei figli. Poi, al di là della propria famiglia, egli dovrà lavorare per risolvere tutti i conflitti e le divergenze che esistono fra le razze e le nazioni del mondo e creare finalmente un’unica, armoniosa famiglia mondiale. In questo modo egli realizzerà la seconda benedizione, diventando il Vero Genitore dell’umanità, perché darà inizio a quel tipo di mondo che avrebbe dovuto cominciare con Adamo.

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Solo attraverso il corpo fisico lo spirito può raggiungere la sua maturità. Solo avendo il fisico si possono realizzare famiglie ideali e generare figli di bontà.

Infine, come persona che ha raggiunto questa maturità e perfezione nell’amore di Dio, il Messia dovrà essere il signore del mondo fisico e del mondo spirituale, governandoli nell’amore perfetto e portando così a compimento la terza benedizione di Dio. Gli altri uomini, man mano che riconosciutolo si uniranno a lui accettandolo e servendolo, troveranno a loro volta la strada per raggiungere la vera maturità e il vero amore, e così diventeranno anch’essi persone in grado di sperimentare la gioia delle tre benedizioni che Dio voleva dare all’umanità.

Quindi il Regno dei Cieli in terra che Cristo dovrà stabilire, non è un regno di fantasia, ma un regno che deve essere fondato sulla realizzazione concreta delle tre benedizioni. Esso non sarà stabilito per mezzo di miracoli soprannaturali, ma dall’umanità stessa che unita totalmente a Dio realizza il suo scopo originale. Via via che, con la grazia di Dio, le tre benedizioni saranno realizzate da un numero sempre crescente di persone, possiamo immaginare che il mondo subirà una trasformazione e i problemi dell’umanità saranno risolti in modo concreto e realistico. A questo punto verrà il Regno.

Duemila anni fa, la missione del Giudaismo non era soltanto quella di ricevere Gesù ma anche di aiutarlo a realizzare il suo compito una volta venuto in mezzo agli uomini. Analogamente lo scopo del Cristianesimo, oltre a stabilire una fondazione a livello mondiale per il Secondo Avvento, è quello di aiutare il Signore, quando arriverà, a realizzare la sua missione.

Ecco perché, secondo i Principi Divini, è necessario che il Cristianesimo riesamini il concetto storico di salvezza che ha avuto la tendenza a concentrarsi unicamente sull’individuo. Come ha posto l’accento Walter Rauschenbusch, una salvezza limitata all’anima e ai suoi interessi personali è “una salvezza imperfetta e solo parzialmente effettiva”. Poiché l’ideale di Dio per la creazione non si completa soltanto con il raggiungimento della perfezione individuale, gli sforzi di Dio volti a salvare l’umanità non si fermano all’individuo. La salvezza alla fine deve abbracciare i livelli della famiglia, della nazione e del mondo. Una volta completato questo, la gloriosa promessa biblica di redenzione universale vedrà la sua realizzazione.

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Realizzando le tre benedizioni e guidando gli altri uomini a fare la stessa cosa, il Messia darà inizio al Regno dei Cieli sulla terra.

Quando avverrà?

Come il simbolismo e le immagini apocalittiche ed esoteriche si sono spesso rivelate enigmatiche, così anche il problema di quando sarà esattamente il momento storico della Parousia, ha sempre rappresentato un punto interrogativo per tutti i credenti nel corso dei secoli. Come si è detto, le occasioni di speranza e successivo disappunto sono state numerose, e forse l’avvertimento del Vangelo di Matteo “quel giorno e quell’ora nessuno lo sa” (Mt. 24:36), avrebbe dovuto ricevere maggiore ascolto.

D’altra parte, esistono delle ragioni per credere che sia possibile conoscere il momento effettivo della venuta del Messia. In Amos 3:7, per esempio, si dice che: “di certo il Signore Iddio non fa nulla senza che ne riveli il segreto ai suoi servi i profeti”; e in effetti, in accordo a questa dichiarazione, nella Bibbia troviamo numerose occasioni in cui Jahvè ha rivelato i Suoi scopi a personaggi dell’Antico Testamento. Per esempio, Dio annunciò il diluvio universale a Noè; avvisò Lot dell’imminente distruzione di Sodoma e Gomorra; rivelò alla famiglia di Giovanni Battista, a Giuseppe, ai magi dell’Oriente, ai pastori e ad altre persone la futura nascita di Gesù. In modo analogo, anche se è vero che 2000 anni fa nessuno conosceva esattamente né “il giorno né l’ora”, i Principi Divini affermano che, al momento opportuno, Dio ci farà conoscere il tempo del Secondo Avvento. Del resto, vista l’importanza di un simile evento per gli scopi stessi del Signore, sarebbe in sostanza inconcepibile che Egli non lo facesse.

Il rapporto fra Dio e gli Ebrei non era centrato soltanto sul concetto di legge, ma anche su quello di alleanza, e proprio tale alleanza è alla base della rivelazione della volontà di Javhé a Noè, a Lot e alla famiglia di Giovanni Battista. Come Dio, prima di eventi particolarmente significativi nell’Antico Testamento ha annunciato i Suoi piani a questi personaggi, così, in modo analogo, Egli ci farà conoscere i Suoi scopi nell’era presente.

Tuttavia, prima di procedere a un’analisi dei nostri giorni, è necessario notare quei modelli storici che ci aiutano a comprendere il significato e l’importanza del nostro secolo. Se da un lato i Principi Divini affermano che oggi noi stiamo vivendo in un tempo d’importanza senza pari, dall’altro riconoscono che questo è possibile solo sulla base degli sviluppi spirituali realizzati in passato. Esaminiamoli.

Modelli nella storia

Poiché la restaurazione della creazione si deve realizzare attraverso il Messia, è facile immaginare che questa persona costituisce il centro di tutte le speranze di Dio. Ecco perché il lavoro di Dio nella società umana si è focalizzato sulla preparazione di una fondazione per la venuta del Messia. Originariamente tale fondazione fu stabilita attraverso il popolo israelita e la fede ebraica. Come sappiamo, infatti, è nella cultura ebraica che appare, per la prima volta nella storia, l’idea di una figura messianica universale.

Quando però il popolo d’Israele falli nel riconoscere l’Unto del Signore alla sua venuta, gli ebrei persero l’opportunità di fare da base per la nuova civiltà messianica e, come disse Gesù, il loro privilegio passò a un’altra nazione (Mt. 21:41-43). In seguito, la storia avrebbe mostrato che questa nuova nazione doveva essere la Seconda Israele, un popolo di molte razze, costituito da tutti i seguaci del Cristianesimo.

Come dimostreremo studiando la storia degli Ebrei e quella dei cristiani, è possibile individuare un certo parallelismo nello sviluppo di questi due popoli. Secondo i Principi Divini il motivo di tale analogia è molto chiaro: poiché Dio è un Dio di legge e di principi, la storia della Prima Israele, iniziata con Giacobbe, e la storia della Seconda Israele, cioè il Cristianesimo, devono seguire tutte e due lo stesso modello, per preparare la venuta del Messia. La loro storia, naturalmente, si differenzia in termini di epoca storica, eventi specifici, posizione geografica e tradizione culturale; tuttavia, poiché entrambe queste dispensazioni avevano il compito di preparare la fondazione per la venuta del Messia, lo scopo alla base di ciascuna di esse è unico e identico.

La storia di Israele, che va dal tempo di Giacobbe a quello della venuta di Gesù, si può suddividere in sei periodi principali: la schiavitù in Egitto, i Giudici, il Regno Unito, i Regni Divisi del Nord e del Sud, la cattività degli Ebrei e ritorno, la preparazione per il Messia. Questi sei periodi coprono complessivamente un’era dispensazionale di 1930 anni, arco di tempo in cui Dio cercò di portare a conclusione la Sua opera di salvezza. Ma quando, con la crocifissione di Gesù, questa rimase irrealizzata, il tempo fu inevitabilmente prolungato in quella che ora noi conosciamo come l’era cristiana.

Anche quest’era che va da Gesù al Secondo Avvento può essere suddivisa in sei periodi principali: le persecuzioni sotto l’Impero Romano, i Patriarchi, il Sacro Romano Impero, i Regni Divisi dell’Est e dell’Ovest, la cattività papale e ritorno e la preparazione per il Secondo Avvento. Anche questi sei periodi durano nell’insieme 1930 anni. Esaminiamoli nei particolari, in modo sia da evidenziare il parallelismo che esiste fra la storia ebraica e quella cristiana, sia da identificare concretamente il tempo in cui è probabile che si realizzi il Secondo Avvento. Cominceremo il nostro studio esaminando, il periodo di schiavitù degli Israeliti.

Gli ebrei in Egitto; i cristiani a Roma

Secondo i Principi Divini è possibile fare un netto confronto fra il periodo di sofferenze degli ebrei in Egitto, e quello delle persecuzioni subite dai cristiani sotto l’Impero Romano. Dopo le vittorie spirituali di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, i dodici figli di quest’ultimo, insieme ai 70 membri della sua famiglia, si trasferirono in Egitto e in questa terra, poco tempo dopo, i loro discendenti furono ridotti in schiavitù. Tuttavia, perfino in mezzo a tremende sofferenze e privazioni, gli ebrei mantennero salda la loro fede, continuando a praticare il rito della circoncisione, offrendo sacrifici e osservando il sabato. In modo analogo, nei secoli immediatamente successivi alla morte di Gesù, i cristiani furono perseguitati dall’Impero Romano. Si racconta, addirittura, che una volta i giardini del palazzo dell’imperatore Nerone furono illuminati con la luce del fuoco appiccato ai corpi crocifissi dei cristiani. Ma, nonostante tutte queste atrocità, anche i cristiani, come già gli ebrei, preservarono la loro fede.

Alla fine del periodo di 400 anni di schiavitù in Egitto - come si narra nel libro dell’Esodo - Dio scelse un uomo, Mosè, per sottomettere il Faraone e guidare gli israeliti nella nuova terra di Canaan. Con un corso parallelo a questo, alla fine del periodo di persecuzioni sotto l’Impero Romano, Gesù spinse l’imperatore Costantino a riconoscere pubblicamente il Cristianesimo, cosa che egli fece ufficialmente nel 313 d.C. Nel 392, a circa 400 anni dalla sua nascita, il Cristianesimo divenne religione di stato. Dopo aver guidato gli israeliti fuori dall’Egitto, Mosè diede loro i 10 comandamenti, mentre, in modo simile a questo, alla fine del periodo di oppressione sotto l’Impero Romano, la primitiva chiesa cristiana sviluppò un canone dottrinale ben preciso, per poter guidare i suoi fedeli. Il Nuovo Testamento vedeva la sua canonizzazione e furono formulate alcune proclamazioni di fede, come il Credo degli Apostoli. Sia le realizzazioni spirituali degli ebrei che quelle dei cristiani furono possibili solo in conformità a un indennizzo di 400 anni di sofferenze e di persecuzioni.

I Giudici di Israele; i Patriarchi della Chiesa

Anche un paragone fra i Giudici dell’Antico Testamento e i Patriarchi della primitiva chiesa è nettamente evidente. Nell’era dei Giudici, iniziata dopo che Giosuè ebbe condotto gli israeliti in Canaan, le tribù degli ebrei furono governate da una serie di amministratori e condottieri, noti appunto col nome di Giudici. Proprio come il periodo sotto la dominazione egiziana era durato 400 anni, così, dalle Scritture ebraiche, apprendiamo che il periodo in cui gli ebrei furono retti dai Giudici durò un tempo analogo. Anche se probabilmente queste due cifre sono simboliche, ciò nondimeno, per i Principi Divini, esse sono indicative di due fasi ben precise nella dispensazione di Dio.

Nelle chiese cristiane dei primi tempi la funzione di leader veniva adempiuta dai cosiddetti Patriarchi. Il Patriarca era il vescovo di una delle maggiori città dell’Impero Romano, principalmente Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. In alcuni casi l’influenza di un Patriarca si estendeva molto al di là del suo immediato dominio. Ad esempio, all’apice del suo potere, il Patriarca di Antiochia arrivò a governare i cristiani della Siria, del Libano, dell’Asia Minore meridionale, di Cipro, della Palestina, dell’Iraq, dell’Iran, della Georgia e dell’India meridionale. In generale, proprio come gli ebrei erano retti sia spiritualmente che politicamente dai Giudici, così i cristiani vedevano nei Patriarchi i rappresentanti della saggezza, del potere e dell’autorità.

II Regno Unito di Israele e il Sacro Romano Impero

Un altro parallelismo è quello che esiste fra il Regno Unito dell’Antico Testamento e il Sacro Romano Impero, periodi durati entrambi 120 anni.

Nell’era dell’Antico Testamento, la monarchia ebbe inizio con Saul, consacrato primo re d’Israele dal profeta Samuele. Gli successe al trono il suo scudiero e genero Davide, il quale fece della città di Gerusalemme appena conquistata, la capitale del regno, che da quel momento divenne l’epicentro della vita religiosa e culturale degli ebrei.

Davide, a sua volta, fu seguito al trono dal figlio Salomone; a lui va il merito di aver costruito il tempio, che divenne il centro delle attività ebraiche.

Allo stesso tempo, tuttavia, Salomone prese in moglie numerose donne straniere, permettendo loro di continuare ad adorare i propri idoli; tolleranza che, dal punto di vista dello storico ebreo (1 Re 11:1-13) fu un peccato estremamente grave.

I Principi Divini guardano i regni di Saul, Davide e Salomone, dal punto di vista della loro importanza ai fini della dispensazione divina. Lo scopo fondamentale di questo periodo, infatti, era la costruzione del tempio che avrebbe dovuto rappresentare il futuro Messia. In senso mistico, il tempio, quale centro della vita degli ebrei, costituiva il simbolo del Cristo, che sarebbe dovuto venire come centro restaurato della società umana. Il fatto che Davide fosse desideroso di erigere il tempio e che alla fine Salomone ne eseguisse la costruzione, rappresenta un contributo notevolmente significativo nella storia provvidenziale di Dio.

In corrispondenza al Regno Unito dell’Antico Testamento, anche il Sacro Romano Impero durò un periodo di circa 120 anni, a partire dall’800 d.C. Proprio come la monarchia ebraica del Regno Unito ebbe inizio con Saul che era stato consacrato re dal profeta Samuele, così il Sacro Romano Impero fu inaugurato da Carlo Magno il quale fu consacrato re dal Papa Leone III. Con la sua incoronazione, avvenuta nella Chiesa di S. Pietro nel Natale dell’anno 800, Carlo Magno divenne sovrano del Sacro Romano Impero. In quel momento l’Impero assumeva uno stampo teocratico e la cristianità dell’Occidente, era finalmente riunita in un unico regno di Dio, di cui Carlo Magno rappresentava il capo terreno.

I Regni divisi: Nord e Sud, Est e Ovest

Poco dopo la loro costituzione, entrambe le monarchie, il Regno Unito degli ebrei e il Sacro Romano Impero, furono sconvolte da una serie di conflitti e divisioni, per un periodo che durò circa 400 anni.

Quando Salomone scese a compromessi con la propria fede in Dio, permettendo alle sue mogli straniere di adorare i loro dei e trascurando l’adempimento di altri doveri, furono gettati i semi che avrebbero portato alla distruzione del Regno Unito. Poco più tardi, infatti, il Regno ebraico fu diviso in due parti: il Regno di Israele a Nord e quello di Giuda a Sud. Dio permise che il suo regno fosse diviso a metà, in modo da separare il bene dal male. II regno di Israele a Nord era in una posizione paragonabile a quella di Caino, cioè in qualche modo lontana da Dio, mentre quello di Giuda a Sud si trovava in una posizione benedetta, simile a quella di Abele.

Ecco perché nel Regno di Giuda si ebbero notevoli progressi in campo morale e spirituale: sorsero, infatti, grandi figure di profeti che misero l’accento sugli aspetti morali ed etici della fede, così come sull’importanza di prendersi cura dei deboli e degli oppressi. Da Amos, questi grandi uomini furono i primi a comprendere che la moralità occupa un posto molto importante nella fede. Tuttavia, nonostante l’emergere di queste grandi figure, la divisione del Regno Unito continuò. Come Caino non riuscì a rispettare la posizione di apparente predilezione che Abele godeva agli occhi di Dio, così Israele non seppe rispondere positivamente all’influenza spirituale di Giuda, e gli sforzi di Dio furono respinti.

Anche nell’era cristiana una simile disunità venne a crearsi nell’ambito del Sacro Romano Impero, divisione dovuta in gran parte alle dispute sorte fra i nipoti di Carlo Magno. A poco a poco il Regno fu diviso in tre parti: il Regno dei Franchi Orientali, il Regno dei Franchi Occidentali, e il Regno Centrale. Alla fine, tuttavia, l’Italia passò sotto il dominio dei Franchi Orientali, così la divisione che rimase fu quella tra il Regno dei Franchi Orientali o Sacro Romano Impero, e il Regno dei Franchi Occidentali o Regno di Francia. Secondo i Principi Divini, il Sacro Romano Impero, in cui si trovava la sede della Chiesa Cattolica di Roma, divenne in quel momento l’oggetto fondamentale della dispensazione di Dio, occupando la posizione Abele, così come aveva fatto Giuda al tempo della monarchia ebraica.

Un altro parallelismo significativo che si può riscontrare, fra questo periodo e quello dei Regni Divisi nell’era dell’Antico Testamento, è dovuto all’emergere di alcune figure particolari di monaci e di santi. Questi giganti della fede corrispondono ai profeti ebrei di cui si è parlato prima. Come Israele e Giuda erano state incitate dai profeti a pentirsi dei propri peccati, così i monaci e i santi della Chiesa Cattolica, insorsero contro i vizi del clero corrotto dal potere. Per esempio, lo spagnolo Domenico (1170-1221) fondò l’ordine dei Domenicani, con lo scopo di riformare la chiesa attraverso la predicazione e l’insegnamento, mentre Francesco d’Assisi (1182-1226) istituì l’ordine dei Frati Minori, per predicare a tutti l’urgenza del pentimento e dell’amore per gli oppressi.

Cattività babilonese e cattività del papato in Francia

i periodi di esilio, degli ebrei a Babilonia e del papato in Francia, che seguirono i periodi dei Regni Divisi, ci offrono un’altra possibilità di confronto fra l’epoca dell’Antico Testamento e quella del Nuovo Testamento. Poiché sia il Regno di Giuda a Sud, che quello di Israele a Nord non si pentirono, non potendo così stabilire la fondazione per la venuta del Messia, gli ebrei furono presi prigionieri e condotti a Babilonia dove rimasero in esilio per 70 anni. Analogamente, nell’era cristiana, il papato, ormai divenuto corrotto, fu trasferito in Francia rimanendo anch’esso in cattività ad Avignone per un periodo di 70 anni.

Esaminiamo prima l’esilio degli ebrei. Nel 721 a.C., il Regno del Nord fu invaso e distrutto dagli Assiri, mentre nel 597 a.C. quello del Sud fu conquistato dai babilonesi, i quali ordinarono una deportazione in massa degli ebrei, dando così inizio a un’era completamente nuova nella storia di questo popolo; si dice che oltre 10.000 ebrei furono portati in esilio a Babilonia. Parallelamente all’esilio babilonese, anche il papato subì un periodo di cattività. Poiché i papi del Medio Evo si rifiutarono di abbandonare il loro modo di vita corrotto, il papato fu portato in esilio in Francia, dove rimase sotto il controllo del re francese: fu questo un periodo di grande confusione e umiliazione per il Papato e per la Chiesa.

Quando finalmente questo periodo di cattività terminò, il papato fu diviso fra Roma e il Sud della Francia, suddivisione cui, poco dopo, se ne aggiunse una terza. Alla fine, le diverse fazioni furono integrate e l’autorità del papa fu ristabilita definitivamente a Roma. In questo modo la ricostruzione del papato avvenne attraverso un processo in tre fasi, in un periodo che, se comprendiamo il tempo dell’esilio fino a quello del ritorno, durò circa 210 anni.

Anche gli ebrei, dopo la cattività in Babilonia, ritornarono in patria in tre diversi gruppi lungo un periodo di 140 anni. Se sommiamo questi ai 70 anni di esilio, vedremo che dall’inizio della loro cattività, era trascorso un periodo di 210 anni, corrispondente ai 210 anni di esilio e ritorno del papato.

I periodi di preparazione finale

L’ultimo parallelismo storico fra l’era dell’Antico e quella del Nuovo Testamento comprende gli anni di preparazione finale perla venuta del Messia, prima con Israele e poi con il Cristianesimo: entrambi questi periodi durarono 400 anni.

Ritornati da Babilonia, gli ebrei si pentirono e cominciarono a ricostruire il tempio. Facendo di questo e della legge mosaica il centro della loro fede, a poco a poco, il popolo ebraico innalzò il proprio livello spirituale. Uno dei maggiori contributi alla rinascita del Giudaismo in questo periodo fu quello dato dal profeta Esdra, il quale generalmente è considerato come chi aiutò a porre la fondazione per tutta la vita religiosa degli ebrei nel periodo successivo all’esilio. Esdra, infatti, gettò i semi di quel tipo di Giudaismo che era normativo al tempo di Gesù e che continua ancora oggi. Egli contribuì anche a preparare i discendenti del suo popolo alla venuta del Messia.

In corrispondenza a questi 400 anni di preparazione per il Messia nell’Antico Testamento, anche nell’era cristiana ci fu un periodo simile di 400 anni, periodo che va dal tempo della Riforma protestante a quello della Prima guerra mondiale. Come l’era corrispondente dell’Antico Testamento, anche quest’epoca fu un tempo di preparazione specifica per l’avvento del promesso Messia; per questo ne descriveremo più dettagliatamente gli sviluppi.

Questo periodo inizia con il monaco tedesco, Martin Lutero. Costui, fu come l’apice delle varie correnti emerse nel tardo periodo medioevale, di cui alcune fra le più significative erano quelle di derivazione rinascimentale. Poeti e letterati del Rinascimento, quali Petrarca e Boccaccio, avevano celebrato i valori umanistici, che pongono l’accento sulla gloria dell’uomo e sulla natura; anche la libertà di pensiero e d’azione era divenuta oggetto di esaltazione. La Scolastica, ad esempio, emerse come un elemento fondamentale in questo nuovo mondo, in dinamico cambiamento. Nel suo insieme la vita intellettuale subì un notevole arricchimento, grazie in particolar modo alla nascita delle università e al desiderio da parte dell’uomo comune di leggere ed essere artefice delle proprie decisioni. Queste e altre influenze agirono da catalizzatore per i successivi sconvolgimenti in campo religioso.

Il Rinascimento vide il primato dell’umanesimo, dell’individualismo e del realismo. Dal punto di vista religioso fu esaltato il giudizio della ragione in contrapposizione alla fede cieca nell’autorità e nella competenza del Papa. Sotto molti aspetti il Rinascimento rappresentava una risposta alla visione antiquata e autoritaria del mondo, promossa soprattutto dal Cattolicesimo medioevale, una visione che aveva messo l’accento solo sui valori dell’ascetismo, della vita mistica, dell’obbedienza e del collettivismo. Anche se di per sé il Rinascimento fu troppo edonistico e mondano, il suo effetto in campo religioso fu quello di aprire gli occhi a molte persone, rivelando i numerosi sbagli di una chiesa sempre più corrotta e antiquata.

La Riforma Protestante

Il clima innovatore dei tempi non mancò di avere la sua influenza su Martin Lutero. Il 31 ottobre 1517, questo monaco agostiniano affiggeva su una porta della chiesa di Wittenberg le famose 95 tesi, un attacco ben dettagliato contro la vendita delle indulgenze indetta dal Papa. Facendosi interprete del malcontento popolare, la sfida di Lutero all’autorità della Chiesa si estese ben presto in tutta la Germania. Intere regioni passarono dalla parte di Lutero e alla sua morte la riforma luterana si era già diffusa al di là della Germania, raggiungendo altri paesi dell’Europa settentrionale.

È importante capire come la rivolta di Lutero era un riflesso del tentativo di recuperare e far rinascere la tradizione del primo Cristianesimo, specialmente quello paolino. Secondo Lutero questa era la speranza della Chiesa. Sostenendo un ritorno alle fonti bibliche del Cristianesimo e un’applicazione di queste al mondo ecclesiastico del suo tempo, Lutero cercò di riportare la Chiesa al suo stato di originaria purezza.

Dal punto di vista della dispensazione divina, la riforma di Lutero fu veramente un passo avanti rivoluzionario anche se basato sul “ritorno” a una vitalità religiosa precedente. Avendo perso molto del suo zelo originario e della forza che le derivava dalla consapevolezza messianica, la Chiesa di Roma era caduta a poco a poco in declino. Pertanto, era necessario che avvenissero dei rinnovamenti, come quello culminato nella Riforma Protestante. Uomini come Lutero, Calvino, John Knox, Ulrich Zwingli, William Farei e altri furono chiamati a dare nuova vita al Cristianesimo occidentale, come preparazione al Secondo Avvento.

Importanti riforme, tuttavia, non si ebbero soltanto nell’ambito del Cristianesimo protestante, ma anche all’interno del Cattolicesimo stesso. La Controriforma cattolica, infatti, vide l’appoggio di grandi figure di santi, fra cui Ignazio di Loyola, Teresa d’Ávila e Giovanni della Croce. Francia, Spagna, Italia e Polonia, si mantennero leali al Papa solo grazie agli sforzi di vescovi innovatori e allo zelo dei nuovi ordini cattolici come quello dei Gesuiti.

Un altro notevole contributo alla rinascita cattolica fu dato dal movimento missionario che diffuse il Cattolicesimo nel continente americano, nell’Asia e in altre parti del mondo, un’opera di evangelizzazione che contribuì a preparare tutta l’umanità per il ritorno del Cristo. Nel XVI secolo valorosi missionari resero possibile la diffusione del messaggio cristiano non solo fra la gente comune ma anche fra gli studiosi e le persone influenti della società. Infatti, molti dei religiosi Gesuiti, Domenicani e Francescani, erano uomini dotati di grandi qualità e profonda devozione. Matteo Ricci ad esempio. inviato missionario in Cina, adottò il vestito esotico di uno studioso cinese e perfino un nome locale, per non creare attriti con le barriere culturali di quel paese, e permettere così al popolo cinese di accogliere il Vangelo.

II Grande Risveglio

Nel XVIII secolo in seno al Protestantesimo si svilupparono anche altri movimenti di rinascita. Per controbilanciare l’influenza del pensiero illuminista, sotto la guida di Philip Spener e Herman Francke, sorse il Pietismo. Questo movimento, che poneva l’accento su un incontro mistico e personale con Dio, può essere visto come un risveglio volto verso quelle forme di Protestantesimo il quale, a due secoli dalla nascita, si era inaridito perdendo il suo spirito originario di carità, calore e sentimento umano.

Sempre nel XVIII secolo sorsero altri movimenti innovatori con lo scopo di riaccendere il fervore declinante di un Protestantesimo divenuto sempre più rigido. Uno di questi fu il risultato dell’opera di John Wesley. Lo studioso cattolico Daniel Rops, descrivendo questo esempio di fervore religioso protestante, gli conferisce il supremo tributo da parte del Cattolicesimo:

“In Inghilterra, il revivalista che tentò di sottrarre gli alti prelati alla loro routine e i puritani alla loro ipocrisia, portava un nome famoso - John Wesley ... Quest’uomo era indubbiamente dotato di quella tempra che la Chiesa Cattolica attribuisce ai suoi santi”.

Accanto all’influenza di Wesley, le attività di Jonathan Edwards, George Whitfield e George Fox determinarono un ulteriore progresso nella spiritualità di innumerevoli persone, operando la conversione di molti per mezzo della predicazione e di grandiosi revival religiosi.

Dal tempo della Riforma Protestante, quindi, assistiamo ad un continuo rinnovamento del sentimento religioso personale e dell’etica sociale giudeo-cristiana, come preparazione al Secondo Avvento e alla nuova era messianica. Anche se alcuni settori del Cristianesimo hanno perso un po’ del loro zelo originario, Dio non è mai rimasto inattivo; anzi ha sempre continuato a riaccendere lo spirito di originaria vitalità attraverso l’opera d’innumerevoli campioni della fede e riformatori carismatici.

La Rivoluzione Industriale

Secondo i Principi Divini, lo scopo provvidenziale alla base della rivoluzione industriale era quello di migliorare le condizioni materiali dell’umanità, creando un ambiente ideale in preparazione alla Nuova Era. Iniziato in Gran Bretagna, questo sviluppo favorì poi il sorgere dell’imperialismo e del colonialismo europeo, il cui effetto fra l’altro, fu quello di incrementare le attività missionarie per educare tutti i popoli del mondo alla natura, le opere e i piani di Dio rivelati dalla tradizione giudeo-cristiana.

Con la rivoluzione industriale, l’Europa e l’America da stabili società agricole si trasformarono in civiltà moderne industrializzate. Gli abusi sociali che accompagnavano tali cambiamenti furono tanti. Questi avrebbero dovuto offrire alle chiese l’opportunità per un maggiore impegno sociale a favore dei poveri delle zone urbane; purtroppo, però, solo un numero relativamente piccolo di esponenti del clero rispose a questa chiamata.

Ciò nondimeno, come nel caso dell’imperialismo che fu accompagnato da un’intensa attività missionaria, Dio fu in grado di usare anche questi strumenti moralmente corrotti per portare a realizzazione le Sue promesse; così perfino i mali sociali generati da un capitalismo incontrollato e senza pregiudizi, dal punto di vista della dispensazione di Dio per la restaurazione, furono compensati da benefici altrettanto grandi. Fra questi, quello di maggiore importanza fu la preparazione materiale del mondo per il Secondo Avvento. Enormi miglioramenti nei trasporti, nelle comunicazioni e nella tecnologia hanno infatti contribuito a collegare fra di loro culture diverse, sviluppando una nuova comprensione e trasmettendo nuovi messaggi di verità.

Il secolo XIX

A differenza del XVIII secolo che vide l’emergere in terre cristiane di grandiose figure del Protestantesimo, capaci di dare nuova ispirazione alla fede affievolita di numerosi cristiani, nel XIX secolo i maggiori progressi spirituali furono compiuti dai missionari inviati a diffondere il Vangelo e a operare nuove conversioni in terre straniere. Questi evangelisti furono particolarmente attivi in Asia. in America Latina, in Africa e il Cristianesimo, diffondendosi ampiamente, - come vedremo - raggiunse il suo apice proprio in questo secolo.

Alla fine di quest’epoca i tempi erano ormai maturi. Henry Van Dusen presidente dello Union Theological Seminary, scrivendo di questo periodo ha affermato che il XIX secolo è la più grande epoca per il Cristianesimo:

“Secondo qualsiasi calcolo appropriato - numero di conversioni, aumento dei fedeli, esplorazione di nuove aree, avvio di nuove imprese, fondazione di nuove chiese e società - questa (il XIX secolo) fu per il Cristianesimo l’epoca di maggiore vitalità e progresso. Il Cristianesimo era finalmente diventato una religione mondiale...”

Sostenendo le idee di Van Dusen lo studioso K.S. Latourette di Yale ha notato che, rispetto a qualsiasi altra religione della storia, oggi il Cristianesimo ha raggiunto l’espansione geografica più vasta ed è profondamente radicato nel maggior numero di popoli. Per i Principi Divini, naturalmente, tale sviluppo è sul fatto che il Cristianesimo svolge il ruolo centrale nell’ambito della provvidenza di Dio.

L’espansione del Cristianesimo a livello mondiale, infatti, non è avvenuta a caso. La chiesa di Gesù è stata lo strumento principale di Dio per educare le popolazioni di tutto il mondo a comprendere le Sue strade e i Suoi scopi. Attraverso di essa, Dio ha cercato di porre una fondazione per l’avvento del Suo Regno, la cui costituzione sarà accelerata da un evento d’importanza universale: il ritorno del Cristo. I progressi realizzati dalla chiesa verso la fine del XIX secolo, sono stati una preparazione d’importanza capitale per l’era messianica che vede i suoi albori nel XX secolo. Di conseguenza, oggi noi stiamo vivendo nel momento più importante della storia: il tempo del Secondo Avvento. Nel vasto arco della storia umana che comprende questo processo di preparazione a vari livelli, ora noi ci troviamo a vivere nel tempo in cui l’ideale di Dio sta per essere realizzato.

fig.6

Prima che si verifichi il Secondo Avvento, i modelli storici di preparazione al Primo Avvento, si sono dovuti ripetere.

Un momento storico

Come si è detto, entrambe le ere, quella ebraica e quella cristiana durarono complessivamente 1930 anni. Per questo si potrebbe supporre che il 1930 sia l’anno della nascita del Messia. Ma è effettivamente così?

I Principi Divini spiegano che non è possibile identificare questa data con assoluta certezza. In tutto il corso della storia dispensazionale, del resto, si sono spesso riscontrate alcune differenze di anni. Il periodo delle persecuzioni sotto l’Impero Romano, ad esempio, doveva durare 400 anni, ma in effetti durò solo fino al 392 d.C.

Dallo schema dei parallelismi storici che abbiamo appena descritto, ci viene suggerita anche un’altra data. Il periodo di preparazione al Secondo Avvento, iniziato nel 1517 con la Riforma di Lutero, dovrebbe infatti terminare 400 anni dopo. In conformità a questo calcolo, ci si potrebbe allora aspettare che il 1917 sia l’anno della nascita del Signore del Secondo Avvento.

Senza mettere inutilmente troppa enfasi su una data specifica, i Principi Divini affermano tuttavia con certezza che il processo storico che determina il tempo del Secondo Avvento si è già completato; il momento del ritorno del Cristo è dunque vicino. Come uno spiraglio di luce in un mondo immerso completamente nelle tenebre, l’alba dell’era messianica sta sorgendo.

Anche se, naturalmente, è ovvio desiderare di vedere e incontrare il Messia che viene, questo privilegio all’inizio forse non sarà molto diffuso. Duemila anni fa Gesù non proclamò immediatamente la sua messianicità. Nella sua vita privata ci fu un periodo di nascosta, se pur stabile preparazione, in cui solo pochissime persone erano a conoscenza della sua identità. Terminata questa fase, durante tutto il suo ministero pubblico, Gesù lottò per preparare una fondazione che gli permettesse di realizzare il suo scopo messianico, ma anche in questo periodo fu molto cauto nel rivelare il suo ruolo. Marco, ad esempio, ci racconta che quando Pietro riconobbe in lui il Cristo, Gesù gli ordinò di “non dirlo a nessuno” (Mc. 8:30).

Anche al tempo del Secondo Avvento, il Messia durante la sua vita dovrà passare attraverso un periodo di preparazione simile a questo. Proprio come inizialmente Gesù fu riconosciuto soltanto da un numero relativamente piccolo di persone - chi aveva occhi per vedere e orecchie per intendere - così la missione del Signore del Secondo Avvento all’inizio sarà probabilmente compresa solo da un numero limitato di individui; poi da qui, piano piano, si estenderà sempre di più. Il ruolo e l’attività del Signore del Secondo Avvento non possono essere manifestati immediatamente ma, com’è avvenuto con Gesù, l’identità del Messia sarà gradualmente rivelata a tutti gli uomini.

La nazione messianica

Se dunque Cristo ritornerà nei nostri giorni, c’è da chiedersi dove è probabile che questo avvenga. Nella parabola dei vignaiuoli Gesù indicò che non sarebbe ritornato nuovamente in Israele.

“Quando verrà il padrone della vigna, che farà di questi vignaiuoli? Gli dicono: «Farà perire miseramente quegli scellerati e affitterà la vigna ad altri vignaiuoli, che a loro tempo gli renderanno i frutti» ... Perciò vi dico che sarà tolto a voi il Regno di Dio e sarà dato a una nazione che produrrà i suoi frutti”. (Mt. 21:41-43)

Qualcuno forse dirà che il popolo ebraico è stato scelto da Dio una volta per sempre e che quindi Israele dev’essere il centro dell’attività messianica. Come abbiamo già indicato, tuttavia, i Principi Divini non sono d’accordo su questo punto. Quando Giacobbe riuscì a sconfiggere l’angelo, gli fu assegnato un nuovo nome, Israele, che vuol dire la persona o la nazione che trionfa con la fede. Si tratta quindi di un titolo spirituale che non indica necessariamente i discendenti fisici di Abramo e di Giacobbe. Come fece notare Giovanni Battista una persona non dovrebbe basare troppo la propria identità sui suoi antenati:

“E non crediate di poter dire dentro di voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico infatti che anche da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abramo”. (Mt. 3:9)

Perfino l’apostolo Paolo, che pure era un giudeo, attestò che la vera Israele non era più ebraica:

“Non già che la parola di Dio abbia fallito, perché non tutti i discendenti di Israele sono Israele, neppure perché della stirpe di Abramo sono tutti i suoi figli, bensì in «Isacco ti sarà eletta una progenie. cioè non i figli della carne per questo sono figli di Dio, ma i figli della promessa sono da considerarsi quali discendenti”. (Rm. 9:6-8)

È evidente, allora, che il ruolo della nazione scelta fu affidato ai Gentili e i cristiani diventarono la Seconda Israele. Ora, quindi, il problema consiste nell’identificare quale tra le nazioni del mondo cristiano sarà quella in cui nascerà il Messia.

Il Messia verrà dall’Oriente

Per ragioni che verranno subito spiegate i Principi Divini affermano che la nuova nazione di Dio è la terra di Corea. Se quest’affermazione può sembrare del tutto nuova o strana, è nondimeno ragionevole. Le azioni di Dio non avvengono mai a caso, non c’è niente che Egli faccia senza una causa ben precisa. Se una nazione deve essere scelta da Lui per i Suoi scopi, dietro questa scelta ci deve essere una ragione. Esaminiamo le possibili spiegazioni.

Innanzitutto, esistono nella Bibbia prove per confermare l’idea che la nazione scelta deve trovarsi in Oriente. Nel libro dell’Apocalisse (7:2-4), leggiamo che un angelo salirà dal levar del sole, vale a dire dall’Est. Del resto, se è vero che tutti i grandi movimenti spirituali sono nati in Oriente, è abbastanza logico supporre che il Messia venga dall’Est.

fig.7

Non dobbiamo cercare molto lontano per trovare, oltre a questa, un’altra ragione per cui Dio manderà il Messia in una nazione orientale. Anche se i cristiani hanno svolto il ruolo centrale nella provvidenza divina, tutti i popoli sono figli di Dio e tutti quanti alla fine entreranno a far parte del Suo Regno. Buddisti, ebrei, scintoisti e membri di ogni altra religione dovranno aver parte nel mondo ricostruito, che si creerà attraverso il ministero del Secondo Avvento.

Alla sua venuta, dunque, il Signore unirà sia i cristiani che i non cristiani, in un’unica famiglia mondiale, con Dio al centro. Poiché dovrà armonizzare e unificare tutte le religioni del mondo, il Messia dovrà realizzare non solo lo scopo del Cristianesimo, ma anche quello di tutte le altre religioni. Pertanto, è necessario che egli nasca in una terra dove sia il Cristianesimo, che le religioni orientali, sono profondamente radicate.

Poiché in Occidente non ci sono paesi dove le religioni orientali hanno una solida fondazione, mentre esistono nazioni asiatiche in cui il Cristianesimo è largamente diffuso, sarebbe logico che il Signore del Secondo Avvento venisse dall’Oriente per iniziare là la sua missione. Quindi, una delle ragioni per cui la Corea costituisce il nucleo centrale della nuova dispensazione divina è che questa nazione porta i frutti di molte religioni. Tante delle grandi tradizioni spirituali ed etiche del mondo, specialmente il Buddismo e il Confucianesimo sono presenti in quella terra. Inoltre, il Cristianesimo stesso si è profondamente stabilito, al punto che prima dell’occupazione comunista della Corea del Nord, la capitale Pyong Yang, a causa delle sue numerose chiese, era nota come la “Gerusalemme dell’Oriente”.

In secondo luogo, la nazione scelta deve essere un altare cosmico che rappresenta tutto il mondo. Come la prima famiglia umana originariamente fu divisa in Caino e Abele, così oggi, nel suo insieme, l’umanità è divisa fra Comunismo e Democrazia, che rappresentano Caino e Abele a livello mondiale. Quindi anche nella nazione scelta, che simboleggia il mondo, dovranno essere rappresentate queste due ideologie; divisa com’è, fra regime comunista a Nord, e regime democratico a Sud, la Corea viene appunto a trovarsi nella posizione di rappresentare il mondo. Alla luce dei Principi Divini, la linea di confine al 38° parallelo è come un microcosmo del macrocosmo spirituale e politico. Ma affinché la provvidenza di Dio sia realizzata, l’assassinio che fu il risultato della divisione originale fra Caino e Abele deve essere riscattato. La Corea del Nord e la Corea del Sud devono unirsi con al centro Dio. Il totalitarismo ateo del Nord, pertanto, dovrà necessariamente cedere il posto a un’ideologia che dia il suo giusto riconoscimento alla dimensione spirituale dell’uomo e alla realtà vivente di Dio.

In conformità a questa posizione, i Principi Divini vedono nella guerra di Corea (1950-1953) un evento di particolare significato nella provvidenza di Dio. Nel giugno 1950 la Corea del Nord invase di sorpresa il Sud e i sud-coreani, grazie all’aiuto di 16 paesi delle Nazioni Unite, riuscirono a respingere quell’attacco. In questo primo confronto fra Comunismo e Democrazia, nazioni non direttamente interessate al problema parteciparono a un conflitto diretto contro l’aggressione comunista. Agli occhi di Dio, un simile evento non può che avere un grande significato. Secondo i Principi Divini, infatti, si può dire che, in un momento critico, il mondo accorse in aiuto a uno strumento di Dio in pericolo. Notevole è che l’intervento da parte di 16 paesi delle Nazioni Unite, abbia potuto essere decretato, grazie all’assenza deliberata del delegato sovietico al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che rese impossibile l’imposizione del veto da parte della Russia.

fig.8

L'umanità è oggi divisa fra Comunismo e Democrazia, e la Corea, nella sua qualifica di nazione scelta, rappresentante il mondo, ha in sé queste due ideologie, divisa com'è, fra regime comunista a Nord e regime democratico a Sud.

I Principi Divini avanzano anche un terzo motivo per la scelta della Corea come nazione messianica. Sin dal tempo della caduta di Adamo ed Eva, Dio ha sofferto per la distruzione della Sua creazione; non è mai stato sollevato dal Suo dolore, né si è mai riposato dal Suo faticoso, incessante lavoro di restaurazione. Ma finché l’umanità continuerà a ribellarsi, il dolore e la sofferenza di Dio perdureranno.

A causa della continua ribellione degli uomini, le persone mandate da Dio nel corso della storia sono state perseguitate e hanno sofferto con Lui. Fino a quando Dio non si riposerà, neanche i Suoi servi potranno riposarsi. Proprio come Dio sta soffrendo, così anche il popolo scelto è destinato a percorrere un corso doloroso.

La Corea è una nazione che, come l’antica Israele, è stata provata da ingiuste persecuzioni e dall’oppressione di popoli stranieri, tra cui la più recente è quella giapponese. Per 40 anni, dal 1905 al 1945, gli imperialisti giapponesi, oppressero e perseguitarono il popolo coreano da loro sottomesso, privandolo della libertà, e imprigionando e uccidendo tantissime persone. In particolar modo furono perseguitati i cristiani, che, per la gran parte, si rifiutarono di giurare lealtà all’imperatore giapponese. Tutte queste sofferenze erano parte del prezzo che la Corea doveva pagare per il ruolo che avrebbe dovuto svolgere nel nostro tempo.

Negli Ultimi Giorni gli sconvolgimenti in questa nazione probabilmente diventeranno sempre più intensi. Attraverso questi eventi il popolo coreano continuerà a pagare il prezzo necessario per svolgere il suo compito così cruciale nella nuova era.

Anche se la Corea è stata assalita e invasa molte volte da altri popoli, notiamo come non sia mai successo il contrario. Poiché deve fungere da regno sacerdotale, la nazione scelta non deve essersi mai macchiata di alcuna aggressione, in tutto il corso della sua storia. Questo è proprio il caso della Corea, che, da parte sua, non si è mai fatta promotrice di nessun atto aggressivo.

In quarto luogo, oltre all’indennizzo di sofferenze pagato dalla Corea, esistono in questa terra delle singolari tradizioni spirituali, che contribuiscono a qualificarla come l’oggetto centrale della preoccupazione di Dio. Per esempio, così come gli israeliti sapevano, attraverso il messaggio dei profeti, che il Messia sarebbe venuto a salvarli, anche il popolo coreano da secoli ha la consapevolezza che un giorno nascerà in Corea il re di giustizia. Questa forte attesa messianica è dovuta soprattutto all’influenza di un libro profetico coreano scritto più di 500 anni fa.

Inoltre, il popolo della Corea è noto per le sue qualità interiori che - dobbiamo dirlo - gli possono essere di grande aiuto nello svolgimento della sua missione di popolo scelto. La storia singolare di questo popolo omogeneo ne ha rafforzato il carattere e approfondito la fede. È sulla base di questo cuore, che nel XVIII secolo il Cristianesimo venne accolto in Corea. Secondo i Principi Divini, quando Dio inviò il messaggio cristiano in questa terra, iniziava con questo la Sua preparazione finale per il Signore del Secondo Avvento.

Nonostante tutte queste spiegazioni, asserire che la Corea è la nuova nazione scelta da Dio, a molti forse sembrerà veramente sorprendente. Tuttavia, se ricordiamo Dio nella storia, ha agito spesso in maniera inaspettata. Chi avrebbe mai pensato, per esempio, che un pastorello di nome Davide, fosse chiamato da Dio per diventare re d’Israele? Allo stesso modo, quanto poteva sembrare probabile che il figlio di un umile falegname, anziché un sommo sacerdote o un distinto rabbino, fosse scelto da Dio come il tanto atteso Messia? Di fronte a simili precedenti, è chiaramente impossibile pensare che il Signore si lasci guidare da previsioni e regole umane convenzionali. L’unica cosa che ci resta da fare, perciò, è mantenere la mente aperta e disponibile verso ogni nuova possibilità.

Ad ogni modo cerchiamo di vedere il ruolo della nazione scelta nella giusta prospettiva. Tutti gli uomini sono figli di Dio e perciò tutti sono amati da Lui. Lo scopo di Dio nello scegliere una particolare nazione non è quello di esaltare quel popolo al di sopra di tutti gli altri, bensì di usarlo come strumento per servire il resto del mondo. “Chi voglia diventare grande fra voi sia vostro servo” dice Gesù, e “chi voglia essere primo fra voi sia lo schiavo di tutti” (Mc. 10:43-44). Se questo è il principio morale di chi si consacra a Dio, allora il compito del popolo scelto, almeno all’inizio, non potrà essere né glorioso, né facile, ma sarà il ruolo sacrificale di una nazione che prende la posizione di servo.

II mondo di Gesù e il nostro mondo

Ci sono diverse analogie molto rilevanti fra il nostro tempo e quello di Gesù, analogie che ci danno occasione di riflettere e che vale veramente la pena di notare. Innanzitutto, questi due periodi di tempo presentano una certa somiglianza nell’apparente strategia di Dio. Secondo i Principi Divini l’intenzione originale del nostro Creatore era far sì che la Sua dispensazione si estendesse da Gesù alla nazione di Israele, da Israele a Roma e da Roma al resto dell’umanità. Roma, quale fulcro del mondo antico, era perciò un elemento d’importanza essenziale nel piano strategico di Dio. Se il nuovo lavoro di Dio avesse potuto ottenere un forte impatto su questa città, sarebbe stato possibile indirizzare il mondo secondo la volontà di Dio.

Una volta accettato che lo strumento centrale della provvidenza divina, come religione mondiale, è il Cristianesimo, e che la nuova Israele è rappresentata dalla Corea, resta da chiederci quale paese, adesso, si trova nella posizione corrispondente a quella dell’antico Impero Romano. La Roma di oggi è la nazione che Dio ha sviluppato come nazione guida del mondo basato sul Cristianesimo. Per oltre 200 anni gli Stati Uniti sono stati preparati da Dio per svolgere questo ruolo importante riguardo al Secondo Avvento. Veramente, in tutti i loro 200 anni di storia, gli americani hanno sempre sentito che la loro nazione aveva una missione speciale nel piano divino.

fig.9

Gli Stati Uniti sono oggi in una posizione corrispondente a quella dell'Impero Romano al tempo di Gesù. Per oltre 200 anni la nazione americana è stata preparata da Dio per svolgere l'importante ruolo di facilitare lo sviluppo della nuova dispensazione divina al tempo del Secondo Avvento.

Il rapporto fra America e Corea, pertanto, è simile a quello che esisteva fra Roma e Israele al tempo di Gesù. Roma, grazie alla sua civiltà progredita e alla potenza del suo impero, avrebbe dovuto aiutare il Cristianesimo a espandersi. Oggi gli Stati Uniti hanno una missione analoga a questa: come una delle maggiori potenze mondiali nel XX secolo, come esempio di libertà democratiche come centro del progresso tecnologico e delle comunicazioni internazionali, come difensore dei valori del mondo libero, gli Stati Uniti hanno l’opportunità straordinaria di facilitare lo sviluppo della nuova dispensazione di Dio.

D’altra parte, tuttavia, ricordiamo ancora una volta la sfida cui si trova di fronte il Cristianesimo contemporaneo. Al tempo in cui Gesù era sulla terra, i membri dell’élite religiosa giudaica non furono capaci di accettare la sua autorità e, respingendo il suo messaggio, impedirono alla provvidenza di Dio di svilupparsi. Un problema analogo può verificarsi ai nostri giorni tra i leader delle comunità cristiane. Strettamente fedele ai suoi dogmi e istituzioni, in molti casi il Cristianesimo è divenuto conservatore e reazionario, e perciò incapace di fornire la giusta visione, necessaria per costruire una società mondiale basata sulla giustizia e sull’amore. Se vuole sopravvivere come forza autorevole, ora che si sta avvicinando al suo terzo millennio, il Cristianesimo deve essere rivitalizzato, Collegandosi alla nuova dispensazione di Dio. Se fallisce in questo, potrebbe diventare poco più di una reliquia, ricordo per le future generazioni, di una speranza che non si è mai realizzata.

I cristiani e i popoli di ogni cultura di tutto il mondo, ora devono diventare consapevoli che Dio ha iniziato un nuovo lavoro: Egli ha ottenuto una base qui sulla terra, la fondazione per dimorare in mezzo agli uomini. Usando questa fondazione come cardine, Dio dovrà far girare, senza alcuna oscillazione, l’asse spirituale dell’universo in direzione del bene eterno. Se i cristiani e tutti i popoli del mondo sapranno riconoscere questo nuovo sviluppo nel lavoro che Dio sta facendo sulla terra e sapranno prendervi parte, riceveranno infinite benedizioni.

Oggi, dunque, i tempi sono maturi. Il vecchio cielo e la vecchia terra stanno scomparendo e un nuovo cielo e una nuova terra stanno per sorgere. Dio asciugherà ogni lacrima dagli occhi del Suo popolo e non ci sarà più né dolore, né pianto, né sofferenza. La nuova era sta nascendo. Il Signore del Secondo Avvento regnerà sul cielo e sulla terra con la verità di Dio e l’amore di genitore, e il suo regno durerà per sempre.

Conclusione

Questo corso di studio sui Principi Divini per le famiglie è solo un’introduzione al nuovo messaggio e lavoro di Dio. Ma anche se, per mancanza di spazio, alcuni argomenti di questa rivelazione non sono stati esposti, questi 6 capitoli hanno presentato i temi centrali degli insegnamenti contenuti nei Principi Divini, quelli che ne costituiscono il fondamento.

Dio è stato descritto come Colui che “non cambia”, e forse la grandezza dei Principi Divini consiste proprio nel particolare riconoscimento di questo fatto: il Signore è tuttora impegnato a realizzare il Suo scopo originale di creazione e non ha mai desistito dal Suo ideale. Ogni altra cosa, nel messaggio dei Principi Divini, deriva da questa semplice constatazione. Il fatto che la storia sia diretta verso la realizzazione del Regno dei Cieli, che la crocifissione di Gesù sia stata una frustrazione dell’intenzione originale di Dio, che il Messia debba inevitabilmente venire sulla terra - tutte queste intuizioni sono collegate al fatto che Dio è fedele al Suo scopo originale. “Grande è la sua fedeltà” - scrive il profeta (Lm. 3:23); ed è così: Dio realizzerà il Suo ideale originale.

Tale ideale tuttavia non può essere raggiunto senza la cooperazione dell’uomo; questo è ciò che ci ha suggerito, in modo commovente, anche il famoso pastore teologo Dietrich Bonhoeffer. Catturato nel 1930 dai nazisti per aver partecipato, come leader, al movimento della resistenza, Bonhoeffer soffrì in un campo di prigionia tedesco e alla fine fu martirizzato. Ma nonostante tutte le sue sofferenze, questo santo dei nostri tempi, incitò i suoi compagni di fede a “restare al fianco di Dio nell’ora del Suo dolore”. Un appello, questo, che da un lato ci fa intuire la comprensione del cuore di Dio che Bonhoeffer doveva avere, dall’altro fa sorgere la domanda su che cosa possiamo fare noi uomini a questo riguardo.

Se il teologo tedesco aveva chiaramente presenti gli orrori del regime nazista, i Principi Divini ci rivelano che la sofferenza di Dio risale a tempi antichissimi e ha molteplici aspetti. Come qualunque genitore prova dolore se vede i suoi figli lottare fra loro e soffrire, così anche Dio è addolorato per tutte le tragedie piccole e grandi che avvengono nel mondo. Soltanto una riconciliazione universale - dell’uomo con sé stesso, dell’uomo con il suo prossimo, e dell’uomo con Dio - potrà diminuire le sofferenze di tutte le parti in gioco. E, come ha suggerito Bonhoeffer, questa riconciliazione non può essere realizzata soltanto da Dio. Egli ha bisogno che noi stiamo al Suo fianco. La grande opportunità del nostro tempo è di partecipare assieme al Signore del Secondo Avvento al lavoro di ricostruzione del mondo secondo l’ideale di Dio. Per quanto possa sembrare incredibile, ciò che l’umanità ha atteso da 2000 anni si realizzerà proprio nei nostri tempi. Poiché questo è un momento che probabilmente sarà ricordato per tutta l’eternità, benedetti sono coloro che vi partecipano.

La promessa dei Principi Divini è che ciascuna persona può crescere individualmente fino a raggiungere l’unità con Dio, può diventare un vero marito o una vera moglie per il suo sposo, e un vero genitore per i suoi discendenti; infine può raggiungere la vera posizione di Signore della creazione. Come abbiamo detto, il catalizzatore di tutti questi eventi è il Messia che ritorna e la verità che porta. Per comprendere più pienamente la Parola di Dio, v’invitiamo a continuare il vostro studio dei Principi Divini, perché ci sono ancora tante cose da scoprire e da imparare.

Il vostro progresso spirituale adesso dipende interamente da voi e dalle scelte che farete. Certo è sempre stato così, ma ora (alla luce dei Principi Divini), questo fatto è forse più evidente. Possa Dio accompagnarvi e ricolmarvi del Suo amore e della Sua ispirazione; vivendo nella fede, nella speranza e nell’amore, possiate realizzare i vostri ideali e quelli del nostro Padre che è nei Cieli.

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